Azioni cinesi: rally straripante, è boom o bolla?

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Le azioni cinesi sono in forma smagliante quest’anno sia nelle Borse della terraferma che a Hong Kong. L’indice CSI 300 ha fatto un balzo del 17,41% da inizio 2025, mentre nello stesso periodo l’Hang Seng è salito del 32,72%. Goldman Sachs osserva che tra le due Borse sono stati aggiunti più di 3.000 miliardi di dollari di capitalizzazione. In questo articolo:

  • Azioni cinesi: tutti pazzi per la tecnologia
  • Azioni cinesi: gli investitori al dettaglio guidano il rally
  • Boom o bolla?

 

Azioni cinesi: tutti pazzi per la tecnologia

Un forte contributo al forte rally è dato dalle azioni tecnologiche, in particolare con riferimento all’intelligenza artificiale. L’indice CSI 300 Information Technology, che misura le prestazioni delle aziende tecnologiche all’interno del CSI 300, la scorsa settimana ha raggiunto il livello più alto dal 2015. Le aziende sono sulla buona strada per ottenere l’autosufficienza dei chip, limitando in questo modo la dipendenza dalla tecnologia statunitense che, per i semiconduttori di prima fascia, è limitata verso la Cina. Alibaba ha pianificato oltre 50 miliardi di dollari di investimenti AI (Artificial Intelligence) e nei suoi programmi vi è un graduale distacco dai semiconduttori Nvidia. Nel contempo, le autorità governative cinesi si sono mosse per frenare la guerra dei prezzi e consentire la difesa dei margini aziendali. 

 

Azioni cinesi: gli investitori al dettaglio guidano il rally

Un coacervo di fattori positivi ha alimentato l’ottimismo degli investitori, soprattutto di quelli al dettaglio. Secondo i dati di HSBC, nei mercati azionari onshore, gli operatori retail hanno rappresentato circa il 90% del trading in azioni, a fronte di una quota del 20%-25% della Borsa di New York. La banca londinese osserva che c’è ancora spazio per un incremento della partecipazione al dettaglio, in quanto il risparmio record delle famiglie cinesi di 160.000 miliardi di yuan, pari a 22.000 miliardi di dollari, è allocato appena al 5% nelle azioni. Un ulteriore approfondimento potrebbe essere generato dal calo dei tassi di deposito e dalla crisi degli investimenti immobiliari, hanno affermato gli analisti di HSBC.

 

Boom o bolla?

Arrivati a questo punto è lecito chiedersi se le azioni cinesi siano nel pieno di un boom che potrebbe prolungare il rally o di una bolla pronta a scoppiare se uno spillo che attende al varco si mette in azione.

Chaoping Zhu, strategist del mercato globale di J.P. Morgan Asset Management, non vede segnali di un’inversione di tendenza nei fondamentali macroeconomici, ma “l’attuale slancio potrebbe essere sostenuto dalle aspettative di miglioramenti strutturali dell’economia”. Gli ultimi dati macro in Cina non sono stati incoraggianti. Ad agosto la produzione industriale è aumentata del 5,2%, segnando il ritmo più debole da un anno, mentre le vendite al dettaglio sono cresciute del 3,4%, mancando le aspettative degli analisti del 3,9%. Stando agli ultimi rapporti semestrali, si evince come settori chiave quali l’intelligenza artificiale, i semiconduttori e le energie rinnovabili abbiano raggiunto una certa stabilizzazione, mentre “la spinta di Pechino volta a frenare le guerre dei prezzi potrebbe migliorare la capacità di guadagno delle aziende”, ha aggiunto Zhu. Tuttavia, l’esperto ha avvertito che le valutazioni delle azioni tecnologiche potrebbero “aver scontato aspettative molto ottimistiche”, il che significa un mercato suscettibile a un calo “prima che gli utili recuperino il ritardo”.

A giudizio di Raymond Cheng, chief investment officer regionale per l’Asia settentrionale di Standard Chartered, “il rally azionario in corso in Cina è scollegato dai fondamentali economici”, con “gli investitori al dettaglio che hanno svolto un ruolo chiave spostando parte dei loro depositi bancari nei mercati azionari”.

Dello stesso avviso è Hao Hong, managing partner e Cio di Lotus Asset Management, secondo cui “i fondamentali non supportano bene lo slancio”. Il manager ritiene che il mercato non sia ancora in una bolla, anche se “sta andando in quella direzione”. I segmenti più rischiosi, a suo parere, sono le aziende che forniscono servizi di ricerca e sviluppo alle società farmaceutiche, biotecnologiche e di dispositivi medici, nonché i nomi della tecnologia.

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Immagine di Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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