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Benzina: ecco come si determina il prezzo alla pompa

Benzina: ecco come si determina il prezzo alla pompa

Con l’avvio delle vacanze estive uno dei problemi maggiormente sentiti dai consumatori riguarda il prezzo della benzina. Ai distributori fare rifornimento di carburante è diventato molto esoso in questo periodo, soprattutto nelle stazioni di servizio delle autostrade. Quanto ciò dipenda dall’aumento dei costi della materia prima e quanto invece scaturisca da una speculazione fatta da parte dei proprietari delle pompe di benzina non è facile stabilirlo. Ad ogni modo, tutto questo ha portato il governo Meloni a definire che ogni distributore debba indicare, oltre al prezzo della benzina applicato, anche quello medio di mercato, in modo che gli automobilisti siano messi nelle condizioni di fare le dovute comparazioni e scegliere il rifornitore meno caro.

Ma da cosa dipende realmente il prezzo della benzina? Cerchiamo di scoprirlo con una guida che illustra tutti i passaggi che avvengono lungo la filiera del prezzo e tutto quello che c’è da sapere sull’argomento.

 

Benzina: come si calcola il prezzo

Il prezzo della benzina che si forma sul mercato risulta dalla sommatoria di tre fattori: il Platts, le tasse e il margine di guadagno del distributore. Vediamoli singolarmente.

 

Platts

Platts è un’agenzia con sede a Londra che determina il valore in dollari USA di una tonnellata di benzina prima che questa venga venduta dalle raffinerie. Il listino stabilito dall’agenzia rappresenta un punto di riferimento per le compagnie energetiche di tutto il mondo e si forma sulla base degli scambi fisici dei prodotti raffinati in un certo giorno e in una certa zona da parte di compagnie petrolifere, società di trading e banche d’affari. In sostanza, dal Platts viene fuori il costo netto del carburante, che dipende da una serie di costi. In primis quello della materia prima, ossia del petrolio. A questo si aggiunge il costo della raffinazione, che trasforma il greggio in benzina. Tale costo varia a seconda della tipologia di greggio. Quanto più quest’ultimo è leggero, tanto più facile è raffinarlo e quindi minori sono le spese. Incide molto anche il luogo in cui si trova la raffineria. Più questa è lontana, maggiori sono gli oneri di trasporto che pesano sul costo complessivo.

Non finisce qui, perché hanno una grande rilevanza anche le condizioni della domanda di carburante, nonché le scorte di greggio. In un periodo in cui la domanda di carburante è elevata e le scorte di petrolio sono basse, il prezzo per le raffinerie per procurarsi la materia prima sale e verrà poi caricato sul costo netto del carburante. Viceversa, se si ha una domanda bassa di carburante e le scorte di greggio sono abbondanti, quanto pagano le raffinerie è più limitato e quindi alla fine ciò che verrà applicato ai distributori risulta più contenuto.

A tutto questo poi si aggiungono altri costi dell’intermediazione svolta da broker e intermediari petroliferi che rappresentano le raffinerie e piazzano agli acquirenti il prodotto raffinato, attraverso una lunga serie di passaggi intermedi con altri operatori su mercati diversi. In genere il costo netto del carburante si aggira intorno al 30% del prezzo della benzina che si paga alla pompa.

 

Tasse

Questa è la componente più critica, sia perché è la più corposa sia perché è la meno sopportata dal consumatore. Le tasse riguardano l’IVA e le accise, che contribuiscono a circa il 60% del totale. L’IVA è calcolata applicando l’aliquota del 22% sull’imponibile. Quindi, se il prezzo della benzina totale è di 2 euro al litro, effettuando lo scorporo (2*22/122) l’IVA risulta di 36 centesimi.

Per quanto riguarda le accise, vi è una lunga lista che allude a una serie di coperture di spesa come:

 

  • finanziamento della guerra d’Etiopia del 1935-1936;
  • finanziamento della crisi di Suez del 1956;
  • ricostruzione dopo il disastro del Vajont del 1963;
  • ricostruzione dopo l’alluvione di Firenze del 1966;
  • ricostruzione dopo il terremoto del Belice del 1968;
  • ricostruzione dopo il terremoto del Friuli del 1976;
  • ricostruzione dopo il terremoto dell’Irpinia del 1980;
  • finanziamento della missione in Bosnia del 1996;
  • rinnovo del contratto degli autoferrotranvieri del 2004;
  • acquisto di bus ecologici nel 2005;
  • ricostruzione dopo il terremoto dell’Aquila del 2009;
  • finanziamento alla cultura del 2011;
  • impegno per fronteggiare l’arrivo di immigrati dopo la crisi libica del 2011;
  • impegno per far fronte all’alluvione di Liguria e Toscana del 2011;
  • finanziamento del decreto Salva Italia del 2011;
  • ricostruzione dopo il terremoto in Emilia del 2012.

 

Lo scopo per cui le tasse sulla benzina vengono pagate è principalmente per il finanziamento di servizi pubblici e infrastrutture. Un altro motivo che ha preso corpo negli ultimi anni fa riferimento alla transizione energetica. In altri termini, si vuole scoraggiare le persone a utilizzare veicoli endotermici per farle optare per i mezzi a basso impatto ambientale.

Il caro benzina però ancora viene sentito dalla stragrande maggioranza degli automobilisti, il che nel 2022 ha indotto il governo Draghi a finanziare uno sconto sulle accise, abbassando in questo modo il prezzo alla pompa. Tale sconto è stato però annullato dal governo Meloni, con la conseguenza che il prezzo elevato dei carburanti si è puntualmente ripresentato.

 

Margine di guadagno del distributore

Il margine di guadagno del distributore rappresenta il ricarico che il benzinaio attua sul costo netto del carburante. In genere corrisponde a circa il 10% del prezzo finale della benzina. Questa componente dipende dal gestore, ma il margine di manovra qui è limitato soprattutto per ragioni concorrenziali.

Per tale motivo, le differenze di prezzo tra i vari benzinai in genere sono abbastanza contenute e dipendono molto da fattori quali il posizionamento (in autostrada e vicino alle zone turistiche la benzina costa di più), i costi di marketing, approvvigionamento, gestione e distribuzione, nonché le politiche attuate dalla compagnia petrolifera (incentivi, sconti, ecc.) a cui si appoggia il gestore. A questi si aggiungono il numero di clienti serviti dal distributore e la concorrenza esistente nella zona in cui il benzinaio opera.

 

Benzina: perché costa di più rispetto al diesel?

Di norma il prezzo della benzina è superiore rispetto a quello del diesel nei distributori di carburante. La ragione va ricercata nel maggior peso delle tasse. Nel prezzo della benzina l’IVA e le accise incidono per circa il 59%, mentre in quello del diesel la quota è ridotta al 52%. Tuttavia, dopo lo scoppio della guerra Russia-Ucraina si è verificato un fenomeno insolito per un certo tempo, ossia il sorpasso del prezzo del diesel. Come è potuto succedere? Semplice. La Russia è stata un grande esportatore di diesel per l’Europa, quindi la riduzione dell’offerta che ne è conseguita dalle sanzioni occidentali ha comportato un rialzo del costo del diesel, che si è riflesso sul prezzo finale.

 

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