Big tech: con le trimestrali polverizzati 1.000 miliardi di dollari a Wall Street - Borsa&Finanza

Big tech: con le trimestrali polverizzati 1.000 miliardi di dollari a Wall Street

Big tech: con le trimestrali polverizzati 1.000 miliardi di dollari a Wall Street

Forse in pochi si aspettavano un disastro così grande dalle trimestrali delle big tech. Alla vigilia i segnali di rallentamento dei ricavi erano ben visibili a tutti considerato il fragile contesto macroeconomico. Tuttavia, la speranza degli investitori era che il danno fosse contenuto. Invece finora quasi 1.000 miliardi di dollari sono evaporati nel sell-off delle azioni nel corso di questa settimana. E ancora mancano le perdite di Amazon, che ieri ha lasciato sotto shock il mercato con le sue previsioni negative sulle vendite natalizie. Nell’after hours di Wall Street il titolo del colosso di Seattle è arrivato a perdere oltre il 20%, salvo poi chiudere con un passivo più moderato. L’unico bagliore di luce è arrivato da Apple che ha mostrato una resilienza in un contesto macroeconomico difficile. Il quadro che viene offerto dalle big tech rimane preoccupante in quanto segnala la fine di un’impennata della crescita che ha preso forza con la pandemia ma soprattutto perché presagisce l’arrivo di una recessione negli Stati Uniti.

 

Big tech: perché sono crollate le azioni

I fattori determinanti del crollo delle big tech sono diversi. La pubblicità è uno di questi. L’inflazione e i timori recessivi hanno spinto le aziende a tagliare i budget di spesa. Giocoforza gli introiti per le imprese sono diminuiti bruscamente. A farne le spese è stata soprattutto Meta Platforms, che deriva il 98% dei suoi ricavi grazie dagli annunci pubblicitari. Anche gli altri pesi massimi tecnologici hanno pagato dazio dato che negli ultimi anni hanno dato più spazio alla divisione pubblicità per diversificare il business.

Un secondo fatto importante è stato il cloud computing. Amazon e Microsoft hanno riportato un rallentamento della crescita oltre le previsioni a causa del taglio della spesa da parte dei clienti. Questa è una notizia pessima, perché il cloud è stato in forte aumento negli ultimi tempi e ha compensato spesso il calo del core business aziendale. E poi vi è il tema del contenimento dei costi. Il mercato teme che le big tech stiano facendo poco per arrestare l’aumento delle spese, soprattutto in rapporto al personale. Alphabet ha dichiarato di aver aggiunto quasi 13 mila nuovi dipendenti negli ultimi tre mesi, nonostante le dichiarazioni dell’amministratore delegato Sundar Pichai sulla razionalizzazione dei costi. In un contesto economico così difficile l’incapacità di arginare le spese potrebbe rivelarsi fatale.

Anche Meta ha un problema molto grosso in tal senso, che non riguarda solamente la forza lavoro ma anche e soprattutto la costruzione del metaverso. Mark Zuckerberg ha cercato di rassicurare gli investitori sul fatto che il metaverso porterà dei ritorni molto importanti in futuro, ma nel frattempo l’azienda sta spendendo 10 miliardi di dollari l’anno e questo per ora ha un peso negativo notevole sulla redditività. Questa settimana un importante azionista di Meta, Altimeter Capital, ha inviato una lettera all’azienda esortandola a tagliare il 20% del personale e a dimezzare la spesa per il metaverso. Sembra che tale messaggio sia destinato a cadere nel vuoto. Nella speranza che nel vuoto non cadano anche le azioni Meta, più di quanto hanno già fatto quest’anno.

AUTORE

Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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