Il debito degli Stati Uniti ha superato per la prima volta i 40.000 miliardi di dollari, spingendo il rendimento del Treasury trentennale nei giorni scorsi fino al 5,337%, il livello più alto dal 2007. L’intervento in acquisto sul mercato obbligazionario del Tesoro Usa ha portato a un’inversione di rotta dei rendimenti, che rimangono su livelli elevati.
In mattinata il rendimento del titolo di Stato trentennale Usa si attestava nei pressi del 5,2%, mentre il decennale era al 4,64%.
In questo articolo:
- A quanto ammonta il debito pubblico Usa e perché continua a crescere
- Il Tesoro compra Treasury: quanto durerà l’effetto?
- Il Tesoro Usa compra, con i soldi di chi?
- Perché il sollievo sui rendimenti dei Treasury potrebbe durare pooco
- Midterm di novembre, il prossimo test per i bond Usa
A quanto ammonta il debito pubblico Usa e perché continua a crescere
A quanto ammonta il debito pubblico Usa? Secondo gli ultimi dati del Dipartimento del Tesoro, aggiornati al 18 agosto, il debito federale complessivo ha superato quota 40.000 miliardi di dollari (40.047). Di questi, 32.266 miliardi sono costituiti da titoli detenuti dal pubblico, mentre 7.782 miliardi rappresentano debito detenuto dalle altre amministrazioni federali. La soglia dei 40.000 miliardi è stata superata appena cinque mesi dopo quella dei 39.000 miliardi.
Il problema non è soltanto la dimensione assoluta dello stock di indebitamento, in continua crescitra, ma la sua dinamica. Il deficit mensile di luglio si è attestato a 432 miliardi di dollari, uno dei maggiori mai registrati, mentre nei primi dieci mesi dell’anno fiscale 2026 il disavanzo ha già superato quello dell’intero esercizio 2025.
La spesa federale annua si colloca intorno ai 7.000 miliardi di dollari: circa il 60% è destinato a programmi obbligatori, tra cui Social Security, Medicare, Medicaid e prestazioni per i veterani. A questi esborsi si aggiungono circa 1.100 miliardi di dollari di interessi sul debito, per la prima volta oltre le spese del Pentagono.
Una parte consistente dell’aumento del debito Usa è arrivata durante la pandemia, quando le amministrazioni Trump e Biden hanno finanziato con nuovo indebitamento le misure per sostenere un’economia quasi ferma. Il resto riflette il divario persistente tra entrate e spesa pubblica, per i programmi sociali, e le scelte fiscali degli ultimi anni.
Il Tesoro compra Treasury: quanto durerà l’effetto?
Ieri il Tesoro statunitense ha annunciato che dal 9 settembre avrebbe almeno raddoppiato, da 2 a 4 miliardi di dollari per ogni operazione, il limite dei riacquisti di titoli di Stato nei segmenti 10-20 e 20-30 anni. Il suo obiettivo: sostenere la liquidità del mercato, soprattutto sulle scadenze lunghe. Il programma resterà in vigore almeno fino al 4 novembre, quando il Tesoro fornirà indicazioni sul trimestre successivo.
L’effetto sul mercato è stato immediato. Il rendimento del trentennale è sceso intorno al 5,2%; il decennale si è mosso in direzione del 4,65%. “Ciò che questa misura fa è allentare le pressioni di breve periodo sulle scadenze lunghe”, ha osservato Peter Cardillo, capoeconomista di Spartan Capital Securities, citato da Reuters. Tuttavia, secondo gli analisti di J.P. Morgan, “l’annuncio ha fornito un certo sollievo immediato ai costi di finanziamento, ma le operazioni “nascondono le sfide strutturali sottostanti”.
Il Tesoro Usa compra, con i soldi di chi?
Il punto centrale non è soltanto quanto compra il Tesoro, ma come finanzia i riacquisti. L’analisi di Intesa Sanpaolo Research suggerisce che l’effetto sarebbe più incisivo se il Tesoro riacquistasse titoli lunghi finanziandosi attraverso l’emissione di Treasury bills. In questo caso lo Stato ridurrebbe la duration complessivamente trasferita al settore privato: meno rischio sulle scadenze lunghe e maggiore concentrazione dell’indebitamento sul tratto breve della curva.
Non si tratta però di un vero programma di politica monetaria: la dimensione dei riacquisti rimane “modesta” rispetto a un mercato dei Treasury che supera i 30.000 miliardi di dollari. La stessa analisi di Intesa Sanpaolo sottolinea che l’impatto dei buyback sui rendimenti è normalmente limitato quando gli acquisti sono distribuiti su numerosi titoli.
