Un trimestre che vale il doppio del precedente e che spinge il gruppo a rialzare tutte le principali previsioni dell’anno. Eni ha chiuso il secondo trimestre del 2026 con un utile netto adjusted di 2,3 miliardi di euro, più che raddoppiato rispetto allo stesso periodo del 2025, e un Ebit proforma adjusted di gruppo pari a 5,38 miliardi, in crescita del 52% su base sequenziale. I conti, approvati dal consiglio di amministrazione riunitosi sotto la presidenza di Giuseppina Di Foggia portano il gruppo di San Donato Milanese a ritoccare verso l’alto produzione, generazione di cassa e ritorno per gli azionisti.
In questo articolo:
- Eni, un trimestre che batte lo scenario dei prezzi
- Dall’Exploration & Production alla remunerazione per gli azionisti
- Eni, rivisto al rialzo l’outlook 2026
Eni, un trimestre che batte lo scenario dei prezzi
A commentare i numeri è l’amministratore delegato Claudio Descalzi, che rivendica la coerenza della strategia e soprattutto la capacità del gruppo di crescere a prescindere dall’andamento delle materie prime. “La determinazione nell’esecuzione della nostra strategia ci ha consentito di conseguire risultati eccellenti nel secondo trimestre del 2026, sostenuti dal nostro portafoglio di attività diversificate che ci offre un’ampia serie di opzioni strategiche e una prospettiva di crescita profittevole nei diversi business del nostro mix energetico”, ha dichiarato. “Questi risultati derivano dall’efficacia della gestione industriale e finanziaria e crescono in modo nettamente maggiore rispetto allo scenario dei prezzi delle commodity di riferimento”.
È il passaggio chiave della lettura di Descalzi: la redditività del trimestre non è il semplice riflesso di un contesto di mercato favorevole, ma il prodotto della gestione dei volumi e dei costi. Un messaggio rivolto agli investitori, ai quali il gruppo promette di continuare ad assicurare “una remunerazione significativa” pur mantenendo – sono ancora parole dell’ad – “una struttura patrimoniale estremamente robusta”.
Dall’Exploration & Production alla remunerazione per gli azionisti
A sostenere il risultato è soprattutto il business Exploration & Production, che ha realizzato un Ebit proforma adjusted di 4,77 miliardi, in aumento del 42% rispetto al primo trimestre del 2026 e del 97% su base annua. A pesare sono stati i maggiori volumi, l’efficienza nei costi e i migliori prezzi di realizzo del greggio, in parte controbilanciati dall’andamento del cambio euro-dollaro. La produzione ha registrato una crescita dell’11% su base omogenea, salendo a 1,79 milioni di barili di olio equivalente al giorno, grazie all’entrata a regime dei nuovi progetti in Africa occidentale, nel Golfo d’America, in Norvegia e in Indonesia.
Sul fronte industriale il trimestre è segnato dalla nascita di Searah, la joint venture con la malese Petronas destinata a diventare un leader regionale nel mercato del Gnl del Sud-Est asiatico e ad accelerare lo sviluppo delle scoperte di gas di Eni nel bacino di Kutei, tra Indonesia e Malesia. Sono state inoltre raggiunte le decisioni finali di investimento per la Fase 3 del giacimento Baleine, nell’offshore della Costa d’Avorio, per il progetto Greater PAJ in Angola – operato dalla controllata Azule Energy – e per il progetto a gas di Cronos, nell’offshore di Cipro. Sul versante dei minerali critici, il gruppo ha fatto il proprio ingresso nella catena del valore con investimenti diretti nella grafite e nel litio in Canada e Cile.
Crescono anche i business della transizione. Enilive ha conseguito un Ebit proforma adjusted di 0,29 miliardi, più che raddoppiato rispetto al trimestre di confronto grazie alla bioraffinazione, mentre Plenitude si è attestata a 0,23 miliardi, in aumento del 70%, sostenuta dalla crescita dei volumi nelle rinnovabili. Nel corso del terzo trimestre è atteso il deconsolidamento di Plenitude, nella quale Eni manterrà comunque una partecipazione del 65%. Il segmento Ggp and Power ha contribuito con 0,50 miliardi, mentre la raffinazione è tornata in utile a 0,08 miliardi dopo la perdita dello scorso anno, e la chimica di Versalis ha dimezzato le perdite (in calo del 65%, a circa 0,07 miliardi) sulla scia delle ristrutturazioni in corso.
Sul piano finanziario, il flusso di cassa adjusted prima del capitale circolante è stato pari a 4,47 miliardi, più che sufficiente a coprire investimenti organici per 1,84 miliardi. La remunerazione degli azionisti nel trimestre è ammontata a 1,35 miliardi, comprensivi dell’ultima tranche del dividendo 2025 (0,79 miliardi) e dell’avvio del programma di buyback 2026 (0,56 miliardi). L’indebitamento finanziario netto si è attestato a 11,3 miliardi a fine giugno, con un rapporto di indebitamento proforma pari al 10%: il limite inferiore dell’intervallo obiettivo del 10-15% e, secondo il gruppo, un minimo storico.
Eni, rivisto al rialzo l’outlook 2026
Il miglioramento dei conti si riflette sulle previsioni per l’intero esercizio. Eni ha alzato la stima di crescita della produzione oil and gas a circa il 5%, dal precedente intervallo del 3-4%, e ha rivisto verso l’alto l’Ebit proforma adjusted di Ggp a oltre 1,4 miliardi (+40% sulla previsione iniziale) e l’Ebitda di Enilive a 1,3 miliardi. La generazione di cassa operativa adjusted è ora attesa a 15 miliardi, sulla base di uno scenario aggiornato che prevede un Brent a 85 dollari al barile, un margine di raffinazione Serm a 14 dollari, un prezzo del gas Ttf a 50 euro per megawattora e un cambio euro-dollaro a 1,16.
Il beneficio più visibile per il mercato riguarda però il riacquisto di azioni proprie. “Grazie a questi risultati, il programma di buyback viene incrementato di ulteriori 600 milioni, fino a 3,4 miliardi“, ha annunciato Descalzi: un rialzo del 20% rispetto ai 2,8 miliardi indicati con la trimestrale precedente e più del doppio della previsione iniziale di 1,5 miliardi al cash flow di budget. Confermato inoltre il dividendo 2026 di 1,1 euro per azione, in crescita del 5% sull’anno precedente, mentre a ottobre il gruppo deciderà sull’eventuale attivazione di un dividendo straordinario, legato al mantenimento di uno scenario di raffinazione elevato. Sull’intero semestre, l’utile netto rettificato è cresciuto del 43%, a 3,6 miliardi.









