Criptovalute: oltre il 30% degli italiani è pronto a investire

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Il mercato delle criptovalute in Italia sta attraversando una fase che potrebbe ancora apparire contraddittoria: da un lato la persistenza di una narrazione pubblica spesso polarizzata tra entusiasmo tecnologico e diffidenza sistemica, dall’altro una realtà statistica che racconta un ecosistema già profondamente penetrato nelle abitudini finanziarie di una parte non marginale della popolazione, e soprattutto in rapida evoluzione verso forme di maggiore maturità, regolamentazione e integrazione con la finanza tradizionale.

È proprio da questa tensione, più apparente che reale, che prende forma il quadro delineato dal Crypto Compass di Boerse Stuttgart Digital, uno studio che rappresenta oggi una delle fotografie più complete e strutturate sull’adozione delle criptovalute in Italia, Francia e Spagna. Un’analisi che non si limita a misurare la penetrazione del fenomeno, ma che ne esplora la profondità psicologica, la dimensione comportamentale e le implicazioni sistemiche per il settore finanziario europeo.

 

In questo articolo:

 

  • Criptovalute: il 25% degli italiani ha già avuto esperienze dirette
  • Tra giovani e fiducia
  • Perché le criptovalute?

 

Criptovalute: il 25% degli italiani ha già avuto esperienze dirette

Secondo i dati raccolti, un italiano su quattro ha già avuto esperienza diretta con le criptovalute, mentre circa un terzo della popolazione si dichiara pronto a investire nei prossimi anni. Numeri che, se isolati, potrebbero sembrare semplicemente indicativi di una curiosità diffusa. Ma che assumono una valenza completamente diversa se letti alla luce del contesto regolamentare europeo, dell’evoluzione delle infrastrutture di mercato e soprattutto del crescente ruolo degli intermediari finanziari tradizionali.

In questo scenario, il messaggio che emerge dallo studio è estremamente chiaro: il mercato italiano non è in una fase embrionale, bensì in una fase di consolidamento selettivo, in cui la crescita non sarà determinata soltanto dall’entusiasmo speculativo, ma dalla capacità del sistema di garantire fiducia, trasparenza e integrazione.

Come sottolinea Luciano Serra, Country Manager Italy di Boerse Stuttgart Digital, “il Crypto Compass mostra un mercato italiano sempre più consapevole, in cui l’interesse verso le criptovalute si accompagna a una richiesta chiara di affidabilità e sicurezza. In questo contesto, operatori completamente regolamentati e conformi agli standard europei giocano un ruolo decisivo nel rafforzare la fiducia dei clienti e consentire a banche e istituzioni finanziarie di offrire ai propri clienti un accesso sicuro, trasparente e affidabile agli asset digitali. La crescita futura del mercato italiano passerà proprio da qui: dalla capacità di combinare innovazione, sicurezza e integrazione con operatori finanziari solidi”.

Questa affermazione, al di là della sua valenza istituzionale, racchiude un punto centrale che attraversa tutto lo studio: la progressiva normalizzazione delle criptovalute all’interno del perimetro della finanza regolamentata. Non più un universo parallelo, ma un segmento che tende a essere inglobato, regolato e reso interoperabile con le infrastrutture esistenti. Il dato più significativo, in questa direzione, riguarda proprio la struttura della domanda.

Attualmente circa il 9% degli italiani investe attivamente in criptovalute, mentre un ulteriore 15% ha già avuto esperienze di investimento in passato. Il che significa che quasi un quarto della popolazione ha già interagito direttamente con asset digitali. Non si tratta più, dunque, di una nicchia marginale, ma di una componente ormai strutturale del comportamento finanziario contemporaneo. Tuttavia, il dato più interessante non è quello relativo all’esistente, bensì quello potenziale. Circa il 34% degli italiani si dichiara disposto a investire o a tornare a investire in criptovalute nei prossimi cinque anni. Una percentuale che, in un mercato maturo come quello europeo, rappresenta un bacino di espansione estremamente rilevante.

 

Tra giovani e fiducia

Questa propensione non è uniforme, ma segue con precisione le linee generazionali. Tra gli under 30, oltre il 50% manifesta un’intenzione di investimento concreta o potenziale. Nella fascia 30-39 anni, la percentuale si mantiene elevata, attestandosi a quasi il 37%. Il dato si riduce progressivamente con l’aumentare dell’età, scendendo al 28% nella fascia 40-49 anni e al 17% tra i 50 e i 59 anni. Questa distribuzione non è casuale, ma riflette una trasformazione più ampia del rapporto tra individui e strumenti finanziari. Le nuove generazioni non percepiscono più la separazione tra finanza tradizionale e digitale come una barriera, ma come un continuum. La gestione autonoma e flessibile dei propri investimenti, infatti, è considerata importante da circa il 77% degli italiani, un dato che contribuisce a spiegare la crescente attrattività delle piattaforme digitali.

