Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato nuovi dazi su legno e mobili, attraverso una “proclamazione presidenziale” che si affida alla Sezione 232 del Trade Act del 1974. La legge consente al capo della Casa Bianca di imporre prelievi per contrastare una minaccia alla sicurezza nazionale. Tutto ciò in attesa che la Corte Suprema degli Stati Uniti si pronunci circa la legalità delle tariffe reciproche sui partners commerciali, dopo che due tribunali di grado inferiori le hanno dichiarate contrarie alla legge. In questo articolo:
- Dazi su legno e mobili: cosa sapere
- Chi vince e chi perde
Dazi su legno e mobili: cosa sapere
Il proclama di Trump afferma che dal 14 ottobre il legname sarà colpito da dazi del 10%, mentre i mobili da cucina, da bagno e imbottiti subiranno un prelievo del 25%. Inoltre, dal 1° gennaio 2026, per i Paesi che non avranno raggiunto un accordo con gli Stati Uniti, ci sarà un aumento al 30% dei prodotti imbottiti in legno e al 50% per quanto riguarda i mobili da cucina e da bagno. L’azione del magnate 79enne fa parte di un piano tariffario che ha incluso un salasso anche per le importazioni di prodotti farmaceutici brevettati e di camion pesanti, in vigore dal 1° ottobre.
Ma cosa motiva l’ultima decisione di Trump? Stando a quanto si legge nel proclama, le importazioni di prodotti in legno starebbero indebolendo l’economia americana, causando chiusure di segherie, interruzioni delle catene di approvvigionamento e la diminuzione dell’industria nazionale del legno. “Gli Stati Uniti potrebbero non essere in grado di soddisfare la domanda di prodotti in legno che sono cruciali per la difesa nazionale e le infrastrutture critiche”, ha scritto il tycoon nella dichiarazione. “Le tariffe rafforzeranno la resilienza industriale, creeranno posti di lavoro di alta qualità e aumenteranno la capacità interna, oltre a incoraggiare gli investimenti nell’industria statunitense”.
Chi vince e chi perde
Quali saranno le conseguenze dai dazi sul legno da parte di Trump? Il principale perdente da questa mossa dovrebbe essere il Canada, che è il più grande fornitore di legname di conifere negli Stati Uniti. Secondo i dati del governo canadese, lo scorso anno circa il 90% delle esportazioni di legno tenero del Canada è finito in territorio americano. La situazione rischia di diventare insostenibile, dal momento che Toronto deve già affrontare tariffe Usa antidumping e antisovvenzioni di circa il 35% sul legname di conifere.
Tutto ciò “mette il settore del legname canadese in una posizione difficile”, ha affermato David Elstone, gestore della società di consulenza con sede a Vancouver Spar Tree Group. “Mi aspetto che le riduzioni delle segherie canadesi inizino a essere annunciate se i mercati non migliorano”. Secondo Zoltan van Heyningen, direttore esecutivo della US Lumber Coalition, le misure di Trump invece sono positive perché “affrontano pratiche commerciali dannose dei produttori canadesi di legname di conifere”. L’esperto sottolinea come gli Stati Uniti siano “il principale sbocco per l’eccesso di capacità del Canada”, quindi “questo comportamento è estremamente dannoso per i produttori e i lavoratori statunitensi”. Il governo canadese ha comunque dichiarato che fornirà 1,2 miliardi di dollari canadesi ai suoi produttori di legname di conifere per far fronte alle tariffe precedenti.
Nella vicenda dei dazi sul legno però escono vincitori quei Paesi che hanno stretto accordi commerciali di riduzione dei dazi. Trump ha detto che le tasse sui prodotti in legno provenienti dalla Gran Bretagna saranno limitate al 10%, così come quelle riguardanti Unione europea e Giappone al 15%. Ciò in linea con l’aliquota tariffaria di base negli accordi quadro.









