Azioni svizzere sotto pressione, investitori preoccupati per i dazi di Trump

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La ripresa delle contrattazioni dopo la pausa festiva di venerdì scorso è stata uno shock per le azioni svizzere. A differenza delle altre Borse europee, la piazza finanziaria elvetica è stata colpita dalle vendite, soprattutto nei settori farmaceutico e del lusso. A turbare il sentiment degli investitori è stata la decisione del presidente degli Stati Uniti Donald Trump di stabilire dazi del 39% sulle importazioni americane di beni svizzeri a partire dal 7 agosto. La delusione è cocente perché la stampa svizzera ormai dava quasi per scontato un accordo simile a quello raggiunto dagli Usa con Unione europea, Regno Unito e Giappone, che subiranno prelievi dal 10% al 15%.

Il salasso per la Svizzera è significativo, in quanto oltre il 15% delle esportazioni della nazione è indirizzato negli Stati Uniti. Secondo i dati forniti dalla IMD Business School di Losanna, nel 2024 Berna ha spedito in Usa merci per un valore di 60,9 miliardi di dollari, in particolare prodotti farmaceutici, orologi di lusso e il caffè Nespresso di Nestlé. La tariffa del 39% è addirittura superiore rispetto a quella del 31% stabilita ad aprile, poi rivista in via provvisoria al 10% in attesa di un accordo. In questo articolo:

 

  • I rischi per le case farmaceutiche e il lusso
  • Azioni svizzere: continueranno le vendite?

 

I rischi per le case farmaceutiche e il lusso

A essere colpite da pesanti vendite nella prima parte della seduta di oggi sono state specialmente le case farmaceutiche come Roche e Novartis. Per ora i farmaci sono esenti dalle nuove tariffe, ma la scorsa settimana Trump ha inviato una lettera a 17 produttori svizzeri chiedendo la garanzia che i futuri prodotti siano lanciati allo stesso prezzo di quello estero. Questo significa che “il governo americano sta mettendo a repentaglio l’offerta globale di farmaci innovativi”, ha dichiarato Interpharma, l’associazione che rappresenta l’industria farmaceutica svizzera. Sia Roche che Novartis hanno cercato di ammorbidire Trump promettendo oltre 70 miliardi di dollari di investimenti in ricerca, produzione e distribuzione negli Stati Uniti. A quanto pare, ciò non è bastato. Gli effetti quindi potrebbe essere molto forti, essendo che i prodotti farmaceutici sono un’esportazione chiave per la Svizzera. 

Altri titoli sotto pressione oggi alla Borsa di Zurigo sono quelli del lusso, tra i quali vanno citati Richemont e Swatch. Secondo i dati della Federazione dell’industria orologiera svizzera, gli Stati Uniti sono il primo mercato estero svizzero per gli orologi, con una quota delle esportazioni del 16,8% per un volume di circa 4,4 miliardi di franchi. Nel 2024 Swatch ha generato il 18% delle sue vendite in Usa, mentre l’esposizione di Richemont è inferiore al 10% (dati Jefferies). 

 

Azioni svizzere: continueranno le vendite?

Tra gli osservatori finanziari c’è incertezza su come si evolverà la situazione sul fronte tariffario; giocoforza, bisognerà attendere i prossimi giorni per valutare l’impatto sulle azioni svizzere. “Le tariffe possono cambiare in qualsiasi momento a causa dell’imprevedibilità dell’amministrazione Trump”, ha detto Georges Mari, coproprietario della società di investimento zurighese Rossier, Mari & Associates. È impossibile fare una previsione seria”.

Arthur Jurus, capo dell’ufficio investimenti presso l’unità di gestione patrimoniale privata di Oddo in Svizzera, è molto preoccupato. “Quello che stiamo affrontando questa settimana in Svizzera è molto simile a quanto accaduto all’inizio di aprile con il primo annuncio dei dazi statunitensi”, ha detto. “Le tariffe, in particolare ciò che si applicherà più avanti nel settore farmaceutico, sono un problema reale”. 

Molto più sereno è invece John Plassard, responsabile della strategia d’investimento di Cité Gestion, secondo cui “nonostante lo shock causato dall’annuncio delle nuove tariffe, il calo iniziale del mercato svizzero potrebbe rappresentare solo una fase di transizione”. L’esperto sottolinea che, come ha dimostrato la storia recente, “gli shock esterni, per quanto violenti, raramente causano danni duraturi all’economia svizzera”.

Immagine di Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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