Bitcoin ha recuperato terreno, portandosi sopra i 65.000 dollari nella sessione di trading di oggi. Il rialzo si era spinto fino a oltre 66.000 dollari durante le contrattazioni in Asia, in concomitanza con il discorso sullo Stato dell’Unione che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump tiene annualmente davanti al Congresso. Si tratta di una boccata di ossigeno dopo che la principale criptovaluta è stata sotto pressione negli ultimi tempi, con gli investitori che hanno scaricato molte posizioni di acquisto dagli Etf.
In questo articolo:
- Bitcoin: cosa spiega gli ultimi acquisti
- I livelli da monitorare
Bitcoin: cosa spiega gli ultimi acquisti
Il mercato presta molta attenzione alle posizioni di Trump sulle criptovalute. Dopo la sua rielezione alla Casa Bianca, Bitcoin ha intrapreso un rally straripante, arrivando a superare i 126.000 dollari nell’ottobre del 2025. La spinta è derivata dall’approccio crypto-friendly dell’amministrazione Trump, il cui obiettivo dichiarato è quello di fare degli Stati Uniti la capitale mondiale delle criptovalute.
Dopo quel picco, però, le dinamiche di mercato sono cambiate. Le tensioni geopolitiche e le incertezze economiche hanno portato gli investitori a liquidare le posizioni, a riprova del fatto che Bitcoin è ancora lontano dall’essere considerato un bene rifugio, come molti enfatizzavano. Nel discorso di ieri sera, Trump non ha fatto menzione di Bitcoin. Inoltre, ha ribadito la sua intenzione di andare avanti con i dazi, seguendo un percorso diverso rispetto a quello ostruito dalla Corte Suprema, che ha sentenziato come illegittime le tariffe imposte.
È quindi possibile che i rialzi di Bitcoin siano una coincidenza, derivante dai classici acquisti sui ribassi. “Il movimento al rialzo riflette probabilmente un comportamento di acquisto durante il calo dei prezzi dopo la prolungata fase di vendite”, ha affermato Caroline Mauron, cofondatrice di Orbit Markets.
I livelli da monitorare
Il sentiment di mercato relativo a Bitcoin rimane dunque ancora depresso. I trader cercano livelli di prezzo più convincenti affinché tornino massicciamente a comprare la criptovaluta come facevano un tempo. Mauron ritiene che la “narrativa cambierebbe solo con il raggiungimento dei 70.000 dollari”.
I dati di Deribit, tuttavia, segnalano una forte domanda di protezione al ribasso intorno al livello di 58.000 dollari. In quell’area si sono concentrate opzioni put in scadenza il 6 marzo per un valore di quasi 230 milioni di dollari. Gli investitori sembrano preoccupati che la situazione ad alta tensione tra Stati Uniti e Iran possa precipitare. Secondo Polymarket, esiste una probabilità del 37% di un attacco statunitense all’Iran entro il 7 marzo e del 48% entro il 15 marzo. “Il massiccio acquisto di put con scadenza il 6 marzo riflette le preoccupazioni per un attacco degli Stati Uniti all’Iran”, ha affermato Sean McNulty, responsabile del trading dei derivati per l’area Asia-Pacifico di FalconX.









