Le materie prime critiche hanno un’importanza strategica fondamentale per lo sviluppo dell’Europa, ma sono anche altamente vulnerabili alle interruzioni delle forniture. In vista della completa decarbonizzazione delle economie e della twin transition (la transizione energetica e digitale), si prevede che la domanda europea di terre rare aumenterà di sei volte entro il 2030 e quella di litio di sette volte entro il 2050. Per rispondere a queste sfide e porre un limite alle importazioni, la Commissione europea ha varato il Critical Raw Materials Act (CRM Act), una normativa che garantisce l’accesso a un approvvigionamento sicuro, diversificato, sostenibile e a prezzi abbordabili di questi preziosi materiali.
Critical Raw Materials Act: cos’è la normativa dell’UE
Proposto nel 2011 insieme al Net Zero Industry Act ed entrato in vigore il 23 maggio 2024 con la prima riunione del Comitato per le materie prime critiche, il Critical Raw Materials Act è un pacchetto di misure che mirano ad assicurare un rifornimento costante di tutte quelle materie prime di importanza strategica per l’economia dell’Unione perché indispensabili per la transizione ecologica. Ad oggi si contano 34 materie prime critiche: afnio, antimonio, arsenico, barite, bauxite, berillio, bismuto, boro, carbon coke, cobalto, elementi di terre rare pesanti, elementi di terre rare leggere, elio, feldspato, fosforo, gallio, germanio, grafite naturale, litio, magnesio, manganese, metalli del gruppo del platino, nichel, niobio, rame, roccia fosfatica, scandio, silicio metallico, spatofluore, stronzio, tantalio, titanio metallico, tungsteno e vanadio.
Tra le materie prime critiche rientrano le terre rare (REE, acronimo di Rare Earth Metals), ossia elementi della famiglia dei metalli di difficile reperimento ma con straordinarie proprietà magnetiche e conduttive. Le REE sono 17: scandio, ittrio, lantanio, cerio, praseodimio, neodimio, promezio, samario, europio, gadolinio, terbio, disprosio, olmio, erbio, tulio, itterbio e lutezio. L’elenco delle materie prime critiche è in costante aggiornamento: la Commissione lo riesamina entro il 24 maggio 2027 e successivamente almeno ogni tre anni. Tutti questi metalli e minerali sono fondamentali per la green economy e le energie rinnovabili, le tecnologie digitali e l’industria aeronautica e militare. Smartphone, computer, touchscreen e hard disk, fibre ottiche e laser, apparecchiature mediche, batterie per i veicoli elettrici, turbine eoliche onshore e offshore e pannelli fotovoltaici: sono soltanto alcuni degli oggetti all’interno dei quali si trovano le REE.
Cosa prevede il Critical Raw Materials Act
Parte integrante del piano industriale del Green Deal, il CRM Act – ufficialmente il Regolamento (UE) 2024/1252, pubblicato il 3 maggio 2024 sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea – vuole ridurre la dipendenza nell’approvvigionamento delle materie prime critiche e puntare sull’economia circolare, aumentando la capacità di estrazione e lavorazione sul territorio europeo. La Cina fornisce il 56% di tutte le materie prime critiche importate dall’Unione europea: Pechino ha quasi un monopolio nell’estrazione e nella lavorazione di questi metalli e minerali. Si calcola che se interrompesse la fornitura di terre rare all’Europa, sarebbero a rischio 241 GW di eolico e 33,8 milioni di veicoli elettrici entro il 2030.
La normativa europea fissa quattro obiettivi principali da raggiungere entro il 2030:
- almeno il 10% delle materie prime critiche consumate in UE dovrà essere estratto da miniere europee;
- almeno il 40% delle materie prime critiche consumate in UE dovrà essere lavorato in Europa;
- almeno il 25% delle materie prime critiche consumate in UE dovrà arrivare da attività di recupero e riciclo;
- non più del 65% del consumo annuale di materie prime critiche in UE potrà essere soddisfatto da un singolo Paese terzo fornitore.
Per raggiungere i benchmarks e ottimizzare il funzionamento del mercato interno, la Commissione ha elaborato una strategia che si basa sulla creazione di catene di valore sempre più forti e interconnesse, sulla diversificazione delle importazioni (è previsto lo sviluppo di partenariati con Paesi terzi affidabili) e sul miglioramento della capacità di monitorare e mitigare i rischi di interruzioni della fornitura. La legge riduce gli oneri amministrativi, semplificando le procedure di autorizzazione per i progetti sulle materie prime critiche all’interno dell’UE. Inoltre, alcuni progetti strategici selezionati beneficiano di un accesso facilitato alle linee di finanziamento e di tempi di autorizzazione più brevi: 27 mesi per i permessi di estrazione e 15 mesi per quelli di lavorazione.
Il Board per le materie prime critiche svolge un ruolo significativo nell’attuazione del quadro normativo, supportando la Commissione nella selezione dei progetti strategici e nelle procedure di autorizzazione, nelle iniziative di circolarità e nell’agevolazione della cooperazione internazionale. Nel raggio d’azione del CRM Act rientrano la creazione di una Raw Materials Academy per accelerare le fase di ricerca e sviluppo, il coordinamento tra gli Stati membri per avere un’accurata istantanea delle riserve nazionali, un monitoraggio continuo sulla disponibilità delle materie prime critiche nel continente e l’imposizione di obblighi di preparazione al rischio per le grandi aziende che producono tecnologie strategiche.
I Paesi membri dell’UE e gli operatori privati sono chiamati ad adottare ogni misura possibile per migliorare i tassi di riciclo di rifiuti ricchi di materie prime critiche e garantirne il recupero in materie prime critiche secondarie. Per diversificare le importazioni, la Commissione ha varato il Critical Raw Materials Club: un circolo di partner ricchi di risorse con i quali cementare i rapporti commerciali e verso cui indirizzare gli investimenti. In aggiunta, il CRM Act prevede di contrastare le pratiche commerciali sleali e di utilizzare la strategia Global Gateway per sviluppare nuove infrastrutture soft e hard per implementare progetti lungo la filiera delle materie prime e supportare la connettività. La prima call for applications per i progetti del CRMA è aperta fino al 22 agosto 2024 sul sito ufficiale della DG GROW, la direzione generale per il mercato interno, l’industria, l’imprenditorialità e le PMI.
Il Critical Raw Materials Act “contribuirà ad aumentare la produzione nell’UE di tecnologie chiave a zero emissioni di carbonio o net-zero per garantire una filiera sicura, sostenibile e competitiva per l’energia pulita, al fine di raggiungere gli obiettivi climatici ed energetici dell’Unione”, fa sapere la Commissione. “La normativa sulle materie prime critiche stabilisce obiettivi ambiziosi per accelerare la produzione di materie prime primarie e secondarie, rispettando nel contempo le norme sociali e ambientali più rigorose e istituendo partenariati strategici con i Paesi terzi”, aggiunge Maroš Šefčovič, vicepresidente esecutivo per il Green Deal europeo. “In un contesto geopolitico volatile, l’Europa sta accelerando gli sforzi, a livello nazionale e in partenariato con i Paesi terzi, per conseguire un approvvigionamento sicuro, abbondante e sostenibile di materie prime essenziali per le nostre esigenze in materia di clima, digitale, difesa e sicurezza”, conclude Thierry Breton, commissario per il mercato interno.









