Cessione del quinto e prestito personale: analogie e differenze
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Cessione del quinto e prestito personale: analogie e differenze

Cessione del quinto e prestito personale: analogie e differenze

La cessione del quinto e il prestito personale sono due forme di finanziamento a cui è possibile ricorrere se si ha una fonte di reddito da lavoro. L’erogazione di denaro viene effettuata da una banca o una finanziaria autorizzata, per un certo importo rimborsabile in forma rateale a un tasso d’interesse prefissato. Succede sovente che si confonde una tipologia di finanziamento con un’altra considerandole come la stessa cosa. In verità esistono delle profonde differenze, per quanto la cessione del quinto presenta qualche analogia con il prestito personale. Ecco quindi una guida che spiega tutto nel dettaglio.

 

Cessione del quinto e prestito personale: analogie

La caratteristica principale che accomuna entrambe riguarda la categoria di credito non finalizzato a cui appartengono. Ciò significa che i prestiti non sono collegati direttamente all’acquisto di un determinato bene e servizio, come avviene ad esempio per i mutui sulla casa. Questo comporta che il debitore non è tenuto a comunicare l’utilizzo che ne farà della somma. Un secondo comune denominatore è che non vi è obbligatoriamente una forma di garanzia reale richiesta a salvaguardia del credito, ma solo la fonte di reddito lavorativo per accertare che il soggetto finanziato sia in condizione di rimborsare la somma ricevuta in prestito, oltre ad alcune forme assicurative a tutela del creditore.

 

Cessione del quinto e prestito personale: differenze

Come detto, cessione del quinto e prestito personale non sono però la stessa cosa, ma divergono in molti elementi che riguardano il contratto e i soggetti interessati. Vediamoli di seguito:

 

La rata da rimborsare

Nel prestito personale viene concordata la rata tra l’ente finanziatore e il richiedente il prestito in funzione della capacità di rimborso da parte del debitore, ma non vi è un tetto massimo stabilito a priori. Nella cessione del quinto invece, l’importo della rata non può eccedere il quinto dello stipendio. Questo comporta che in tal caso prima viene determinata la rata e poi l’entità del capitale da erogare in base alla durata e al tasso di interesse applicato. Nel prestito personale, come in qualunque altra forma di prestito, prima si determina la somma finanziata e poi viene effettuato il calcolo della rata.

 

L’ammontare e la durata del finanziamento

Normalmente la cessione del quinto risulta essere più flessibile rispetto al prestito personale, per effetto di una maggiore sicurezza che ha il creditore riguardo la solvibilità del debitore. Quindi di solito la durata contrattuale della cessione del quinto presenta un minimo di 24 mesi e un massimo di 120 mesi, mentre la cifra potrà arrivare anche a 90.000 euro in alcuni casi. Il prestito personale non si estende oltre gli 84 mesi e i 30.000 euro di capitale finanziato.

 

I soggetti coinvolti

Il prestito personale può essere richiesto da tutti i soggetti aventi una fonte di reddito dimostrabile con un’età compresa tra i 18 e i 70 anni, siano essi lavoratori dipendenti, pensionati o autonomi. Nei primi 2 casi il reddito è dimostrato rispettivamente dalla busta paga e dal cedolino pensionistico. Riguardo al lavoro autonomo invece occorre l’ultima dichiarazione dei redditi. E’ inoltre necessario avere una certa affidabilità creditizia, ossia una storia finanziaria che risulti dalla Centrale dei Rischi dove non emergono insolvenze e ritardi nei pagamenti. La somma erogata viene accreditata direttamente nel conto corrente indicato dal finanziato e dallo stesso conto poi vengono prelevate le rate periodiche. Per ottenere la cessione del quinto è necessario essere un lavoratore dipendente pubblico o privato con un contratto di lavoro a tempo indeterminato, oppure un pensionato. In questo caso è il datore di lavoro, o l’INPS per i pensionati, a trattenere dalla busta paga le rate da pagare, dopo che l’ente finanziatore ha accreditato la somma prestata in conto corrente. 

 

Garanzie offerte

Un prestito personale difficilmente viene concesso da parte di una banca o di una finanziaria facendo affidamento solo al reddito dimostrabile, perché l’esposizione del creditore potrà essere elevata nella circostanza in cui tale fonte viene meno, ad esempio per la perdita di lavoro o per una crisi lavorativa. Tutto ciò risalta maggiormente quando l’anzianità lavorativa del debitore non è elevata e il prestito richiesto è cospicuo. Per tale ragione, è richiesta spesso la firma di un coobbligato o una fidejussione bancaria come ulteriore garanzia.

Nella cessione del quinto, il rischio di insolvenza è molto ridimensionato dal fatto che la rata viene prelevata attraverso il datore di lavoro o l’INPS che fanno in pratica da garanti. Infatti, l’ente finanziatore potrà rivalersi ad esempio sul TFR maturato fino al momento dell’insolvenza, nel caso dovesse configurarsi una situazione di inadempienza. Inoltre, il contratto di cessione del quinto prevede la stipula di una polizza assicurativa vita o a copertura del rischio di perdita del posto di lavoro. Nel prestito personale la sottoscrizione della polizza è possibile, ma non indispensabile.

 

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Redazione

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