CFD: cosa sono e come funzionano - Borsa&Finanza

CFD: cosa sono e come funzionano

CFD: cosa sono e come funzionano

I CFD fanno parte della grande categoria di derivati che permettono di seguire il prezzo di un asset sottostante senza acquistarlo direttamente. Questi strumenti sono negoziati over the counter (OTC), ossia al di fuori di un sistema controllato dalle autorità di regolamentazione. Nati nel 1974 in Gran Bretagna, dove venivano inizialmente utilizzati per riprodurre il prezzo dell’oro, hanno avuto un grande sviluppo a livello mondiale negli anni ’90. Hedge fund e grandi investitori istituzionali li hanno sfruttati soprattutto come strumento di copertura per la loro esposizione finanziaria sulle azioni.

I CFD attualmente sono trattati in Gran Bretagna, Germania, Italia, Francia, Spagna, Portogallo, Olanda, Polonia, Svizzera, Singapore, Giappone, Svezia, Sudafrica e Australia. Mentre negli Stati Uniti sono vietati per effetto delle restrizioni imposte dalla Securities and Exchange Commission sugli strumenti finanziari OTC.

 

CFD: definizione e funzionamento

I CFD sono l’acronimo di Contract for Difference ed esprimono contratti con i quali un compratore e un venditore si scambiano il valore del movimento di prezzo di un asset sottostante, che può essere un’azione, una valuta, una materia prima o un indice. Quindi, il guadagno per un operatore è determinato dalla differenza di prezzo (da qui contratto per differenza) del sottostante in un dato momento rispetto a quello in cui il contratto è stato stipulato.

Il meccanismo funziona nel modo seguente. Supponiamo che un trader voglia acquistare un CFD sulle azioni Apple. Ciò che succede è la firma di un contratto per differenza con un broker, il quale acquista le azioni sul mercato. Quindi, il trader non diventa proprietario delle azioni Apple, ma solo di un contratto che riproduce i movimenti del titolo in Borsa. Nel CFD il trader ha una posizione long, mentre il broker una posizione short. L’intermediario però esercita una posizione long verso le azioni che ha acquistato. Quando l’operazione viene chiusa, il broker riacquista il CFD e vende le azioni, quindi mantenendo una posizione flat.

Se ad esempio, alla chiusura della transazione le azioni Apple sono passate da 170 a 200 dollari, il trader ha ottenuto un guadagno di 30 dollari per azione sul CFD; mentre, il broker ha una perdita di 30 dollari sul CFD e un guadagno di 30 dollari sulle azioni. Il profitto dell’intermediario finanziario è determinato dalle eventuali commissioni applicate e soprattutto dallo spread denaro/lettera. Il prezzo lettera è quello che un operatore di mercato paga se vuole acquistare il CFD, mentre il prezzo denaro è quello incassato dal trader quando vende. Il prezzo di acquisto è sempre maggiore rispetto al prezzo di vendita e tale differenza, denominata spread, va nelle tasche del broker.

 

CFD: caratteristiche

La caratteristica peculiare del CFD è quella di poter investire in un determinato asset senza possederlo direttamente. Infatti, come nell’esempio, è il broker ad essere proprietario delle azioni, mentre il trader è solo proprietario di un contratto. Ciò implica che all’operatore non è dato il diritto di partecipare nelle assemblee della società rappresentativa delle azioni (in questo caso Apple). Tuttavia, il trader ha diritto alla percezione dei dividendi, secondo le regole del CFD, tramite trasferimento da parte del broker.

Un’altra caratteristica del Contract for Difference consiste nella possibilità di riprodurre solo una parte di un titolo. Ad esempio, per comprare 1 azione Berkshire Hathaway di classe A occorrono oggi circa 540.000 dollari. Se non si dispone di tale somma, è sempre possibile acquistare un CFD solo per una frazione di tale azione, ad esempio 1/10, quindi investendo 54.000 dollari. Fa parte della scelta del trader l’utilizzo della leva finanziaria o meno. Nel caso affermativo, il resto della cifra mancante viene prestata dal broker e produce tassi d’interessi giornalieri.

