Il mercato delle criptovalute è stato spesso oggetto di attività criminali come il furto di dati e la vendita di beni e servizi derivanti da attività illecite. Tra le tecniche utilizzate c’è quella che sfrutta i cryptomixer, che permette di aggirare la tracciabilità delle transazioni in criptovalute. In realtà le valute digitali sono anonime, ma negli ultimi anni sono state emanate norme e regolamenti che obbligano le blockchain a registrare la cronologia delle transazioni e renderla disponibile al pubblico. Tra l’altro, le forze dell’ordine dispongono di sistemi avanzati di tracciamento che permettono di risalire all’indirizzo IP delle persone che hanno aperto un portafoglio digitale. Per queste ragioni i malintenzionati ma anche gli operatori più esperti che vogliono conservare la propria privacy utilizzano i cryptomixer.
Cryptomixer: definizione e funzionamento
I cryptomixer sono operazioni per mezzo delle quali determinati soggetti inviano criptovalute che verranno poi divise e mescolate con altre derivanti da transazioni casuali, per non permettere a terzi soggetti di rintracciarli. Dopo aver mescolato le criptovalute in maniera estremamente rapida, le stesse vengono inviate a un nuovo wallet registrato dagli hacker. Generalmente, quando si esegue la transazione, l’ID del proprio portafoglio viene esposto al soggetto cui si sta effettuando il pagamento, ma l’utilizzo di un mixer lo nasconde e mantiene segreta la propria identità.
La procedura di mescolamento parte da una moneta di riferimento, ad esempio bitcoin: si inserisce l’indirizzo del portafoglio verso cui si vogliono inviare i propri fondi e la quantità di bitcoin che si desidera mescolare nonché l’importo che si dovrebbe ricevere dopo il mixaggio. Il servizio richiede una commissione addebitata dal gestore che va dall’1% al 3%, a seconda del numero di criptovalute da mixare. Il gestore adopera piattaforme crittografiche come Mix-BTC, Blender, Absolutio e AudiA6, mentre le monete solitamente utilizzate sono bitcoin, ethereum, litecoin, ether classic, dash e bitcoin cash, o stablecoin come tether.
Tipologie di cryptomixer
I cryptomixer sono in genere suddivisi in due macro categorie: centralizzati e decentralizzati. I primi sono servizi privati che, in cambio di una commissione, ricevono monete del cliente e restituiscono monete diverse. La transazione è avviata tramite l’inserimento del proprio indirizzo in un modulo disponibile sulla piattaforma, con l’invio della criptovaluta a un indirizzo specificato. Il mescolamento viene effettuato con diverse quantità di monete da indirizzi separati e viene inviata una quantità casuale di criptovalute a ogni indirizzo. Tutto ciò va avanti fino a quando non viene restituito l’importo totale al portafoglio del cliente. Per far partire l’operazione, i fondi vanno inviati al mixer, il che non offre alcuna sicurezza riguardo alla propria privacy e alcuna garanzia che il mixer restituisca l’importo.
I cryptomixer decentralizzati hanno luogo quando diversi individui si uniscono mettendo insieme le loro criptovalute per eseguire una grande transazione, con le monete che vengono restituite alle varie persone in modo casuale dopo il mescolamento. In questo modo ci sono meno rischi di hackeraggio, mentre affinché ci sia una tutela vera della privacy occorre un numero di utenti sufficientemente elevato.









