Criptovalute: pro e contro di ricevere lo stipendio digitale - Borsa e Finanza

Criptovalute: pro e contro di ricevere lo stipendio digitale

Criptovalute: i pro e i contro di ricevere lo stipendio digitale

I lavoratori delle nuove generazioni sarebbero felici di farsi pagare lo stipendio con le criptovalute. Lo rivela un sondaggio condotto dalla società di consulenza finanziaria deVere Group, dove circa il 35% delle persone comprese tra i 26 e i 42 anni e circa il 50% di quelle under 25 accetterebbero di essere compensati per metà dell’importo spettante in valute digitali. Mentre un altro studio di SoFi e Workplace Intelligence elaborato su 800 dipendenti americani ha mostrato che il 42% di loro vorrebbe ricevere NFT per il pagamento delle proprie prestazioni.

Sono soprattutto coloro che lavorano in settori come quello fintech ad avere una maggiore propensione a interagire con le criptovalute, secondo Tony Jarvis, direttore della sicurezza aziendale in Asia-Pacifico e Giappone presso la start-up di sicurezza informatica Darktrace. Questo perché hanno una mente maggiormente orientata al futuro e vedono la struttura rischio-rendimento con occhi diversi rispetto a chi è sempre stato abituato a essere pagato in contanti.

 

Pagamento stipendi in criptovalute: 4 aspetti da considerare

Le aziende che pagano gli stipendi in criptovalute sicuramente potrebbero attrarre maggiormente giovani talenti, ma ci sono almeno 4 aspetti che devono essere considerati per valutare la convenienza o meno di ricadere in questa scelta. In primo luogo la velocità e i costi aggiuntivi. Sicuramente l’emolumento in cripto avviene in un attimo, azzerando praticamente i tempi di attesa. Quindi, a differenza delle transazioni bancarie, non bisognerà aspettare diversi giorni prima di vedere il denaro sul conto. Inoltre, vi sarebbe immediato accesso nel portafoglio crittografico, senza il bisogno di dover effettuare conversioni da valute fiat pagando una commissione.

Un secondo aspetto riguarda le tasse. Qui dipende molto dal Paese in cui il lavoratore risiede. Ad esempio il Portogallo non applica alcuna tassa sulle criptovalute. Ma questa non è una cosa diffusa. Negli USA è necessario segnalare le transazioni in token digitali all’Internal Revenue Service, mentre in India viene imposta oggi una tassa del 30% sul reddito da criptovaluta. In futuro le Nazioni dove circolano monete virtuali saranno orientate verso una regolamentazione che abbraccia la questione fiscale, quindi eventuali vantaggi del momento difficilmente saranno riproponibili.

In terzo luogo bisogna considerare la volatilità. Le fluttuazioni dei prezzi delle valute digitali sono molto più accentuate rispetto a quelle degli altri asset e questo implica che lo stipendio ricevuto potrebbe variare sensibilmente in una direzione o in un’altra con la velocità con cui si muove il token in cui viene espresso. È chiaro che molto dipende dalla propensione al rischio delle persone, per questo la formula è più recettiva in un pubblico più giovane e proiettato verso l’innovazione.

Infine c’è la delicata questione della sicurezza informatica. Le criptovalute finiscono in un sistema decentralizzato e, una volta violati password e account, sarà poi difficile avere strumenti di protezione delle proprie risorse. In attesa di una vera regolamentazione, quindi, è sempre conveniente utilizzare piattaforme che offrono assicurazione dei beni e barriere contro il riciclaggio, in modo da mitigare l’esposizione al rischio digitale.

 

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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