Bitcoin sostituirà l’oro come bene rifugio?

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Ultimamente sta emergendo una convinzione nei mercati finanziari: il Bitcoin sostituirà l’oro come bene rifugio. La principale criptovaluta ha conseguito un rally che l’ha spinta fino a un nuovo record storico di quasi 112.000 dollari la scorsa settimana. Al contrario, il metallo giallo si è contratto scivolando verso 3.300 dollari l’oncia dopo aver aggiornato il suo massimo di sempre a quasi 3.500 dollari lo scorso mese. Secondo i dati compilati da Bloomberg, nelle ultime cinque settimane gli ETF su Bitcoin hanno attirato oltre 9 miliardi di dollari di afflussi, mentre i fondi garantiti dall’oro hanno subito deflussi superiori a 2,8 miliardi di dollari. A mettere sotto pressione il metallo prezioso è stato sicuramente l’allentamento delle tensioni commerciali con l’accordo Usa-Cina per congelare i dazi reciproci per 90 giorni. Allo stesso tempo, gli investitori in Bitcoin si sono sentiti galvanizzati da una maggiore propensione al rischio, considerando anche che la situazione generale di incertezza potrebbe aver qualificato la valuta digitale come riserva di valore alternativa.

 

Bitcoin vs oro: chi vince alla fine?

Quanto accaduto recentemente ha riacceso il dibattito se Bitcoin possa essere davvero una valida alternativa all’oro come bene rifugio. In passato spesso la criptovaluta era stata vituperata sotto questo punto di vista, in quanto considerata estremamente volatile per fungere da porto sicuro nei momenti di tensione. Tuttavia, rispetto a qualche anno fa, le oscillazioni dei prezzi sono meno violente e questo verte certamente a favore di una maggiore stabilità.

“Bitcoin è più efficace contro i rischi del sistema finanziario grazie alla sua natura decentralizzata”, ha scritto in una recente nota Geoff Kendrick, responsabile globale della ricerca sugli asset digitali di Standard Chartered. L’esperto ha messo in luce questo aspetto di fronte alla performance più forte dell’oro durante l’escalation dei dazi. Kendrick ha aggiunto che Bitcoin funge da copertura attraverso due percorsi: i rischi legati al settore privato – come il crollo della Silicon Valley Bank nel 2023 – e quelli legati alle istituzioni governative. “La recente minaccia all’indipendenza della Federal Reserve (attraverso il potenziale sostituto di Powell) rientra esattamente nella seconda categoria, insieme all’escalation tariffaria e alle preoccupazioni più ampie sulla credibilità della politica statunitense”, ha detto.

Dilin Wu, research strategist di Pepperstone, sottolinea anche come Bitcoin sia meno influenzato dall’andamento delle azioni tecnologiche a Wall Street. “Nell’ultimo mese, la correlazione intraday di Bitcoin con il Nasdaq, il dollaro e persino l’oro è stata notevolmente bassa”, ha affermato. “Questi cambiamenti suggeriscono che Bitcoin potrebbe essere sempre più visto come una copertura, o addirittura una classe di asset non correlata, piuttosto che come un semplice asset speculativo”.

Christopher Wood, stratega azionario globale di Jefferies, mette tutti d’accordo e punta sia su Bitcoin che sull’oro in un’ottica di beni rifugio per coprirsi dalle oscillazioni dei mercati finanziari. “Rimangono le migliori coperture contro la svalutazione delle valute”, ha affermato.

Immagine di Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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