Criptovalute: in India pronto il divieto assoluto?

In India il campanello d’allarme era già suonato dopo il ban assoluto della Cina sulle criptovalute. Da allora si è iniziato a vociferare che il Parlamento indiano potesse adottare delle misure drastiche che vietassero l’utilizzo delle valute digitali nel territorio del Paese. Un disegno di legge è stato presentato e su questo si sta discutendo per decidere la soluzione più appropriata per i cittadini indiani. 

I dettagli ancora non si conoscono, ma alcune indiscrezioni parlano di una stretta con alcune eccezioni volte a promuovere la tecnologia sottostante della blockchain e nello stesso tempo dare il via alla moneta digitale emessa dalla Banca Centrale. 

Nuova Delhi alla fine potrebbe regolamentare le monete virtuali e nel contempo stabilire un regime di tassazione per il trading. Questo sarebbe ben accolto da parte dei cittadini, che in un recente sondaggio si sono espressi favorevolmente a qualsiasi forma di regolamentazione.

 

Criptovalute: in India un commercio in crescita

La questione delle criptovalute è da tempo che tiene banco in India, già da quando nel 2018 l’istituto centrale ne ha ordinato il divieto, poi rimosso a marzo di quest’anno dalla Corte Suprema. Il Governo comunque ha iniziato ad ammorbidirsi negli ultimi tempi, da quando cioè si è reso conto che l’interesse comune è molto alto e gli sviluppi in corso del settore crittografico potrebbero imprimere un cambiamento tecnologico epocale. 

Nell’ultimo anno infatti in India il valore delle transazioni in criptovalute è cresciuto enormemente, passando da un valore di 9 miliardi di dollari tra luglio 2019 e luglio 2020 a circa 68 miliardi di dollari nel periodo luglio 2020-luglio 2021. Le start-up crittografiche quest’anno hanno già raccolto 502 milioni di dollari, 20 volte in più rispetto a quanto fatto nell’anno passato. 

Questa evoluzione insomma non può essere ignorata e infatti le istituzioni hanno intrapreso un maggiore dialogo con le società operative del settore rispetto al passato. Alcuni ministri del Governo hanno espresso posizioni più concilianti, ma il Premier Narendra Modi continua a tenere la linea dura. Le preoccupazioni del Primo Ministro sono incentrate sul riciclaggio del denaro sporco e sulle truffe e manipolazioni a cui potrebbero andare incontro gli investitori.

 

Indiani meno entusiasti di altri Paesi

Nonostante la crescita, il commercio in India riguardo le criptovalute è ancora abbastanza limitato se lo si paragona a quello di altri Paesi e su questo potrebbe far leva il nuovo disegno di legge. Dai dati di un sondaggio lanciato dalla società di analisi Kantar risulta che solo il 16% degli interpellati ha detto di aver fatto acquisti di valute digitali. 

Un altro rapporto da parte di Chainalysis rileva che le operazioni di valore inferiore a 10.000 dollari in un anno in India sono molto inferiori rispetto a quelle di Stati Uniti e Cina, e più vicine alle operazioni di Paesi come il Vietnam e la Turchia. 

Questo dimostrerebbe come il main street indiano non sia ancora stato completamente travolto dalla febbre crittografica che si è diffusa da altre parti. Ciò nonostante, la gran parte degli analisti reputa molto difficile che alla fine il disegno di legge sfoci in un’interdizione assoluta, come da qualche parte è stato mormorato. Se così fosse altrimenti bisognerebbe rivedere molte cose e il colpo per il settore potrebbe essere assorbito male, dopo quanto è già successo in Cina.