BSN: cos'è e come funziona la blockchain non crittografica della Cina

BSN: cos’è e come funziona la blockchain non crittografica della Cina

BSN: cos'è e come funziona la blockchain non crittografica della Cina

La Cina ha vietato qualsiasi forma di utilizzo delle criptovalute nel 2021 destando grande scalpore e soprattutto disappunto da parte dei più accaniti fans delle valute digitali. C’è da dire però che il Governo di Pechino non ha mai mostrato ostilità nei confronti della blockchain. Anzi, in un discorso del 2019, il Premier Xi Jinping ha affermato che questa tecnologia è stata una svolta importante nell’innovazione indipendente delle tecnologie di base e che potrebbe apportare vantaggi per le aziende. 

Al riguardo, in maniera non troppo eclatante e lavorando sottotraccia, nel Paese è stata costruita una piattaforma che aiuta a implementare la blockchain per le aziende. Si tratta della Blockchain-based Service Network (BSN). Vediamo di saperne di più scendendo nei dettagli.

 

BSN: cos’è e come funziona

La BSN cinese è una sorta di registro unico per distribuire applicazioni blockchain nel cloud computing delle aziende. Essa nasce con il collegamento a 6 blockchain pubbliche, quali Ethereum, EOS, Tezos, NEO, Nervos, Cosmos IRISnet e si appoggia su nodi cinesi e altri presenti a Hong Kong, San Francisco, Parigi, Tokyo, Singapore e Johannesburg, dove sono presenti dei data center delle società che hanno realizzato il sistema.

Le aziende che usufruiscono delle applicazioni potrebbero essere o grossi conglomerati di cloud pubblici come Amazon o Microsoft, oppure aziende che gestiscono il proprio cloud privato o intranet. I punti di forza consistono sia nel rendere questo processo economico e breve nel tempo, sia nel risolvere il difficile problema dell’interoperabilità, ossia di far funzionare diverse blockchain tra di loro. Ad esempio 2 istituti bancari potrebbero non essere in grado di far lavorare applicazioni costruite su 2 blockchain diverse; l’infrastruttura BSN è in grado di collegare diverse blockchain rendendo le applicazioni funzionanti attraverso il fornitore di cloud che utilizzano, piuttosto che installare una serie di nuovi server. Questo significa appunto maggiore interoperabilità a costi più bassi. 

Un punto importante su cui dover fare chiarezza è che non ci sono criptovalute collegate alla piattaforma di BSN, proprio perché sono state bandite dalla Cina. Quindi si tratterebbe di una blockchain non crittografica che potrebbe essere particolarmente interessante per le aziende che non vogliono esporsi alla rischiosità delle valute digitali.

 

BSN: da chi è realizzata

La BSN è stata testata per la prima volta nella città di Hangzhou e lanciata nel 2020 coinvolgendo circa 400 imprese e 600 programmatori. L’iniziativa è arrivata dalla start-up Red Date Technology, ma il progetto è stato sostenuto da società legate al Governo cinese, come lo State Information Center, China Mobile e China UnionPay. 

La sfida però è molto impegnativa perché, come sostiene Garrick Hileman, capo della ricerca presso Blockchain.com, vi è un’incompatibilità fondamentale tra l’ambizione della Cina di creare uno sviluppo domestico della blockchain e la natura decentralizzata della tecnologia. In altri termini, la Cina si troverebbe a perdere il controllo centralizzato nell’adozione della blockchain e questo potrebbe essere decisivo nell’idea di diventare un leader tecnologico in questo settore a livello globale. Per questo, secondo Paul Triolo, di Albright Stonebridge, l’impresa sta cercando di affrancarsi dal sostegno del Governo cinese. Yifan He, CEO di Red Date Technology ha sottolineato che la sfida è enorme perché molti non sono interessati a un’offerta blockchain non crittografica. 

Alla fine gli sforzi delle Autorità cinesi hanno lo scopo di manifestare una presenza forte nell’ambito della rivalità tecnologica con gli Stati Uniti, che si estende a varie tecnologie di frontiera, come l’informatica quantistica, i semiconduttori e ora la blockchain. BSN rientra in tutto questo, ma quello del Dragone sembra essere un tentativo di “supportare l’ecosistema blockchain alle sue condizioni e con indennità per approcci normativi in diverse giurisdizioni”, afferma Triolo.

 

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