Quando si effettua un investimento o si prende del denaro in prestito, uno degli aspetti più importanti da considerare si riferisce agli interessi che dovranno essere riscossi o pagati nel tempo. Al riguardo, è essenziale conoscere come questi vengono capitalizzati, ossia calcolati per tutta la durata del contratto. Esistono quattro forme di capitalizzazione: semplice, composta, continua e mista. In questa guida vedremo cos’è la capitalizzazione semplice, come viene calcolata e quando è conveniente.
Capitalizzazione semplice: definizione e calcolo
La capitalizzazione semplice può essere definita come quel procedimento matematico attraverso cui gli interessi non producono altri interessi ma si sommano al capitale iniziale su cui viene applicato il tasso. Se non verranno effettuati prelievi o depositi, il capitale iniziale rimarrà costante per tutta la durata del contratto. Quindi, in ogni periodo il debitore dovrà sborsare sempre la stessa quota di interessi. Questo differenzia la capitalizzazione semplice da quella composta, che invece prevede un tasso di interesse applicato sul montante maturato e non sul capitale iniziale. Negli investimenti, i conti di deposito producono rendimenti e interessi composti. Viceversa, le obbligazioni invece comportano interessi semplici.
Le variabili da considerare nella capitalizzazione semplice sono cinque, come di seguito illustrato:
Capitale
Il capitale è la somma di denaro che viene investita o presa a prestito su cui vengono calcolati gli interessi. Come accennato, in assenza di prelievi e versamenti, tale cifra rimane costante. Negli investimenti è plausibile immaginare che ciò avvenga. Quando si contrae un prestito, ad esempio un mutuo, sovente il capitale su cui si calcolano gli interessi diminuisce via via che vengono rimborsate le quote periodiche.
Tasso di interesse
Il tasso di interesse è l’aliquota che viene applicata sul capitale iniziale che rimane fissa per tutta la durata dell’investimento nel caso di tasso fisso e varia invece nella situazione di tasso variabile. Quanto maggiore è tale aliquota, tanto più alta è la cifra da sborsare periodicamente per il debitore.
Durata
La durata del contratto è il periodo di tempo in cui un investimento o prestito si manifesta. Quanto più è lungo tale periodo, a parità di tasso, tanto maggiore è il monte interesse che bisogna corrispondere.
Frequenza della capitalizzazione
La frequenza della capitalizzazione si basa su quanto spesso gli interessi vengono capitalizzati. Per alcuni investimenti come le obbligazioni la frequenza della cedola è semestrale, ma vi sono spesso casi di capitalizzazione annuale. In altre situazioni si ha una frequenza mensile o trimestrale.
Montante
Il montante consiste nella somma del capitale iniziale e degli interessi maturati. Se il tasso di capitalizzazione e quindi gli interessi sono più alti, il montante cresce maggiormente.
Quindi, definendo:
C il capitale iniziale
i il tasso di interesse da applicare in ogni periodo (anno, mese, trimestre, ecc.)
t il tempo di durata dell’operazione
M il montante
si ha quanto segue:
Facendo un esempio numerico, se si ipotizza un prestito di 100 mila euro, a un tasso di interesse semplice del 4% annuo per 20 anni, alla fine del periodo il montante sarà 100.000*(1+20*4%) = 180.000 euro. La componente di accumulo, ossia (1+ti), è detta fattore di capitalizzazione.
Vantaggi e svantaggi
Una capitalizzazione semplice presenta indubbi vantaggi per chi contrae un prestito e quindi assume la veste di debitore, perché gli interessi sono calcolati sul capitale iniziale, che non tiene conto degli interessi nel frattempo maturati. A differenza della capitalizzazione composta, su cui gli interessi sono calcolati sul montante. Viceversa, chi effettua un investimento, nel regime della capitalizzazione semplice percepirà interessi più bassi a parità di tasso rispetto al regime della capitalizzazione composta. Giocoforza, alla fine della durata dell’investimento, il montante ottenuto risulterà inferiore.









