Bike sharing: cos’è e come funziona

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Per le strade di tutto il mondo si vede da tempo un tripudio di colori che spuntano da ogni angolo nella forma di biciclette di nuova generazione che danno vita al cosiddetto bike sharing. Sono sempre di più le persone che scelgono la bici come mezzo di locomozione cittadino, grazie anche alle varie forme di incentivo che arrivano dagli enti pubblici. Il successo degli ultimi anni però ha portato a un aumento di tariffe e ad altre problematiche. Vediamo cos’è il bike sharing, come funziona il sistema delle tariffe e quali sono gli inconvenienti del fenomeno.

 

Bike sharing: cos’è e come funziona

Il bike sharing è in pratica la stessa cosa del car sharing, solo che si riferisce alle biciclette. Car sharing significa condivisione di un’auto. In senso stretto, il car-sharing è un servizio di autonoleggio essenzialmente a breve termine, dove le autovetture sono messe a disposizione da un’azienda (privata o pubblica) e distribuite nei centri urbani, dietro pagamento di una tariffa in funzione dell’utilizzo. Il bike sharing consiste nell’utilizzo delle bici per spostamenti più o meno lunghi all’interno di un’area urbana. Le biciclette vengono utilizzate da più utenti separatamente e per il servizio si paga una tariffa. L’incentivazione del bike sharing non mira solo a incentivare il trasferimento attraverso un mezzo ecosostenibile, ma anche a dare un servizio come mezzo di trasporto per raggiungere altri mezzi pubblici come bus, tram e metropolitane.

Per poter utilizzare il servizio, è necessario raggiungere il luogo in cui sono situate le biciclette, sceglierne una e sbloccarla dopo aver pagato il noleggio al gestore del servizio. Come avviene il pagamento? Ci sono tre possibilità. Una è quella di inserire una moneta in un’apposita fessura, come si fa per il carrello della spesa al supermercato. Un’altra è quella dell’utilizzo di una tessera prepagata rilasciata dal gestore che viene strisciata nella zona di stallo. Una terza consiste nell’uso di un’app per smartphone, che permette lo sblocco del sistema di chiusura del mezzo grazie al chip NFC.

 

Bike sharing: tipologie

Al momento esistono due tipologie di bike sharing: a stazioni fisse e free floating. La prima si basa sull’individuazione di diversi siti della città dove vengono posizionate le biciclette, che sono bloccate tramite una struttura a colonnina o a barra e che sono utilizzabili una volta effettuato lo sblocco. Per poterle adoperare è necessario registrarsi, il che implica la conoscenza di chi sta usufruendo del servizio. Rispetto al noleggio vero e proprio, la condivisione della bicicletta a stazioni fisse favorisce gli spostamenti per breve distanza, in quanto in molte situazioni è prevista la gratuità per uso di mezz’ora o un’ora. Dopo tale fascia, la tariffa cresce in maniera esponenziale. Ci sono delle città più piccole nelle quali, dietro pagamento di una cauzione per la tessera o la chiave, il servizio è completamente gratuito. Di solito, il bike sharing è h24, ma ci sono anche dei sistemi vincolati a un orario specifico.

Il bike sharing free floating prevede la distribuzione delle biciclette in maniera libera, senza siti specifici. Ogni bici ha un dispositivo di blocco nella ruota posteriore, che viene aperto attraverso un’applicazione smartphone, dopo aver effettuato la registrazione. In questo caso, il sistema di pagamento varia in base al tempo di noleggio, ma sono previsti anche pacchetti a minuti e abbonamenti. In sostanza, il funzionamento è per lo più il seguente: con l’app per smartphone si individua una bicicletta vicina e la si prenota. Da quel momento si ha un tempo limitato a disposizione – solitamente 15 minuti – per raggiungere il mezzo e avviare lo sblocco scansionando il codice QR presente nel copriruota.

A fine noleggio si paga la tariffa dal credito presente sull’app e non dalla carta di credito che comunque è collegata all’account di bike sharing. L’inconveniente del free floating consiste più che altro nel modo scorretto in cui i mezzi vengono parcheggiati, intralciando spesso il passaggio delle persone. Alcuni comuni al riguardo hanno stabilito zone apposite in cui le bici devono essere posteggiate. Ogni utente comunque ha una sorta di patente di guida a punti associata al suo profilo nell’account. Il punteggio iniziale è di 100 punti, ma viene scalato in caso di infrazioni quali il danneggiamento del mezzo o appunto il parcheggio in posti vietati, come sul marciapiede. Sotto gli 80 punti è possibile che scatti un’ammenda, mentre una volta raggiunti 0 punti il servizio non potrà più essere utilizzato.

 

Finanziamenti e problemi di costo

In molte grandi città europee, il servizio di bike sharing viene fornito dal comune che acquisisce in molti casi le biciclette a basso costo o addirittura gratuitamente dalle aziende, che in cambio ricevono la possibilità di apporre la pubblicità sia sul mezzo che in altri punti della città. Negli Stati Uniti, molti sistemi di micromobilità condivisa sono gestiti privatamente o da organizzazioni non profit e si basano principalmente su fondi privati. Queste organizzazioni gestiscono il programma e sostengono i costi, stabilendo la tariffa per il servizio.

Le bici elettriche hanno una spesa più elevata rispetto a quelle manuali e pesa molto la ricarica della batteria. Tra l’altro, gli operatori devono pagare il personale per andare a raccogliere le batterie scariche ovunque si trovino, riportarle in un magazzino di ricarica centrale, e mettere le celle ricaricate. Le operazioni richiedono una spesa che a volte non è facile da sostenere. Un altro problema attiene ai furti e agli atti vandalici, dato che gli utenti possono lasciare il mezzo ovunque. Questo fa aumentare l’insicurezza ed eventuali spese anche per assicurarsi contro tali azioni.

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Redazione

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