Cobalto: scoperti nuovi pozzi in Australia, ecco cosa significa - Borsa e Finanza

Cobalto: scoperti nuovi pozzi in Australia, ecco cosa significa

Cobalto: scoperti nuovi pozzi in Australia, ecco cosa significa

L’Australia potrebbe essere a un punto di svolta nella produzione di cobalto. Nella città di Monte Isa, nell’entroterra australiano, sono state scoperte risorse nei rifiuti delle miniere di rame, in grado di aumentare potenzialmente la produzione nazionale fino a 4 o 5 volte quella attuale. La più grande nazione dell’Oceania oggi produce appena il 4% del cobalto a livello mondiale, sebbene i suoi depositi arrivino fino al 20%. Negli ultimi anni il Governo ha inviato squadre di geologi, con lo scopo di setacciare i rifiuti minerari alla ricerca della materia prima.

Joe Kaderavek, Amministratore Delegato di Cobalt Blue, un minatore e trasformatore di cobalto australiano con sede a Broken Hill, nel sud-est dell’Australia, ha stimato che potrebbero esserci fino a 300 mila tonnellate di cobalto nei rifiuti minerari lasciati dalle aziende nel secolo scorso. E, a seconda della capacità e della possibilità di estrazione, potrebbero venir fuori fino a oltre 15 mila tonnellate all’anno, mentre ora se ne producono 3-4 mila, ha sostenuto l’esperto.

 

Cobalto: ecco perché è importante la produzione australiana

Il cobalto, insieme al nichel e al litio, è un elemento chiave nella produzione delle batterie per auto elettriche. Quindi la ricerca e l’estrazione rientrano nel piano di diversificazione del Paese dai combustibili fossili, in modo da farlo diventare un esportatore di minerali di energia pulita. Tuttavia, la questione non è semplice. Le potenzialità dell’Australia come esportatore di cobalto sono alte ma, a giudizio degli esperti, il rischio sta nell’accumulo di capitale a lungo termine, quando la tecnologia delle batterie si sta sviluppando in maniera estremamente rapida.

Ying Lu, analista di metalli per batterie di Wood Mackenzie, ha affermato che

“occorrono dagli 8 ai 15 anni per portare in produzione una miniera greenfield. Quindi, se si inizia a investire e costruire adesso, il primo materiale disponibile non arriverà prima del 2030. Solo che fino ad allora vi sarà incertezza sul lato della domanda”.

Il problema per Lu è che i pozzi di rifiuti sul Monte Isa non sono sviluppati e questa potrebbe essere un’opportunità persa, se si considera che l’Indonesia è in rapido sviluppo della sua industria del cobalto.

Allison Britt, direttrice della consulenza e della promozione delle risorse minerarie presso l’Agenzia governativa federale Geoscience Australia, ha affermato che il potenziale per fornire più cobalto al mondo è enorme e, se ciò dovesse avvenire, si ridurrebbe la dipendenza dalle miniere del Congo. La Repubblica Democratica del Congo produce quasi il 70% del cobalto in tutto il mondo, ma con un grosso problema che riguarda la violazione dei diritti umani, con lo sfruttamento del lavoro minorile e dei lavoratori sottopagati ed esposti a condizioni che mettono a rischio la loro incolumità.

Mentre il Congo ha la supremazia assoluta nella produzione, la Cina invece ha quella nella lavorazione del cobalto. In base ai dati forniti dal Cobalt Institute, nel 2021 Pechino ha rappresentato il 72% della raffinazione del minerale. Secondo gli analisti, costruire nuove catene di approvvigionamento potrebbe anche essere un modo per mettere in discussione il dominio cinese.

AUTORE

Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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