Bitcoin: attenzione, l’ultimo rally può essere una trappola

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Nel mercato delle criptovalute è in corso un “rally di sollievo” del Bitcoin, dopo che i prezzi erano scivolati fino a 76.677 dollari questo mese. Oggi le quotazioni si aggirano nei pressi di 88.000 dollari, sostenute da alcune note positive che hanno trasmesso un po’ di fiducia agli investitori. Sulla base degli ultimi annunci del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, i dazi che entreranno in vigore il 2 aprile potrebbero essere meno aggressivi di quanto temuto. Sul fronte geopolitico il cessate il fuoco nella guerra Russia-Ucraina è ancora una soluzione difficile, ma almeno si sono create le condizioni diplomatiche perché vi si arrivi. Un clima leggermente più disteso ha stimolato la propensione al rischio degli investitori, che negli ultimi giorni hanno acquistato attività come le azioni e, appunto, le criptovalute.

 

Bitcoin: c’è il rischio di una trappola rialzista?

Gli esperti di mercato temono però che il rally possa essere illusorio e per questo destinato a durare poco. L’incertezza a livello macroeconomico e geopolitico continua a tenere molti investitori in disparte, come confermano i volumi bassi nel mercato. Quando un rialzo non è sostenuto dai volumi significa che è passibile di cambiamenti di rotta repentini. I recenti acquisti di Bitcoin non hanno dato lo slancio rialzista manifestatosi in altre occasioni. Inoltre viene messo in luce come l’escalation tariffaria, il ritorno dell’inflazione e l’instabilità geopolitica gettino un’ombra inquietante sul percorso della criptovaluta. In buona sostanza, non c’è un vero catalizzatore che possa spingere le quotazioni verso il record di 109.228 dollari del 20 gennaio 2025.

“È importante che gli investitori siano cauti in questo contesto: il mercato rimane fragile e può essere facilmente manipolato”, ha affermato Kirill Kretov, esperto di automazione del trading presso CoinPanel. “L’attività al dettaglio è bassa, il volume è scarso e anche il cosiddetto ‘denaro intelligente’ rimane in disparte. Gli attori con reale capacità di muovere il mercato non lo stanno facendo, e per una buona ragione”.

 

Due indicatori preoccupanti

Al di là del contesto generale sul fronte macroeconomico e geopolitico, ci sono da segnalare alcuni indicatori non proprio incoraggianti per gli investitori rialzisti di Bitcoin. Uno attiene al funding rate, ovvero alla differenza tra il prezzo dei future su Bitcoin e il prezzo spot. Quando il mercato è rialzista, tale differenza è positiva perché gli investitori sono maggiormente disposti a pagare un premio per aprire posizioni long. Oggi però il funding rate è negativo, il che segnala una propensione alla cautela del mercato.

Un altro indicatore che mostra la mancanza di convinzione degli operatori è il costo del prestito delle stablecoin come USDT di Tether e USDC di Circle. Sulla piattaforma di prestito decentralizzata Aave, tale costo è sceso a circa il 4%. Questo significa che un sentiment di avversione al rischio serpeggia tra gli investitori, come sottolinea Strahinja Savic, responsabile dei dati e dell’analisi di FRNT Financial: “Su Aave, i tassi di prestito sono influenzati dai tassi di utilizzo degli asset depositati. Man mano che diminuisce l’appetito per la leva finanziaria e altre strategie di trading che richiedono prestiti, i tassi di prestito su Aave diminuiscono”.

Immagine di Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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