Criptovalute: la Thailandia applica divieto di pagamenti dal 1° aprile

Criptovalute: la Thailandia applica divieto di pagamenti dal 1° aprile

Criptovalute: la Thailandia applica divieto di pagamenti dal 1° aprile

La Thailandia si unisce ai Paesi che usano il pugno di ferro nei confronti delle criptovalute e decide a partire dal 1° aprile di bandirle come metodo di pagamento. La decisione è stata presa dalla Securities and Exchange Commission thailandese, di concerto con la Banca Centrale del Paese, motivandola con i numerosi rischi che vi sono per la stabilità finanziaria e in merito al riciclaggio di denaro. 

Il provvedimento non deve essere interpretato come un ban totale allo scambio o alla detenzione di risorse digitali, ma solo all’uso come formula di pagamento. Quindi sotto questo aspetto è una cosa ben diversa da quanto successo in Cina, dove le criptovalute sono state letteralmente sradicate da ogni forma di utilizzo: dal mezzo di pagamento alla detenzione e al trading.

In verità, nel messaggio comunicato dalla SEC thailandese vi è addirittura qualche passaggio dove vengono enunciati i vantaggi che le risorse digitali come la blockchain possono apportare nello sviluppo tecnologico del Paese. Per questo il regolatore sosterrà le tecnologie crittografiche, compatibilmente con la posizione della Thailandia sull’argomento. Bisogna ricordare che al riguardo la Nazione è stata una delle prime a sviluppare una sua Central Bank Digital Currency.

 

Criptovalute: quali impatto dalla decisione della Thailandia

Le conseguenze che una mossa del genere può portare nel mondo delle criptovalute sono abbastanza esigue, infatti i prezzi dei token sul mercato non sono stati affatto scossi all’uscita della notizia. La Thailandia occupa nel mondo il 14° posto tra gli utilizzatori di valute digitali mentre, se si valuta il rapporto tra proprietari delle cripto e numero di abitanti, il Paese si trova al 12° posto con il 5,2%, davanti a Stati come Germania, Francia, Stati Uniti e Brasile. 

Tuttavia, l’effetto non può che essere molto diverso rispetto alla risonanza che ha avuto il divieto assoluto imposto dalla Cina. Allora le quotazioni delle criptovalute si dimezzarono in poco tempo, dal momento che Pechino rappresentava il principale hub crittografico a livello mondiale. Anche un irrigidimento della Russia avrebbe potuto provocare qualche turbolenza, essendo Mosca il terzo produttore al mondo. 

La situazione regolamentare lì è ancora combattuta, con la Banca di Russia che finora ha spinto per una repressione in stile cinese per via dell’eventuale minaccia che le risorse crittografiche potrebbero creare alla stabilità finanziaria e del rublo. L’istituto monetario è stato però contrastato dal Governo che vorrebbe imporre la fiscalizzazione e una regolamentazione più soft. Oggi però il Paese ha altri problemi da risolvere e anzi le criptovalute potrebbero essere un prezioso alleato per aggirare le sanzioni imposte dall’Occidente.

 

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