Data center: ecco il nuovo big short per Jim Chanos - Borsa&Finanza

Data center: ecco il nuovo big short per Jim Chanos

Wall Street: il grande venditore allo scoperto Jim Chanos shorta i data center

Una potente minaccia si abbatte sulle aziende di data center a Wall Street. Il grande investitore Jim Chanos, gestore del fondo Ursus, sta vendendo allo scoperto le azioni del settore e per questo sta racimolando centinaia di milioni di dollari per un fondo che assumerà posizioni corte. “Questo è il nostro big short del momento”, ha riferito Chanos. A suo avviso, le aziende cloud stanno maturando valore, ma non i data center legacy fisici, ovvero grandi magazzini di server che alimentano vaste aree di internet.

Oggi i tre maggiori fornitori di cloud sono i principali proprietari dei data center, ovvero Amazon Web Services, Google Cloud e Microsoft Azure. Chanos riferisce che questi preferiscono costruire data center su propria progettazione piuttosto che affidarsi a quelli esistenti. E anche quando decidono di esternalizzare lo fanno attraverso un business che non garantisce grandi rendimenti ai partner. Questo per gli altri attori presenti nel mercato diventa letale perché, come afferma Chanos, “quando i tre maggiori clienti diventano i principali concorrenti, allora vi è un problema”.

 

Jim Chanos: come è andato il suo fondo short finora

Jim Chanos è noto per le sue posizioni ribassiste. Per questo gestisce il fondo Ursus, che prende il nome dal latino, ossia Orso. Tra le sue posizioni vincenti si ricorda lo short nel 2020 della società di pagamenti tedesca Wirecard, che ha portato a un guadagno di 100 milioni di dollari. Il picco però è stato raggiunto durante la grande crisi del 2008, quando il patrimonio dell’azienda è arrivato a 7 miliardi di dollari, con un guadagno del 44% quell’anno al netto delle commissioni.

In seguito, il fondo è gradualmente diminuito di valore e ora l’azienda gestisce circa 500 milioni di dollari. Tra gli short andati male spicca quello su Tesla, le cui azioni fino allo scorso anno hanno sostenuto un rally impressionante. Ursus ha pagato in questi anni la grande corsa del mercato azionario, spinta dalle politiche monetarie ultra-accomodanti della Federal Reserve.

Questo ha indirizzato a una iper valutazione delle azioni a Wall Street, che ha sollevato lo stupore di Chanos. “Le persone alzano le spalle e non sembrano notare dove sono oggi le valutazioni azionarie rispetto a quelle storiche e che ci sono così tanti modelli di business imperfetti. È un po’ sconcertante che nessuno sembri pensare di aver bisogno di un’assicurazione finanziaria, perché è piuttosto economica. È un altro motivo per essere più cauti: nessuno sta battendo la porta dei venditori allo scoperto in questi giorni”, ha affermato l’investitore.

 

Jim Chanos: è come l’era post dot-com

Per Chanos questa non è altro che “l’era dot-com sugli steroidi”, che sta attirando investitori in unicorni in perdita, SPAC ed NFT. I nodi però stanno venendo al pettine quest’anno. I titoli tecnologici a Wall Street sono stati travolti da un’inflazione inarrestabile e da tassi d’interesse più alti fissati dagli istituti monetari per cercare di frenarla.

Di conseguenza Ursus ne ha tratto giovamento, con una performance del 30%, che si raffronta alla perdita del 25% del NASDAQ. Le sue puntate più proficue sono state quelle sull’exchange Coinbase e sul rivenditore online di auto usate Carvana. “Questa è come l’era post dot-com e otterremo rendimenti sulle vendite azionarie per anni”, ha concluso Chanos.

 

AUTORE

Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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