Conte e la denuncia del Financial Times: 5 domande e 5 risposte

CONTE E LA DENUNCIA DEL FT: 5 DOMANDE E 5 RISPOSTE

“Conte ingaggiato da un fondo indagato in Vaticano”. La denuncia del Financial Times

 

Giuseppe Conte è indagato?

No, non lo è. Al centro delle indagini della polizia vaticana c’è Fiber 4.0, fondo di capitali che avrebbe investito in un complesso immobiliare di lusso a Londra attraverso denaro trattenuto proprio dal Segretariato Vaticano. L’episodio che coinvolge Conte è un altro: stando al Financial Times, un anno fa, Fiber 4.0 aveva assunto per una consulenza legale l’attuale premier qualche settimana prima che accettasse l’incarico come Presidente del Consiglio, una consulenza riguardante un tentativo di scalata alla società italiana di telecomunicazioni chiamata Retelit. 

Se non è indagato, cosa rischia il premier?

Giuseppe Conte rischia il cosiddetto “conflitto di interesse”. Stando alla ricostruzione del quotidiano britannico, il Presidente del Consiglio avrebbe in qualche modo favorito i suoi ex clienti di Fiber 4.0 non appena è salito a Palazzo Chigi. Non c’è ancora un’accusa formale da parte degli investigatori vaticani. Ma non si esclude che il ruolo di Conte possa diventare oggetto di ulteriori approfondimenti futuri da parte degli inquirenti.

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Cosa c’entra il Vaticano?

Fiber 4.0 è una società di capitali. Un anno fa, come accennato, era interessata al controllo di Retelit, società italiana di telecomunicazioni. Il principale investitore di Fiber 4.0, con il 40% delle azioni, è il fondo Athena Global Opportunities Fund, sostenuto interamente per 200 milioni di dollari dal Segretariato di Stato Vaticano, e gestito da Raffaele Mincione, finanziere italiano che ne detiene anche la proprietà. Stando ad alcuni documenti del fondo AGOF, per scalare Retelit, Mincione avrebbe utilizzato parte di quei duecento milioni con cui la Segreteria finanziava il fondo. Fiber 4.0 era già in possesso del 9% della società di telecomunicazioni italiana: dunque si trattava di un’operazione che avrebbe dovuto permettere al finanziere di entrare nel Consiglio di Amministrazione di Retelit. Un progetto però fallito. Gli azionisti della società infatti hanno votato un gruppo tedesco e libico. Ed è qui che entra in gioco Conte.

Deve dimettersi?

No. Per il momento, come detto, non è indagato. Mincione aveva contattato Conte, definito dal Financial Times “un accademico allora poco conosciuto”, per cambiare il risultato della votazione in qualità di esperto legale. Il suo parere sarebbe stato quello di ricorrere al cosiddetto “Golden Power”, un insieme di regole che legittimano il governo italiano a bloccare il controllo di imprenditori stranieri sulle aziende italiane ritenute “strategiche”. Qualche settimana dopo, stando alla ricostruzione del FT, non solo Conte è diventato Presidente del Consiglio, ma il governo ha esercitato anche la Golden Power su Retelit. Ed ecco spiegato il conflitto di interesse: in qualità di premier, Giuseppe Conte avrebbe favorito dei suoi ex clienti. Se dovesse essere confermato dalle indagini, questo caso, denunciato anche da Repubblica, potrebbe costringere il premier alle dimissioni. Anche perché l’altra domanda importante è: Conte sapeva di lavorare per un fondo vaticano? Ieri sera Palazzo Chigi ha diffuso una nota: “Conte ha reso solo un parere legale e non era a conoscenza e non era tenuto a conoscere il fatto che alcuni investitori facessero riferimento ad un fondo di investimento sostenuto dal Vaticano e oggi al centro di un’indagine”.

L’Italia rischia qualcosa a livello economico finanziario?

L’opposizione, in primis Matteo Salvini, ha chiesto al premier di fornire spiegazioni in Parlamento. Quelle spiegazioni che Conte a sua volta ha sempre chiesto a Salvini sul caso Savoini. Entrambi però non sono obbligati a farlo perché i loro nomi non figurano nelle carte dell’inchiesta come indagati. Se però il ruolo del premier nelle indagini interne al Vaticano diventasse centrale, al punto da costringerlo alle dimissioni, il paese si troverebbe nuovamente in una totale incertezza politica: un’incertezza a cui i mercati sono da sempre decisamente allergici. Il primo indicatore a rischio sarebbe lo spread, che potrebbe riportarsi in area 200-250 punti.  Inoltre, le elezioni anticipate vedrebbero inevitabilmente favoriti Lega e Centrodestra. Il paese in mano a una maggioranzao sovranista potrebbe aumentare ancora di più il differenziale di rendimento tra Btp (già salito a +0,98% dopo le elezioni in Umbria) e Bund, anche in virtù delle posizioni decisamente meno accomodanti, da parte della Lega, nei confronti delle regole stabilite dall’Unione Europea sui temi della Legge di Bilancio e della gestione del deficit.

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