È naturale che il broker si cautelerà in questa circostanza chiedendo un margine almeno di 54.000 dollari per aprire la posizione e si riserverà il diritto di chiuderla qualora l’eventuale perdita si dovesse avvicinare a quella cifra, salvo integrazione del margine da parte del cliente. L’entità del margine dipende dal broker, che si basa su alcuni fattori relativi al sottostante come la liquidità, la capitalizzazione e la volatilità storica. Quanto più l’asset mostra segni evidenti di rischiosità tanto maggiore sarà il margine di garanzia.

Se non viene usata la leva finanziaria, il broker ha stipulato con il cliente un CFD sulle azioni Berkshire per un valore di 54.000 dollari; tuttavia è esposto verso le azioni per 540.000 dollari. La copertura della posizione per l’intermediario avviene attraverso CFD che sviluppa con altri clienti per la cifra rimanente (ad esempio altri 9 contratti per differenza del valore medio di 54.000 dollari ciascuno).

Un’ulteriore caratteristica sta nella possibilità di andare short sul titolo sottostante tramite il CFD. Generalmente l’operazione sulle azioni può essere fatta solo in acquisto, a meno di grandi investitori a cui viene consentito di operare allo scoperto tramite il prestito titoli. Questo problema è superato con i CFD, pur tenendo presente che non per tutti i sottostanti il broker dà la possibilità di andare short. Molto dipende dalla facilità con cui si riesce a reperire l’attività sul mercato e dalla volatilità.

 

CFD: i costi

Operare con i CFD comporta dei costi per il trader, quantunque la grande concorrenza che si è scatenata negli ultimi anni tra i vari intermediari ha schiacciato sempre più verso il basso tali oneri. I principali costi possono essere così riassunti:

 

  • lo spread, ovvero la differenza tra il prezzo denaro e il prezzo lettera. Solitamente, quando il sottostante è poco scambiato sul mercato e/o presenta un’elevata volatilità, lo spread tende a essere più largo;
  • le commissioni, ossia la spesa che comporta l’esecuzione di ogni ordine. Questa normalmente è espressa in termini percentuali sul valore del contratto, ma sono sempre più i broker che non applicano commissioni limitandosi a guadagnare solamente attraverso lo spread;
  • le commissioni overnight, cioè il costo per gli interessi che vengono applicati se una posizione viene mantenuta durante la notte. Ciò avviene perché nelle operazioni a leva vi è un prestito da parte del broker come abbiamo spiegato sopra. Su tale prestito maturano ovviamente degli interessi, che vengono addebitati giornalmente, a un tasso stabilito in sede contrattuale.

La situazione italiana

L’Italia è uno dei Paesi che consente la contrattazione di CFD. Tuttavia, la regolamentazione da parte dell’autorità di controllo è abbastanza rigida. Con la delibera n.20976, la Consob ha stabilito alcuni obblighi precisi per gli intermediari che trattano CFD, come:

 

  • fornire informazioni chiare, corrette e appropriate ai clienti in merito a costi e oneri connessi ai servizi di investimento e agli strumenti finanziari;
  • richiedere al cliente tramite compilazione di un questionario il suo grado di esperienza e conoscenza in materia di investimenti relativamente al prodotto;
  • imporre al cliente al dettaglio di pagare la protezione tramite margine iniziale;
  • fornire al cliente al dettaglio la protezione di chiusura al raggiungimento del margine;
  • fornire al cliente al dettaglio la protezione da saldo negativo;
  • divieto di corrispondere al cliente al dettaglio direttamente o indirettamente un pagamento monetario o un beneficio non monetario escluso in relazione alla commercializzazione, alla distribuzione o alla vendita di un CFD, ad eccezione di profitti realizzati su qualsiasi dei CFD offerti;
  • divieto di trasmettere direttamente o indirettamente una comunicazione a un cliente al dettaglio, ovvero pubblicare informazioni accessibili allo stesso relativamente alla commercializzazione, alla distribuzione o alla vendita in Italia o dall’Italia di un CFD senza che tale comunicazione o informazione includa un’adeguata avvertenza sui rischi.

 

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