SK Hynix non risolleva Seul, cosa accade al settore dei chip asiatico?

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Altro bagno di sangue per le azioni tech in Asia. Nella seduta di oggi le Borse della regione sono state zavorrate da un’ondata di vendite indirizzata verso i titoli che più avevano corso nei mesi scorsi, a causa delle preoccupazioni legate all’intelligenza artificiale. Sotto pressione è finita ancora una volta la Borsa di Seul, con i campioni nazionali dei chip di memoria travolti dopo la pubblicazione dei risultati trimestrali di SK Hynix. Insieme a lei la debolezza ha colpito Taiwan e, in parte Tokyo, dove il ribasso è stato contenuto intorno all’1%. Positive invece le Borse cinesi. 

Tornando all mercato coreano, SK Hynix ha chiuso la sessione a -9,61%, ma durante gli scambi è arrivata a perdere oltre il 15% in seguito alla pubblicazione di dati trimestrali inferiori alle aspettative degli analisti. Il rivale Samsung Electronics è scivolato del 5,23%, limitando il passivo nell’ultima fase della seduta. Pioggia di vendite anche per LG Innotek e Seoul Semiconductor, che hanno perso rispettivamente il 10,89% e l’8,89%.

In Giappone il produttore di chip di memoria per computer Kioxia Holdings è affondato del 13,85%, mentre Tokyo Electron e SoftBank Group sono scese rispettivamente del 10,59% e del 6,95%. Tokyo Electron è una delle maggiori aziende giapponesi produttrici di apparecchiature per la fabbricazione di semiconduttori; SoftBank è considerata un importante indicatore degli investimenti nell’intelligenza artificiale grazie alla sua partecipazione nel progettista britannico di chip Arm. A Taiwan, Tsmc, il più grande produttore mondiale di chip per conto terzi, ha lasciato sul terreno il 3,51%.

 

In questo articolo

 

  • Azioni tech Asia: cosa sta succedendo
  • SK Hynix preoccupa

 

Azioni tech Asia: cosa sta succedendo

Un sell-off di queste proporzioni era francamente inimmaginabile fino a pochi mesi fa, quando le azioni tech in Asia conoscevano soltanto la strada dei rialzi. Ora crescono sempre di più i timori che le grandi aziende tecnologiche riducano gli investimenti nell’intelligenza artificiale, facendo diminuire la domanda di chip di memoria necessari per alimentare tutte le infrastrutture legate alla nuova tecnologia che sta cambiando il mondo. Recentemente si è aggiunto un altro vento contrario, rappresentato dalla concorrenza cinese nella produzione di chip di memoria, che potrebbe aumentare l’offerta e ridurre i prezzi.

“La verità è che questi crolli hanno sicuramente alle spalle motivazioni, se non valide, quantomeno plausibili”, ha affermato Giuseppe Sersale, portfolio manager di Anthilia Capital Partners Sgr. “Personalmente sostenevo da tempo che l’esplosione dei prezzi delle memorie e dei margini degli oligopolisti fosse insostenibile nel medio periodo, nel senso che altri concorrenti, presumibilmente cinesi, si sarebbero inseriti. È un tema sul quale il newsflow si sta intensificando. E poi c’è il tema della sostenibilità degli investimenti degli hyperscaler, che ha danneggiato prima gli stessi attori e successivamente i fornitori”. L’esperto ha definito la debacle delle ultime sedute un vero e proprio massacro in atto, frutto di una “cascata di stop loss, margin call e contrazione della leva“. Inoltre, sottolinea come questo movimento sia arrivato prima ancora che i prezzi delle memorie iniziassero a scendere, riflettendo la concorrenza cinese e l’insostenibilità a medio termine dei prezzi.

Kieron Poon, direttore degli investimenti azionari asiatici di Aberdeen Investments, ritiene che l’ultima debolezza delle azioni tech in Asia rifletta “il processo di deleveraging in corso in Corea e un sentiment più debole verso i titoli tecnologici globali”. Tuttavia, ha aggiunto che la recente volatilità “non ha cambiato la nostra visione positiva di lungo termine”. In sostanza, nonostante la forte correzione, Poon considera la svendita un’opportunità piuttosto che un peggioramento dei fondamentali. “Il recente arretramento del mercato ha portato le valutazioni a livelli più interessanti, creando opportunità per aumentare l’esposizione verso aziende di alta qualità a prezzi più ragionevoli”, ha dichiarato.

SK Hynix preoccupa

Intanto gli investitori restano concentrati su quanto sta accadendo in casa SK Hynix. Dopo il debutto del 13 luglio a Wall Street, l’azienda ha perso oltre un quinto del proprio valore e oggi ha presentato conti trimestrali inferiori alle aspettative degli analisti, pur mostrando numeri eccezionali.

Il colosso sudcoreano dei chip HBM (High Bandwidth Memory) ha realizzato nel secondo trimestre 2026 ricavi per 79.320 miliardi di won, pari a 54,55 miliardi di dollari, in crescita del 257% su base annua, e un utile operativo di 60.540 miliardi di won, in aumento del 557% rispetto allo stesso periodo del 2025. Numeri straordinari che però non hanno soddisfatto le attese degli analisti, i quali prevedevano un fatturato di 84.000 miliardi di won e un utile operativo di 64.000 miliardi di won.

L’azienda ha sottolineato che darà priorità agli investimenti per la crescita e lavorerà per mantenere una solida struttura finanziaria, continuando al tempo stesso a rivedere le politiche di remunerazione degli azionisti. In questo contesto mira a massimizzare la produzione utilizzando i poli produttivi esistenti di Icheon e Yongin, aumentando nel contempo la produzione di NAND e le attività di packaging avanzato a Cheongju.

Josh Gilbert, lead analyst per l’area Asia-Pacifico (APAC) di eToro, ha affermato che il margine lordo dell’azienda, pari all’83%, indica che il potere di determinazione dei prezzi è ancora forte e ben presente. “Questo non accade in un mercato in cui la domanda si sta prosciugando; accade in un mercato in cui i clienti si contendono l’offerta”, ha dichiarato.

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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