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BYD: crollo delle azioni in Borsa. È Warren Buffett a vendere?

BYD, crollo azioni. Vende Buffett?

Clamoroso affondo dell’11,93% delle azioni BYD alla Borsa di Hong Kong nella terza giornata consecutiva di cali del titolo sostenuto da Warren Buffett. Dai massimi dell’8 luglio di 330 HKD, le quotazioni sono precipitate del 18% a 270,20 HKD. Ed è stato proprio Buffett il motivo delle furiose vendite nell’ultima giornata di contrattazioni. Secondo quanto riferito da Bloomberg, una partecipazione del 20,49% nella società cinese di auto elettriche, corrispondente a 225 milioni di azioni nominative, è entrata nel sistema centrale di compensazione e regolamento di Borsa. Questa è esattamente la dimensione della quota detenuta dalla Berkshire Hathaway.

Che Buffett stia vendendo le azioni che possiede in BYD? La strana coincidenza ha scatenato un putiferio sui mercati, che hanno cominciato a scaricare le azioni. Da Berkshire e BYD non sono sopraggiunti commenti al riguardo. Occorre precisare che l’inserimento di un titolo nel sistema di compensazione non significa automaticamente che verrà venduto, tuttavia è un segnale forte perché l’inserimento nel sistema precede le eventuali transazioni.

 

BYD: perché Warren Buffett dovrebbe vendere?

La domanda che si pongono gli investitori è cosa potrebbe spingere Warren Buffett a vendere la propria partecipazione in BYD. In realtà non vi è una ragione valida, almeno in apparenza. Le azioni della compagnia automobilistica sono state comprate da Berkshire nel 2008 con un investimento di 232 milioni di dollari e finora hanno reso bene. La partecipazione infatti ora vale 7,7 miliardi di dollari, ovvero 33 volte rispetto all’investimento iniziale. Negli ultimi cinque anni la performance media è stata del 41% annuo, quasi quattro volte il rendimento medio dell’S&P 500 che si colloca all’11,5% nello stesso periodo.

BYD quest’anno ha detronizzato Tesla come principale venditore di auto che utilizzano le nuove energie, sia elettriche che ibride. Inoltre, il gruppo fondato da Wang Chuanfu sta pianificando di espandersi all’estero in maniera aggressiva, sebbene ancora mantenga stretta la sua matrice cinese, anche e soprattutto nei modelli delle auto.

La società ha anche allineato le sue politiche aziendali ai dettami governativi in modo da aumentare la produzione nell’alta tecnologia a livello nazionale e assicurarsi l’indipendenza nella catena di approvvigionamento. Tra l’altro, BYD è anche il secondo più grande produttore di batterie di tutta la Cina e dispone di una divisione di chip per computer. Tutto questo potrebbe fare del gruppo un player chiave nella supremazia tecnologica tra il Dragone e l’Occidente. Da quando si è quotata in Borsa venti anni fa, BYD ha accresciuto il suo valore di mercato dell’11.000%.

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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