Criptovalute: cosa succede ai propri soldi se fallisce un exchange?

Criptovalute: cosa succede ai propri soldi se fallisce un exchange?

Criptovalute: cosa succede ai propri soldi se fallisce un exchange?

Il fallimento di società di trading e prestito crittografico come Celsius, Voyager Digital e Three Arrows Capital ha sconvolto il mondo delle criptovalute. Le prime due hanno dichiarato default dopo aver congelato i prelievi dei clienti dalle piattaforme di prestito, mentre il fondo 3AC è affondato a seguito del mancato rimborso di alcuni prestiti ricevuti soprattutto da Voyager Digital. Ad aver causato questo sconquasso nel mercato delle risorse digitali è stato proprio il crollo delle quotazioni, innescato da una fuga degli investitori dalle attività di rischio dopo il rialzo dei tassi della Federal Reserve e culminato nell’implosione del progetto della stablecoin TerraUSD e del token collegato LUNA.

Tutto ciò ha portato in auge un problema di cui si discute da molto tempo e che, in un mercato costantemente rialzista come quello degli ultimi anni, è stato molto sottovalutato. Stiamo parlando della leva finanziaria. Le piattaforme di prestito si basano essenzialmente sull’effetto leverage, dal momento che il meccanismo di funzionamento è che vi siano alcuni soggetti che prendono a prestito criptovalute pagando tassi d’interesse esorbitanti, per speculare sull’andamento delle stesse. Il sistema si è dissolto nel momento in cui il valore delle monete virtuali è sceso rovinosamente mettendo nelle condizioni gli speculatori di non poter più rimborsare il prestito. Ecco allora che gli intermediari come Celsius e Voyager non hanno più potuto restituire il capitale a quegli investitori che avevano prestato le proprie cripto e che per questo ricevevano interessi molto alti.

 

Criptovalute: tutte le problematiche di un fallimento

Il punto adesso è quante probabilità ci sono per recuperare almeno in parte i propri soldi dopo il fallimento delle società su citate. La brutta notizia è che, non essendo regolamentate, le criptovalute non hanno alcuno schermo di protezione per gli investitori. Negli Stati Uniti vi sono meccanismi che assicurano i risparmiatori se una banca o una società finanziaria regolamentate falliscono. La U.S. Securities Investor Protection Corporation garantisce fino a 500 mila dollari in contanti e titoli se un broker finisce nel lastrico. Allo stesso modo i depositanti bancari hanno una protezione fino a 250 mila dollari dalla Federal Deposit Insurance Corporation, in caso di fallimento di un prestatore assicurato. In Europa e nel Regno Uniti vi sono anche meccanismi simili. Tutto ciò è possibile proprio perché ci si muove in un terreno dove vi è una regolamentazione.

Nel caso delle criptovalute, il fallimento di un prestatore o di un exchange è una cosa completamente diversa. Tuttavia, la situazione è ancora molto nebulosa, perché in USA precedenti del genere ancora non se ne conoscono. Un caso di default si è verificato in Giappone nel 2014, con la bancarotta dell’azienda crittografica Mt. Gox, ma da allora i creditori sono ancora in attesa di ottenere il rimborso di miliardi di dollari.

Secondo Danile Saval, avvocato del grande studio legale Kobre & Kim, vi è un problema molto insidioso riguardo le piattaforme crittografiche centralizzate, ovvero che queste possono mischiare i fondi di diversi clienti per fare investimenti rischiosi. Questo, essendo che stiamo sempre parlando di finanza decentralizzata, potrebbe portare a una sentenza dove risulta che i token sono di proprietà dell’exchange e non dei clienti. Ciò vorrebbe dire che i creditori non vedranno mai più il loro denaro.

 

Celsius e Voyager: gli accordi con i clienti

In tutto questo è molto importante capire che tipo di accordo sussiste tra la società e il cliente. A tal riguardo, com’è la situazione per gli attori sopra descritti? Celsius ha scritto a chiare lettere nei termini di utilizzo che “i fondi depositati presso l’azienda potrebbero non essere recuperabili in caso di fallimento”. Il prestatore deve ben 4,7 miliardi di dollari ai clienti e ha un buco di 1,2 miliardi di dollari. Al momento presenta una liquidità di cassa di 167 milioni di dollari, ma non ha fornito alcuna comunicazione su “se e quando” riaprirà i prelievi.

Voyager ha riferito che il denaro dei suoi clienti è tenuto in un conto assicurato FDIC presso la Metropolitan Commercial Bank di New York. La cosa però è molto strana, perché la banca ha contestato questa affermazione, in quanto la FDIC offre protezione solo in caso di fallimento di un istituto finanziario regolamentato e non di un exchange. Ad ogni modo, Voyager ha comunicato un piano per poter effettuare rimborsi sia attraverso azioni e token della società, sia mediante tutto ciò che è possibile recuperare dal credito di 670 milioni di dollari verso Three Arrows Capital.

Gli esperti legali però vedono le cause andare molto per le lunghe, con i tempi di eventuali recuperi al momento sconosciuti. Inoltre, bisogna tenere presente che molto probabilmente gli utenti saranno considerati come creditori chirografari, quindi faranno parte di una lunga fila di altri creditori dietro banche, dipendenti e Autorità fiscali. Questo ad esempio è quanto ha dichiarato Coinbase, riguardo i suoi utenti in caso di fallimento. In una situazione del genere, quindi, la speranza che il prestito da parte degli investitori non sia andato in fumo è ridotta veramente al lumicino.

AUTORE

Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.