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BoE: arriva il quinto aumento consecutivo dei tassi, ma segnali accomodanti

BoE: arriva il quinto aumento consecutivo dei tassi, ma segnali accomodanti

La BoE segue le orme della Federal Reserve e alza i tassi d’interesse dello 0,25%, segnando il quinto aumento consecutivo. L’istituto centrale britannico ha iniziato il ciclo di strette sul costo del denaro da dicembre 2021, ponendosi come la prima tra le grandi Banche centrali a svoltare sulla politica monetaria, che tutte hanno mantenuto largamente espansiva durante la pandemia da Covid-19.

Il nemico numero uno adesso si chiama inflazione, che nel Regno Unito è arrivata al 9%, valore massimo da 40 anni. La Banca d’Inghilterra ha avvertito adesso che l’indice dei prezzi al consumo potrà salire ancora fin sopra l’11% entro la fine dell’anno, riflettendo la crescita dei prezzi energetici. Quindi, una maggiore aggressività si rende necessaria in questo momento per tentare di raffreddare l’economia. Tuttavia, il Comitato Direttivo ha evitato di fare una mossa più azzardata spingendosi fino a un rialzo di 0,5 punti percentuali, nonostante 3 membri abbiano votato per questa opzione.

 

BoE: qualche segnale di accomodamento

L’approccio della BoE comunque è stato misurato, dichiarando la Banca che per il futuro agirà con forza se l’inflazione diventa più persistente, ma l’entità, il ritmo e la tempistica di ulteriori aumenti dei tassi d’interesse dipenderanno dall’evoluzione delle prospettive economiche del Paese. Nel meeting precedente, invece, l’istituto guidato da Andrew Bailey aveva affermato che un certo grado di inasprimento potrebbe essere appropriato in futuro. Questo denota un cambiamento di tono in versione leggermente più accomodante. In altri termini, l’inflazione dovrà essere domata, ma non al punto da distruggere l’economia britannica.

Questo risalta in maniera particolare se si confronta all’atteggiamento della Fed, che ieri ha alzato di 0,75 punti percentuali il costo del denaro, ma soprattutto ha segnalato che ulteriori aumenti più corposi e più rapidi del previsto potrebbero sopraggiungere nelle prossime riunioni. La BoE ha anche rilevato come l’inflazione non sia solo frutto di eventi esterni, ma anche delle pressioni riguardo i beni al consumo che ora sono più forti in Gran Bretagna rispetto a USA ed Europa.

Quanto alle prospettive di crescita, le proiezioni del Comitato non cambiano di molto, con il PIL che nel secondo trimestre dovrebbe scendere dello 0,3%, un po’ più in basso rispetto alle stime del mese scorso. Pochi cambiamenti anche nel mercato del lavoro, sostanzialmente fermo sia per quanto riguarda il discorso delle assunzioni sia per quanto attiene alle pressioni salariali dovute all’alta inflazione.

 

BoE: il giudizio degli analisti sull’aumento dei tassi

La BoE è stata la prima tra le principali Banche Centrali a muoversi per una normalizzazione della politica monetaria e questo potrebbe essere anche un caso di studio per le altre. Così sostiene Vivek Paul, chief Investment strategist del Regno Unito presso il BlackRock Investment Institute. L’esperto aggiunge che la Banca abbia meno margini di rialzo rispetto alla Fed, nel senso che il tasso di interesse neutro, ossia quello che non stimola né limita eccessivamente la crescita economica, risulta più basso. Inoltre, l’elevato indebitamento della Gran Bretagna implica una maggiore sensibilità agli oneri finanziari in caso di aumento dei tassi.

Per Karen Ward, chief market strategist per EMEA presso JPMorgan Asset Management, tutto quello che la BoE poteva fare era inviare un messaggio chiaro al mercato, ovvero che un’inflazione del 10% non è accettabile. In sostanza, sostiene Ward, l’istituto monetario britannico non doveva dimostrarsi debole nei confronti dell’inflazione, anche se un aumento dello 0,5% avrebbe inviato il segnale in modo più appropriato. Tuttavia, “agendo con più cautela è possibile fornire di più in futuro”, chiosa l’esperta.

AUTORE

Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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