La strategia si intreccia con l’operatività della Federal Reserve. Dopo la conclusione del quantitative tightening, la Fed ha iniziato a utilizzare i Reserve Management Purchases, concentrati soprattutto su Treasury bills e titoli fino a tre anni, con l’obiettivo di assicurare un livello adeguato di riserve nel sistema bancario. In termini di struttura della curva, si configura quindi una possibile divisione dei compiti: la Fed agisce prevalentemente sul tratto breve, mentre il Tesoro interviene sul tratto lungo.
L’obiettivo, riporta lo studio di Intesa Sanpaolo, è contenere il term premium, cioè il premio richiesto dagli investitori per detenere un’obbligazione a lunga scadenza anziché rinnovare continuamente titoli brevi. “Se il Tesoro assorbe una parte della duration lunga e la Fed mantiene il proprio portafoglio orientato verso le scadenze brevi, la pressione sull’offerta di rischio a lungo termine può ridursi”. Ma perché questa strategia produca effetti strutturali, secondo la logica evidenziata da Intesa Sanpaolo, dovrebbero crescere significativamente dimensione e continuità dei riacquisti.
Perché il sollievo sui rendimenti dei Treasury potrebbe durare poco
Il nodo è che un riacquisto non cancella il problema fiscale. Gli Stati Uniti continuano a registrare deficit elevati e devono rifinanziare uno stock di debito sempre più grande. “Se il Tesoro riacquista titoli a lunga scadenza ma finanzia l’operazione con nuove emissioni decennali o trentennali, la riduzione del rischio di duration è in larga parte compensata dalla nuova offerta. Se invece utilizza soprattutto Treasury bills, l’effetto sulla curva può essere più favorevole, ma aumenta la dipendenza dal finanziamento a breve” spiegano gli analisti di Intesa Sanpaolo.
È quindi possibile che il calo dei rendimenti osservato dopo l’annuncio sia soprattutto un effetto di liquidità e di segnale. Il mercato ha interpretato la decisione di Scott Bessent come una disponibilità del governo a intervenire quando il costo del finanziamento sul lungo periodo diventa troppo elevato. “Non descriverei l’aumento dei rendimenti dei Treasury statunitensi come una conseguenza di condizioni di mercato irrazionali”, ha detto Eric Robertsen di Standard Chartered, citato da Reuters. Secondo l’esperto la decisione può essere letta come una maggiore disponibilità a intervenire contro le dinamiche naturali di domanda e offerta.
I fondamentali restano però sfidanti: inflazione, crescita della spesa, deficit, emissioni societarie e minore domanda estera possono continuare a spingere verso l’alto il premio richiesto per detenere Treasury a lunga scadenza. Per il governo, la conseguenza è potenzialmente circolare: rendimenti più alti significano maggiori interessi, maggiori interessi ampliano il deficit e un deficit più elevato richiede ulteriori emissioni. Questo meccanismo rende il mercato dei Treasury particolarmente sensibile alla credibilità della politica fiscale.
Midterm di novembre, il prossimo test per i bond Usa
Il calendario politico aggiunge un ulteriore elemento di incertezza. I buyback potenziati saranno operativi fino al 4 novembre, immediatamente a ridosso delle elezioni di metà mandato. Il mercato dovrà quindi valutare non solo l’efficacia tecnica dell’intervento, ma anche ciò che emergerà dal voto sulla futura politica fiscale americana. Le elezioni potrebbero influenzare la capacità dell’amministrazione di approvare nuove misure di spesa, modifiche fiscali o interventi destinati a ridurre il deficit.
Il vero indicatore da seguire nei prossimi mesi sarà la combinazione tra offerta di Treasury, deficit federale, inflazione e domanda degli investitori, soprattutto esteri. Il superamento dei 40.000 miliardi di debito ha reso evidente la dimensione del problema; il 30 anni al 5,337% ha mostrato quanto rapidamente il mercato possa trasformare il problema fiscale in un costo finanziario.
La questione decisiva è se questi livelli rappresentino un nuovo equilibrio del debito Usa Treasury oppure soltanto una fase di tensione destinata a riemergere quando l’effetto dei riacquisti si esaurirà. Per ora, il mercato ha ottenuto una tregua. La prova vera arriverà con le prossime aste, l’evoluzione dei deficit e, soprattutto, con il quadro fiscale che emergerà dal voto di novembre.









