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Azioni tech: ecco perché possono tornare a salire a Wall Street

Azioni tech: ecco perché possono tornare a salire a Wall Street

Da quando il Governatore della Federal Reserve, Jerome Powell, ha parlato a Jackson Hole, sulle azioni tech si è scatenato un putiferio a Wall Street. Il Nasdaq Composite è sceso di circa il 5% nelle sedute di venerdì e lunedì, portando all’8,46% la perdita conseguita dal picco di metà agosto, dopo un periodo di circa due mesi di rialzi. Gli investitori avevano sperato che il numero uno della Fed pronunciasse frasi accomodanti nel suo intervento, in linea con le aspettative maturate di una Banca Centrale che tenesse conto degli effetti recessivi di una politica monetaria troppo aggressiva. Powell ha gelato tutti quanti, ribadendo il concetto, già espresso più volte, che l’inflazione rappresenta una minaccia per l’economia e per questo va combattuta in maniera forte. In termini pratici, ciò significa un rialzo dei tassi fino a quando i prezzi al consumo non tornano ai livelli graditi dalla Banca. Insomma, non ci sarà alcun accomodamento almeno per un po’ di tempo.

La conseguenza per i titoli tecnologici è sotto gli occhi di tutti. Quando da inizio anno la Fed ha attuato una svolta da falco facendo proprio il concetto che l’inflazione fosse un fenomeno non transitorio, le azioni tech hanno pagato dazio. La ragione è dettata dal fatto che le società che investono nella tecnologia e nell’innovazione necessitano di grandi finanziamenti; di conseguenza l’aumento dei tassi sui prestiti generato dall’aumento del costo del denaro, comporta una crescita degli oneri aziendali. Inoltre, i flussi reddituali futuri degli investimenti diventano meno preziosi se attualizzati a un tasso superiore. Il risultato di tutto ciò è stato che il Nasdaq ha perso oltre il 29% nel primo semestre. Dai minimi di giugno però l’indica tecnologico ha fatto un balzo del 20% sull’attesa di una Fed più morbida, per poi tornare a scendere dopo Jackson Hole.

 

Azioni tech: 2 segnali positivi

Lo scenario che adesso si pone davanti però non è detto che sia cupo. Anzi, vi sono alcuni segnali che fanno ben sperare. Il primo consiste nel fatto che la scorsa settimana si sono registrati deflussi netti per circa 2 miliardi di dollari dai fondi che investono nelle azioni tech, secondo i dati forniti da Bank of America. La banca d’affari statunitense sottolinea come si tratti dei più grandi deflussi settimanali da novembre 2021 e che nel settore tecnologico raramente vengono superati di molto i 2 miliardi di dollari, prendendo i dati dal 2017. Il significato di tutto questo è che nel brevissimo termine potrebbero ancora esserci uscite di denaro, ma nelle prossime settimane e mesi i deflussi potrebbero diminuire notevolmente.

Un secondo segnale riguarda il rendimento dei Treasury Bond a 10 anni. Nelle ultime settimane è stato costantemente in rialzo, ma ora si trova in prossimità di un livello difficile da superare, ossia quel 3,5% da cui sistematicamente viene respinto. Inoltre, il rendimento è ancora superiore alle aspettative medie di inflazione per i prossimi 10 anni. Questo vuol dire che gli investitori possono contare sul fatto che il rendimento non stia per salire ancora di molto, di conseguenza le azioni tech possono trovare un punto di stabilizzazione, prima di tornare nuovamente a crescere.

AUTORE

Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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