Azioni farmaceutiche europee: l’accordo Pfizer-Trump scatena il rally

Articolo sponsorizzato

Condividi su

Ascolta questo articolo

Le azioni farmaceutiche europee sono in grande spolvero in Borsa nella seduta di oggi. I leader del settore come AstraZeneca, Roche Holding e Merck hanno visto le loro quotazioni salire fino a oltre 7 punti percentuali durante gli scambi, mentre Sanofi, Gsk e Novartis hanno avuto guadagni più contenuti. In questo articolo:

 

  • Azioni farmaceutiche europee: cosa spiega i rialzi di oggi
  • I colloqui tra Big Pharma e  Trump

 

Azioni farmaceutiche europee: cosa spiega i rialzi di oggi

A guidare il rally di Big Pharma in Europa oggi è la notizia che Pfizer si è assicurata un periodo di grazia di tre anni dai dazi promessi dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump sulle importazioni di farmaci in Usa.

La scorsa settimana, l’inquilino della Casa Bianca ha annunciato tariffe del 100% a partire dal 1° ottobre, a meno che le case farmaceutiche non stiano costruendo un impianto di produzione negli Stati Uniti e non si impegnino a ridurre i prezzi dei farmaci. Pfizer ha accettato di tagliare i costi dei medicinali da prescrizione per Medicaid. “Pfizer si è impegnata a offrire tutti i suoi farmaci prescritti al Medicaid e questo avrà un enorme impatto a far scendere i costi come nessun’altra cosa”, ha dichiarato Trump.

Tutto ciò è importante per le aziende europee che sarebbero colpite dalle tariffe, in quanto “il progetto potrebbe essere replicato” con accordi simili, ha affermato Richard Vosser, analista di JPMorgan Chase. Trump stesso ha dichiarato che Pfizer è solo la prima azienda con cui è stata raggiunta un’intesa. “Faremo accordi con tutti, sono in lista d’attesa”, ha detto. “E se non ci sarà un accordo, allora ci saranno i dazi”.

 

I colloqui tra Big Pharma e Trump

Attualmente le aziende europee del farmaco si stanno attivando per evitare le tariffe salate. Una delle società più coinvolte è AstraZeneca, che ottiene quasi la metà delle sue entrate negli Stati Uniti. La Big Pharma britannica si è impegnata a investire fino a 50 miliardi di dollari in Usa entro la fine del decennio e intende tagliare alcuni prezzi dei farmaci distribuiti in territorio americano. Contestualmente, ha sospeso un investimento da 200 milioni di sterline in ricerca e sviluppo a Cambridge, citando un “difficile contesto imprenditoriale”. Questo potrebbe essere un segnale di quanto l’azienda stia gestendo le risorse per orientarle maggiormente negli Stati Uniti. Tra l’altro, questa settimana AstraZeneca ha annunciato il progetto di quotarsi a Wall Street a partire dal prossimo anno, elencando direttamente le azioni che andrebbero a sostituire le ADR. Un passo che potrebbe essere ben visto dal presidente degli Stati Uniti.

L’altra casa farmaceutica britannica, Gsk, si è impegnata in colloqui con l’amministrazione Trump, ha dichiarato l’amministratore delegato uscente Emma Walmsley citando un “dialogo costruttivo”.

Di soluzioni costruttive ha parlato anche il management della svizzera Novartis, la cui presenza è significativa in Usa. La società ha elaborato un piano di investimento da 23 miliardi di dollari per costruire nuovi impianti produttivi in Florida e Texas e un nuovo hub di ricerca e sviluppo a San Diego, California. “Abbiamo discusso con il governo su come soddisfare le richieste”, ha detto Novartis all’agenzia Awp. “Continuiamo a impegnarci per trovare soluzioni costruttive che riducano i costi per gli americani e affrontino le differenze di prezzo tra gli Stati Uniti e altri Paesi ad alto reddito”.

L’altro colosso svizzero Roche ha un piano di investimenti per 50 miliardi di dollari in Usa nei prossimi cinque anni. “Continuiamo a lavorare a stretto contatto con il governo americano per raggiungere gli obiettivi comuni di rafforzamento della produzione statunitense e miglioramento dell’accessibilità dei farmaci per i pazienti negli Stati Uniti”, ha fatto sapere la società.

La francese Sanofi ha impianti a Framingham e Waltham, in Massachusetts, e sta costruendo una nuova struttura per la produzione di vaccini influenzali pandemici a Swiftwater, in Pennsylvania. Inoltre, ha annunciato un investimento di almeno 20 miliardi di dollari negli Usa entro il 2030 nella manifattura e in ricerca & sviluppo.

Immagine di Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

Ricevi gratis la copia di Borsa&Finanza

Ottieni la copia digitale del nostro magazine e resta aggiornato su mercati, economia e scenari finanziari