Petrolio: il Brent torna sopra i 90 dollari e la benzina sale di prezzo

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Ci sono guerre che si combattono a colpi di missili e guerre che si misurano in dollari al barile. Questa, tra Stati Uniti e Iran, le sta combattendo entrambe. Dopo nove notti di raid, il Brent ha sfondato quota 90 dollari, un traguardo che mancava da giugno, mentre lo Stretto di Hormuz diventa il fronte più fragile dello scontro, sempre più teatro di petroliere in fiamme e rotte ancora più incerte.

Il conto, come sempre, arriva fino a noi in Italia, dove alla pompa benzina e gasolio non smettono di salire, e ogni pieno racconta a modo suo quello che succede a migliaia di chilometri di distanza.

 

In questo articolo:

 

  • Brent oltre quota 90, la corsa non è finita
  • Il fuoco arriva anche a Hormuz
  • Petrolio, in Italia la benzina in autostrada sfiora i 2,03 euro

 

Brent oltre quota 90, la corsa del petrolio non è finita

Ad aprire la settimana è stato un nuovo balzo delle quotazioni petrolifere. Il Brent, benchmark internazionale per le consegne di settembre, è salito di circa il 2,5% superando i 90 dollari al barile, mentre il West Texas Intermediate, riferimento per il mercato statunitense, ha guadagnato oltre il 2% attestandosi a 84,38 dollari per le consegne di agosto. Nelle prime ore di lunedì il Brent ha toccato i 91 dollari, portando a oltre il 15% il rialzo settimanale, il maggiore da aprile per il benchmark europeo e da inizio marzo per il WTI.

L’aumento arriva dopo la conferma, da parte dell’esercito statunitense, della morte di un terzo militare americano nelle recenti operazioni in Medio Oriente e del ritrovamento di resti non identificati nei pressi di un attacco iraniano in Giordania, dove in precedenza avevano perso la vita altri due soldati statunitensi. David Roche, di Quantum Strategy, ha segnalato un progressivo restringimento del mercato globale del greggio legato al calo delle esportazioni dai Paesi del Golfo, stimando un possibile esaurimento delle scorte entro settembre e un conseguente aumento della pressione sull’amministrazione statunitense; l’analista indica come range di riferimento per il Brent una forchetta compresa tra 95 e 105 dollari al barile.

Anche gli analisti di ING hanno osservato l’assenza di segnali di rallentamento nell’escalation nel Golfo, sottolineando come gli scambi di attacchi tra Stati Uniti e Iran si stiano rivelando letali per entrambe le parti e come una mancata frenata rischi di riportare la regione a una fase di attacchi su vasta scala.

 

Il fuoco arriva anche a Hormuz

Il fronte più delicato resta quello dello Stretto di Hormuz, snodo che convoglia circa un quinto del commercio mondiale di petrolio. Gli Stati Uniti hanno colpito sistemi di sorveglianza costiera e difesa aerea iraniani, infrastrutture marittime e depositi di missili e droni, estendendo negli ultimi giorni gli attacchi anche a ponti e ad altre infrastrutture critiche iraniane; tra gli obiettivi rientrano anche unità del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie islamiche collegate all’attacco del 17 luglio contro personale statunitense in Giordania. Nel fine settimana gli alleati statunitensi Kuwait e Bahrein hanno segnalato ulteriori raid iraniani, e l’Iran ha danneggiato diversi siti in territorio kuwaitiano, tra cui impianti petroliferi, centrali elettriche e impianti di desalinizzazione dell’acqua.

Sul fronte marittimo, il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie ha rivendicato l’esplosione di due petroliere nello stretto, sostenendo che le imbarcazioni fossero state indirizzate dalle forze statunitensi verso un percorso meridionale definito pericoloso, circostanza che Reuters non ha potuto verificare in modo indipendente; un’ulteriore imbarcazione ha preso fuoco a nord-ovest di Kumzar, in Oman, secondo quanto riportato dal Centro per le operazioni commerciali marittime del Regno Unito.

Gli Stati Uniti hanno dichiarato di aver imposto un blocco navale ai porti iraniani, mentre l’Iran ha affermato di voler colpire le navi che violano le proprie norme di navigazione nello stretto. Il traffico ne risente in modo diretto: domenica solo quattro navi hanno attraversato lo Stretto di Hormuz, contro le otto del giorno precedente, secondo i dati Lseg, sebbene almeno tre petroliere e una superpetroliera risultino comunque entrate nello stretto dallo scorso venerdì per caricare greggio. Amarpreet Singh, analista di Barclays, ha osservato che le prossime settimane forniranno un quadro più chiaro sulla sostenibilità delle esportazioni dalla regione in un contesto di doppio blocco, ritenendo che i mercati restino ancora poco attenti alle possibili ripercussioni sulle scorte, oggi ai minimi degli ultimi cinque anni, una condizione diversa rispetto a quella registrata all’avvio del conflitto.

 

Petrolio, in Italia la benzina in autostrada sfiora i 2,03 euro

L’escalation del conflitto arriva in un momento in cui i mercati energetici hanno già poco margine di manovra: le scorte di petrolio risultano oggi inferiori rispetto ai livelli registrati all’avvio degli attacchi congiunti tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran, iniziati a fine febbraio, mentre gli attacchi ucraini hanno danneggiato in modo significativo le raffinerie russe, riducendo le forniture di carburanti per i trasporti come il diesel, uno dei prodotti in cui la Russia figura tra i maggiori esportatori mondiali. I future sull’S&P 500 indicano variazioni contenute per la riapertura dei mercati statunitensi di lunedì, mentre le borse asiatiche hanno mostrato andamenti divergenti: Nikkei 225 e Kospi hanno perso circa il 4%, mentre l’Hang Seng di Hong Kong, a maggioranza di società cinesi, ha guadagnato il 2%.

Negli Stati Uniti la media nazionale della benzina si è avvicinata ai 4 dollari al gallone, secondo l’associazione automobilistica AAA, con un rincaro del 34% dall’inizio del conflitto, e il diesel ha toccato i 5,10 dollari al gallone, in aumento di quasi il 36% nello stesso periodo; gli operatori del settore segnalano come gli adeguamenti dei prezzi alla pompa seguano tipicamente con un certo ritardo le variazioni del greggio, in una fase in cui numerose raffinerie nel mondo, incluse quelle del Golfo Persico e della Russia, operano a ritmi ridotti o risultano ferme per i danni subiti.

Gli effetti non potevano che arrivare anche sulle strade italiane: i dati dell’Osservatorio prezzi carburanti del Mimit confermano la stessa direzione: sulla rete autostradale, alla rilevazione del 20 luglio, il gasolio self si attesta a 2,164 euro al litro e la benzina self a 2,025 euro, mentre GPL e metano in modalità servito si fermano rispettivamente a 0,880 e 1,590 euro. Rispetto alla settimana precedente, quando il gasolio autostradale viaggiava intorno ai 2,07-2,09 euro al litro, il trend resta quindi al rialzo, in linea con la fine dello sconto sulle accise del 3 luglio e con l’aumento delle quotazioni internazionali del petrolio.

Immagine di Hillary Di Lernia

Hillary Di Lernia

Classe 1994 e laureata in scienze della comunicazione, si è specializzata in sociologia conseguendo successivamente un master in criminologia. Giornalista pubblicista, ha collaborato con diverse testate finanziarie tra cui Bluerating e Milano Finanza, occupandosi di risparmio gestito e approfondimenti sui mercati finanziari. Oggi svolge anche la professione di criminologa e giornalista d’inchiesta, con particolare attenzione alle dinamiche sociali, economiche e criminali.

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