Dazi, Trump: linea dura con il Canada dopo il fake di Reagan

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Il presidente Usa Donald Trump agita nuovamente i mercati con i dazi. Stavolta il capo della Casa Bianca non ha minacciato nuove tariffe, ma ha comunicato che tutti i colloqui commerciali con il Canada sono stati interrotti. La notizia segue giorni tumultuosi per il panorama geopolitico, nei quali Trump ha ventilato l’ipotesi di applicare strette alle esportazioni di software americano in Cina e ha imposto sanzioni dure alle maggiori aziende petrolifere russe. In questo articolo:

 

  • Dazi Usa: Trump contro il Canada, ecco perché
  • Geopolitica ad alta tensione

 

Dazi Usa: Trump contro il Canada, ecco perché

All’inizio del 2025 Trump ha imposto dazi su acciaio, alluminio e automobili canadesi importati negli Stati Uniti. Il Canada aveva risposto con provvedimenti simili. Da alcune settimane, le due parti sono in trattativa per raggiungere un accordo, in particolare sull’acciaio e sull’alluminio. Le discussioni si sono fermate con l’annuncio di Trump.

Cosa è successo? Il presidente Usa ha accusato il Canada di aver “usato in modo fraudolento un annuncio falso”, in cui l’ex presidente Ronald Reagan parlava negativamente dei dazi, con lo scopo di “interferire con le decisioni della Corte Suprema e di altri tribunali”, secondo Trump. “A causa del loro comportamento vergognoso, tutti i negoziati commerciali con il Canada sono terminati”, ha scritto a lettere maiuscole nel suo social network Truth.

Nel messaggio ha sottolineato che la Ronald Reagan Foundation aveva appena annunciato il fatto. La fondazione ha rilasciato una dichiarazione dichiarando che l’annuncio del governo dell’Ontario stava “utilizzando audio e video selettivi” di Reagan e per questo si riservava di valutare azioni legali. “L’annuncio travisa il discorso radiofonico presidenziale di Reagan nel 1987 e il governo dell’Ontario non ha chiesto né ricevuto il permesso di utilizzare e modificare le osservazioni”, ha detto la fondazione. Secondo quanto mostrato nell’annuncio, l’ex presidente repubblicano criticava le tariffe affermando che causano perdite di posti di lavoro e guerre commerciali.

Dunque si prospettano altri momenti di tensione sul fronte dei dazi. Il premier canadese Mark Carney ha detto che il Paese “non permetterà l’accesso ingiusto degli Stati Uniti” ai suoi mercati se i colloqui in corso falliranno. Tra l’altro, nel 2026 è in programma la revisione dell’accordo continentale di libero scambio tra Usa, Canada e Messico. Con tali premesse, potrebbero viversi giorni incandescenti nel corso delle trattative.

I mercati comunque hanno reagito in maniera composta, con gli indici borsistici americani e canadesi che hanno chiuso l’ultima seduta in rialzo, mentre il dollaro statunitense oggi sale leggermente nei confronti del dollaro canadese.

 

Geopolitica ad alta tensione

Gli attriti Usa-Canada arrivano mentre su altri fronti la situazione è tutt’altro che serena. Tra pochi giorni avrà luogo in Corea del Sud l’atteso incontro tra Trump e il premier cinese Xi Jinping. Ci saranno molte questioni spinose da dipanare, che non riguardano solamente i dazi commerciali.

Il sostegno della Cina alla Russia tramite gli acquisti di gas naturale e petrolio sarà uno dei temi centrali. Trump vuole far finire la guerra in Ucraina, ma in questo momento si sta scontrando con l’ambiguità del presidente russo Vladimir Putin. Tra i due leader era previsto un incontro questo mese, annullato però dal magnate 79enne. “Quando parlo con Putin sembra si facciano grandi progressi, ma poi i colloqui non portano da nessuna parte”, ha affermato nei giorni scorsi il tycoon. Per questo Trump ha deciso di passare alla linea dura.

Un passo importante è stato fatto sanzionando le due major petrolifere russe Rosneft e Lukoil. Tutte le entità con sede negli Stati Uniti non possono effettuare transazioni con le società sanzionate, mentre le organizzazioni non statunitensi saranno inserite in una lista nera se si trovano a trattare con le compagnie russe o le loro filiali sanzionate. Inoltre, tutte le transazioni in essere devono essere liquidate entro il 21 novembre.

Secondo quanto riportato dall’Agenzia internazionale per l’energia, le esportazioni russe di greggio ammontano a circa 7,3 milioni di barili giornalieri, rappresentando il 7% del consumo globale. I maggiori acquirenti sono Cina e India, con quasi 3,6 milioni di barili al giorno. Le raffinerie indiane hanno già dichiarato di prevedere l’interruzione di quasi tutti i loro acquisti di petrolio russo. Rimane l’incognita di Pechino, su cui Trump spera di esercitare pressione con l’incontro di fine mese con Xi. Finora Putin è riuscito a compensare il danno di tutte le sanzioni imposte dall’occidente proprio grazie all’apporto degli acquisti delle due potenze asiatiche, che gli hanno permesso di finanziare il sanguinoso conflitto contro l’Ucraina. Se il sostegno di Cina e India dovesse venir meno, allo zar mancherebbe il terreno sotto i piedi. A quel punto, probabilmente sarebbe costretto a sedersi sul serio al tavolo delle trattative per mettere fine alla guerra.

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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