Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha tirato un’altra bordata, annunciando l’imposizione di dazi al 100% sulle importazioni di chip. Tuttavia, ha lasciato aperta una finestra di esenzioni per le aziende che producono negli Usa o che si sono impegnate a farlo. Ciò è bastato a rallegrare gli investitori di Apple, Samsung e Tsmc, società che hanno piani per spostare parte della produzione in territorio americano.
L’inquilino della Casa Bianca ha però avvertito che, qualora le promesse non venissero mantenute, l’addebito delle tariffe verrebbe recuperato in un secondo momento. Quanto dichiarato da Trump non equivale a un annuncio formale sui dazi, anche perché bisognerà attendere gli esiti dell’indagine governativa sui semiconduttori e altri beni tecnologici legati alla sicurezza nazionale degli Stati Uniti, previsti per metà agosto.
In questo articolo:
- Dazi chip: Apple porterà l’investimento in Usa a 600 miliardi di dollari
- Dazi chip: anche Samsung festeggia
- Perché le azioni di Tsmc sono in rally
Dazi chip: Apple porterà l’investimento in Usa a 600 miliardi di dollari
Le azioni Apple sono salite del 5,09% nell’ultima seduta a Wall Street e hanno continuato a crescere anche nelle contrattazioni dopo la chiusura. A stimolare gli investitori all’acquisto è stato l’annuncio di Trump e dell’amministratore delegato di Apple, Tim Cook, circa l’impegno dell’azienda di Cupertino a investire fino a 600 miliardi di dollari per trasferire la realizzazione dei suoi dispositivi negli Stati Uniti. Si tratta di un incremento di 100 miliardi di dollari rispetto a quanto annunciato a inizio anno.
Attualmente la Big tech si rifornisce a livello nazionale di molti componenti per l’iPhone come chip, vetro e moduli Face ID. Tuttavia, l’assemblaggio avviene in Asia, principalmente in Cina, anche se negli ultimi anni una parte della produzione è stata spostata in India, Vietnam e Thailandia.
Cook ha confermato che “per un po’ l’assemblaggio finale rimarrà all’estero”, ma Trump ha sottolineato che l’investimento miliardario di Apple rappresenta “un passo significativo verso l’obiettivo finale di produrre in America gli iPhone venduti in America”. Secondo Daniel Ives, analista di Wedbush Securities che segue da vicino le vicende di Apple, l’aumento dell’investimento negli Stati Uniti va nella “giusta direzione dopo alcuni mesi di tensione con la Casa Bianca”.
Dazi chip: anche Samsung festeggia
Samsung Electronics è un’altra azienda che potrebbe sfuggire al salasso dei dazi sui chip. Le azioni sono salite del 2,47% alla Borsa di Seoul dopo che la società ha svelato una nuova partnership con Apple, secondo cui quest’ultima acquisterà i semiconduttori per i suoi dispositivi – inclusi gli iPhone – dall’impianto di produzione di Samsung in Texas. Ciò permetterà di aumentare la produzione in Usa, proprio come vorrebbe Trump. Il direttore generale del Commercio della Corea del Sud, Yeo Han-koo, ha affermato che “Samsung non dovrà affrontare i pesanti dazi statunitensi” nell’ambito del recente accordo commerciale tra Seoul e Washington.
Perché le azioni di Tsmc sono in rally
Alla festa delle esenzioni parteciperà anche Tsmc, il più grande produttore di chip a contratto del mondo. Taipei Liu Chin-ching, ministro responsabile del Consiglio nazionale per lo sviluppo di Taiwan, ha dichiarato che la società “è esentata dalle tariffe sui chip perché ha creato impianti negli Stati Uniti“. A marzo, Tsmc ha annunciato un ulteriore investimento di 100 miliardi di dollari negli Stati Uniti – in aggiunta ai 65 miliardi di dollari precedentemente effettuati – con altre tre fabbriche, due nuovi impianti di imballaggio avanzati e un centro di ricerca e sviluppo in Arizona.
L’annuncio del governo taiwanese ha scatenato gli acquisti di azioni Tsmc, che hanno terminato la sessione alla Borsa di Taipei con un guadagno del 4,89% raggiungendo un nuovo massimo storico a 1.180 dollari taiwanesi. “Gli investitori erano in apprensione in attesa delle tariffe sui semiconduttori, ma le esenzioni per la più grande azienda di Taiwan hanno dissipato le preoccupazioni”, ha detto Khoon Goh, responsabile della ricerca sull’Asia presso l’Australia & New Zealand Banking Group.









