Azioni Intesa Sanpaolo: il piano Messina e i tre catalizzatori

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Il 2 febbraio Carlo Messina presenterà una strategia che punta a tenere insieme due priorità: spingere sull’internazionalizzazione e consolidare la leadership in Italia, dove la Banca dei Territori resterà il perno del business retail e corporate. I motori esteri sono già accesi: Banche Estere e IMI Corporate & Investment Banking, oggi principali volani oltreconfine.

Nei primi nove mesi le banche estere hanno prodotto circa un miliardo di utile netto e il gruppo è presente in dodici Paesi; sul fronte IMI CIB, dopo Abu Dhabi, Doha e Dubai, si valuta un presidio diretto in Arabia Saudita, mercato dove Intesa vanta relazioni solide con clientela di fascia alta. Per chi guarda alle azioni Intesa Sanpaolo in Borsa, il messaggio è uno: diversificazione geografica sì, ma senza snaturare un modello storicamente centrato su redditività e disciplina del capitale.

 

Niente risiko in Italia: crescita organica e vincoli Antitrust

Alla spinta estera si accompagna una linea di sostanziale disimpegno dal consolidamento bancario domestico: negli ultimi 18 mesi Intesa è rimasta alla finestra mentre il risiko ridisegnava il credito italiano. “Troppa confusione”, ha sintetizzato Messina, anche alla luce di una storia recente già densa (banche venete, OPS su Ubi) e di ragioni strutturali: diversi segmenti domestici appaiono maturi per la Ca’ de Sass e un’ulteriore espansione rischierebbe di scontrarsi con i paletti Antitrust.

Il piano, quindi, ripartirà dalla crescita organica e da numeri 2025 robusti: NPL netti all’1%, costo del rischio intorno a 25 punti base, cost/income al 38,9% nonostante 7,1  miliardi di investimenti. I ricavi sono saliti del 2,3% grazie a commissioni e assicurazioni; le attività finanziarie della clientela hanno superato i 1.400 miliardi. Il Cet1 al 13,9% sostiene una redditività elevata utile netto 6,5 miliardi al 30 settembre, ROTE vicino al 14% e un payout al 70%. Se il 2025 chiuderà sopra i 9 miliardi di utile, il mercato avrà una base credibile per continuare a prezzare dividendi sostenibili e investimenti selettivi.

 

Commissioni, tecnologia e catalizzatori: cosa guardano i mercati

Il baricentro resta sui ricavi commissionali: consulenza, gestione patrimoniale e assicurazioni sono flussi meno esposti alla volatilità del margine d’interesse. L’integrazione tra “fabbriche prodotto” (Eurizon, Fideuram e assicurazioni) e rete commerciale mira a estrarre più valore per cliente, mentre sul fronte tech Intesa punta a capitalizzare oltre 6 miliardi già spesi estendendo Isytech, bilanciando cloud, intelligenza artificiale e tutela occupazionale.

In questo quadro UBS conferma buy con target 6,45 euro, sottolineando aspettative contenute e continuità del modello “low capital consuming”. I catalizzatori indicati sono tre: crescita dei volumi (con margini più stabili conta la trazione commerciale), miglioramento del mix nel wealth management (più asset in gestione, più commissioni), ulteriore efficienza dei costi (già ridotti: organico -10%, filiali -40%). Con multipli di circa 11,2 volte gli utili e 1,7 volte il prezzo/patrimonio, le azioni Intesa Sanpaolo arrivano all’appuntamento del piano con una delle “carte” più solide tra le banche europee. Sul fronte operativo, il grafico segnala una fase di accumulazione: una lettura da investimenti e trading vede un possibile ingresso in area 5,9 euro con obiettivo 6,4 e stop sotto 5,4, livello coerente con il supporto della media mobile a 100 giorni.

 

 

Immagine di Luca Fiore

Luca Fiore

Giornalista dal 2007, ha scritto per i maggiori siti di informazione finanziaria attivi in Italia e la sua grande passione sono i viaggi. Da fine agosto 2022 fa parte della redazione di Borsa&Finanza.

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