Auto Europa: le 3 sfide del presente e del futuro per il settore

Auto Europa: le 3 sfide del presente e del futuro

Il settore delle auto sta vivendo un periodo molto delicato in tutto il mondo. La crisi pandemica ha tramortito il comparto con un crollo verticale della domanda dei consumatori costretti a lockdown e quarantene. Le vendite ne hanno risentito enormemente e, quando la campagna di vaccinazione da Covid-19 ha consentito di lasciarsi alle spalle il momento più nero, si è inserita una carenza di approvvigionamenti che pesa come un macigno.

Gli ultimi risultati sulle nuove immatricolazioni del mese di settembre in Europa sono stati una catastrofe. Le vendite dell’area UE, Efta e UK sono franate del 24,3%, facendo registrare il peggior dato dal 1995. Se si considera la performance rispetto al settembre dello scorso anno, il calo è stato del 25,2%. La spiegazione di questo disastro è facilmente riconducibile ai ritardi nelle consegne che hanno costretto le fabbriche a lavorare a singhiozzo. Se quindi durante la pandemia il problema del mercato delle auto era ascrivibile alla carenza della domanda, adesso invece le cose si sono rovesciate e la crisi dipende dal deficit dell’offerta.

 

Auto Europa: 3 sfide decisive da affrontare

In Borsa però il settore automobilistico continua a essere forte, come dimostra l’indice Euro Stoxx 600 Auto, che viaggia in prossimità dei massimi storici a 665,54. In realtà, nonostante le difficoltà, l’automotive oggi sta vivendo un processo di profonda trasformazione industriale con il passaggio ai veicoli elettrici. Per questa ragione l’attendono 3 sfide in particolare su cui si giocherà la partita attuale e prospettica, vediamo quali sono.

 

Batterie elettriche

In Europa il problema principale riguarda le batterie elettriche, soprattutto perché il Vecchio Continente non riesce a tenere il passo della Cina e di Tesla. Le auto per poter marciare hanno bisogno di una certa produzione di batterie a costi contenuti. Attualmente questi sono ancora troppo alti, nonostante gli indubbi miglioramenti rispetto all’anno scorso. Infatti oggi una batteria elettrica costa il 90% in meno, ma ancora ha una valutazione del 37% superiore rispetto al motore a combustione interna.

Il rally del prezzo delle materie prime non sta aiutando in proposito, però già riuscire a costruire le fabbriche per incrementare la produzione di batterie è un passo avanti non indifferente. Al riguardo negli ultimi mesi si sta muovendo qualcosa, dal momento che vi sono dei progetti in essere tra le grandi aziende automobilistiche che, se realizzati, porteranno la capacità produttiva complessiva a 640 Megawatt entro il 2030. Una cifra sufficiente per servire circa 13 milioni di auto elettriche su strada.

 

Semiconduttori

Il chip shortage rappresenta purtroppo una spina nel fianco per tutte le aziende automobilistiche del pianeta. Alcune come Tesla sono riuscite a organizzarsi meglio, ma in Europa la sofferenza è palese e si riflette sulle consegne. Il più grande produttore del mondo di semiconduttori, TSMC, ha messo in piedi un piano di 100 miliardi in 3 anni per far aumentare la capacità produttiva e aiutare a risolvere la crisi globale. In Europa però bolle in pentola il progetto di Intel di investire entro il 2030 la stessa cifra (20 miliardi subito) per costruire nuove fabbriche nel continente.

Dal punto di vista politico questo sarebbe un segnale dal significato enorme, perché rassoderebbe i rapporti tra la Casa Bianca e l’Europa che negli ultimi tempi si è incrinato a causa della Cina. All’entità della spesa potrebbero contribuire i singoli Stati e tutta l’Unione Europea, almeno per un terzo, in modo che tutti partecipassero attivamente alla programmazione dei lavori e delle spese. Inoltre verrebbero coinvolte diverse imprese europee innescando un circolo virtuoso che apporterebbe vantaggi all’intero continente.

 

Terre rare

L’Europa entro il 2030 produrrà circa 30 milioni di auto elettriche, il che significa che avrà bisogno di una grande quantità di terre rare per le proprie batterie. Le materie prime strategiche si trovano in terre lontane: il litio abbonda in Australia e Cile, il cobalto in Congo, mentre la grafite è appannaggio della Cina. Di conseguenza l’Europa dipende esclusivamente da ciò che può importare dall’estero.

Questo è un grande problema vista la capacità produttiva dei veicoli richiesta, a meno che non si riesca a internalizzare la produzione. In Germania, presso le acque del Reno, si trova un giacimento di litio in grado di essere sfruttato per 400 milioni di veicoli. Per l’estrazione si è attivata una startup australiana finanziata da imprenditori tedeschi, la Volcan Energy. Al riguardo l’azienda investirà 1,7 miliardi per costruire centrali geotermiche per il rifornimento dell’energia necessaria.

AUTORE

Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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