In questo contesto, la questione della fiducia diventa il vero asse portante dell’intero ecosistema. Circa l’80% degli italiani indica regolamentazione e trasparenza come criteri fondamentali nella scelta di una piattaforma di investimento in criptovalute. Il 77% attribuisce grande importanza alla qualità del servizio clienti, mentre oltre il 70% considera essenziale la sicurezza nella custodia degli asset digitali. Non si tratta di preferenze marginali, ma di requisiti strutturali che definiscono il perimetro stesso dell’accesso al mercato. La volatilità intrinseca delle criptovalute, infatti, non rappresenta più il principale elemento di deterrenza. A pesare maggiormente è la percezione del rischio operativo e infrastrutturale, legato alla sicurezza delle piattaforme e alla loro affidabilità regolamentare.

È qui che entra in gioco un elemento decisivo: il ruolo degli intermediari finanziari tradizionali. Il 36% degli intervistati indica infatti la propria banca principale come soggetto più affidabile per l’accesso agli investimenti in criptovalute, superando consulenti indipendenti e piattaforme specializzate. Un dato che segna un cambio di paradigma profondo. Le criptovalute, in altre parole, non vengono più percepite esclusivamente come strumenti alternativi al sistema bancario, ma sempre più spesso come asset che devono essere integrati all’interno del sistema bancario stesso. Non sorprende, quindi, che oltre il 35% degli italiani si dichiari disposto a cambiare banca qualora un altro istituto offrisse condizioni più vantaggiose o un accesso più efficiente agli asset digitali.

In questo senso, l’osservazione di Luciano Serra appare particolarmente significativa: “Siamo di fronte a un cambio di paradigma: i risparmiatori non cercano più le criptovalute solo su piattaforme esterne, ma le vorrebbero integrate nell’ecosistema di fiducia della propria banca. Per gli istituti finanziari questa è soprattutto una grande opportunità di fidelizzazione”. L’introduzione di un quadro normativo europeo più definito, in particolare attraverso il regolamento MiCAR, rappresenta un ulteriore elemento di accelerazione. Circa il 47,3% degli intervistati riconosce infatti che una regolamentazione chiara aumenta la credibilità del settore. Questo dato è particolarmente rilevante perché ribalta una narrazione storica secondo cui la regolamentazione sarebbe un freno all’innovazione. Nel caso delle criptovalute, al contrario, essa appare come un fattore abilitante.

La fiducia, tuttavia, non si costruisce solo attraverso le regole, ma anche attraverso la comprensione. Ed è proprio sul terreno dell’educazione finanziaria che emergono le contraddizioni più interessanti. Il 63% dei cittadini italiani si dichiara ben informato in materia finanziaria generale, un dato superiore a quello francese e vicino a quello spagnolo. Tuttavia, quando si entra nel dettaglio delle criptovalute, il quadro cambia radicalmente: solo il 33% si sente realmente informato, mentre il 64% ammette conoscenze limitate e il 3% dichiara di non averne alcuna. Questa asimmetria informativa rappresenta uno dei principali vincoli alla piena espansione del mercato. Non tanto perché impedisca l’accesso, quanto perché condiziona la percezione del rischio. Non è un caso che quasi il 46% degli intervistati affermi che investirebbe di più se avesse una maggiore conoscenza del settore.

 

Perché le criptovalute?

Dal punto di vista delle motivazioni d’uso, le criptovalute in Italia stanno assumendo una funzione sempre più articolata. Circa il 40% degli investitori le utilizza per diversificare il portafoglio, mentre il 38% le considera un investimento di lungo periodo e il 36% le impiega per attività di trading. Accanto a queste finalità tradizionali emergono anche nuovi comportamenti: il 29% le utilizza per acquisti online e il 25% come copertura contro inflazione e svalutazione monetaria.

Questa evoluzione indica che le criptovalute stanno progressivamente uscendo dalla dimensione esclusivamente speculativa per entrare in una logica di utilizzo multifunzionale. L’obiettivo principale resta la crescita del capitale nel lungo periodo per il 48% degli investitori, ma una quota crescente le considera anche uno strumento di indipendenza finanziaria dal sistema bancario tradizionale o di maggiore controllo sui propri asset. Sul piano macro, il sentiment generale rimane diviso: il 42% degli italiani esprime una valutazione positiva delle criptovalute, mentre il 57% mantiene una posizione negativa. Tuttavia, questo dato cambia radicalmente quando si osserva il comportamento degli investitori attivi, tra i quali oltre il 90% esprime un’opinione favorevole.

Immagine di Massimiliano Carrà

Massimiliano Carrà

Classe 1994 e laureato in scienze della comunicazione a Palermo (sua città natale), si è specializzato a Milano sostenendo un Master in Radio e New Media Management & Content al Sole 24 Ore. Iscritto dal 2020 all'Ordine dei Giornalisti pubblicisti, dopo le esperienze in Radio 24, Class Editori, Money.it, Forbes Italia e Il Giornale è entrato nel 2025 in Borsa&Finanza, dove si occupa di approfondimenti macro-economici, startup, interviste e imprenditoria. Ama lo sport, la letteratura, il cinema e il mare. Gli piace visitare posti nuovi e scoprire nuove culture.

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