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Detrazione spese badanti: tutto quello che bisogna sapere

Una badante e il suo assistito

Tra le agevolazioni fiscali per le persone con disabilità previste dall’Agenzia delle Entrate è presente la detrazione delle spese per i badanti, ovvero tutti quei professionisti e quelle professioniste ingaggiate dalle famiglie per l’assistenza a soggetti non autosufficienti. Figure molto richieste in un Paese come l’Italia che è sempre più vecchio (la popolazione over 65 ammonta a 14,17 milioni) e con tre milioni di disabili, secondo i dati raccolti dall’Istat.

 

Detrazione spese badanti: a chi spetta?

I contribuenti che hanno versato i contributi INPS di badanti, collaboratori, caregiver e ogni tipo di addetti all’assistenza a persone non autosufficienti e con disabilità (fisica, psichica, sensoriale o relazionale) hanno diritto alla detrazione dall’IRPEF delle spese nella misura del 19%. Per non autosufficienza si intende la condizione di una persona che non è in grado di svolgere da sola attività elementari (come lavarsi, alimentarsi, muoversi, controllare la continenza, utilizzare i servizi, vestirsi e spogliarsi) e necessita di una sorveglianza costante e continuativa. Naturalmente lo stato di non autosufficienza deve risultare da una specifica certificazione medica.

Lo sconto sull’imposta da pagare ha un limite: l’ammontate speso non deve essere superiore a 2.100 euro, pertanto al 19% l’agevolazione massima è di 399 euro. La seconda condizione è che la detrazione spetta esclusivamente quando il reddito complessivo del contribuente non supera i 40.000 euro. Nella determinazione del reddito complessivo bisogna comprendere anche il reddito di eventuali immobili di proprietà affittati con il regime fiscale agevolato della cedolare secca.

L’agevolazione fiscale non viene riconosciuta quando la non autosufficienza non si ricollega all’esistenza di patologie, mentre spetta anche quando il familiare non è fiscalmente a carico. L’importo della detrazione si considera come complessivo per il singolo contribuente, a prescindere dal numero delle persone che prestano assistenza: una persona che assume tre assistenti diversi per un familiare non autosufficiente, ha diritto ad un’unica detrazione complessiva. Nel caso in cui il contribuente abbia sostenuto le spese per sé e per un altro familiare, il tetto rimane comunque di 2.100 euro. Se più familiari sostengono le spese per lo stesso familiare, l’importo deve essere distribuito in parti uguali tra i contribuenti.

Resta fondamentale per beneficiare della detrazione la tracciabilità dei pagamenti: l’agevolazione è riconosciuta unicamente quando si paga il badante con bonifico, carta di debito o credito. Sono esclusi i contanti e altre tipologie di transazioni come gli assegni. Le spese, inoltre, devono risultare da un’apposita documentazione: una fattura o una ricevuta firmata dall’addetto all’assistenza. È essenziale che questi documenti contengano la prova del pagamento e il codice fiscale e i dati anagrafici sia di chi effettua il pagamento che di chi presta l’assistenza.

La tracciabilità del pagamento può essere attestata da parte del badante con un’annotazione in fattura, nella ricevuta fiscale o nel documento commerciale. In aggiunta, non bisogna dimenticare che se la spesa è sostenuta in favore di un familiare, nella ricevuta devono essere comunque indicati il codice fiscale e i dati anagrafici di quest’ultimo o quest’ultima.

Per dare la giusta attenzione a tutte le persone non autosufficienti e i loro familiari, l’Agenzia delle Entrate allarga il campo dell’agevolazione, che si applica non solo all’assistenza prestata da singoli lavoratori autonomi o lavoratrici autonome. Si ha diritto alla detrazione anche se le prestazioni sono rese da:

 

  • una casa di cura o di riposo e in tal caso la documentazione deve certificare i corrispettivi specifici riferiti all’assistenza rispetto a quelli relativi ad altre prestazioni fornite dall’istituto;
  • una cooperativa di servizi, sempre con documentazione che specifica la natura del servizio reso;
  • un’agenzia interinale, ancora con documentazione che specifica la qualifica contrattuale del lavoratore o della lavoratrice.

 

Infine, alla detrazione si affianca la deduzione, ossia la riduzione del reddito imponibile che è la quota effettiva su cui sono calcolate le tasse da pagare. I contributi INPS obbligatori versati per badanti, caregiver e assistenti, ma anche per colf e baby-sitter sono deducibili dal reddito fino a un massimo di 1.549,37 euro. L’importo che può essere portato in deduzione comprende unicamente la quota a carico del datore di lavoro.

 

In quale rigo del 730 è la detrazione spese badante?

Nel Modello 730 e nel Modello Redditi Persone Fisiche – PF (ex Modello UNICO PF) utilizzati per la dichiarazione dei redditi, l’importo detraibile deve essere indicato nei righi E8-E10 (Modello 730) e RP8-RP13 (Modello Redditi PF) con il codice 15. La somma deve comprendere le spese indicate nella sezione Oneri detraibili (punti da 341 a 352) della Certificazione Unica, sempre con il codice onere 15.

Per quanto riguarda le spese deducibili, devono essere indicate nel Modello 730 al rigo E23 (contributi per addetti ai servizi domestici e familiari), presente nella Sezione II (spese e oneri per i quali spetta la deduzione dal reddito complessivo) del Quadro E. Tutte le agevolazioni disponibili per le persone con disabilità, da quelle per il settore auto alle spese sanitarie e i mezzi di ausilio, sono riassunte dall’Agenzia delle Entrate sul suo portale.

AUTORE

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Alessandro Zoppo

Ascolta musica e guarda cinema da quando aveva 6 anni. Orgogliosamente sannita ma romano d'adozione, Alessandro scrive per siti web e riviste occupandosi di cultura, economia, finanza, politica e sport. Impegnato anche in festival e rassegne di cinema, Alessandro è tra gli autori di Borsa&Finanza da aprile 2022 dove si occupa prevalentemente di temi legati alla finanza personale, al Fintech e alla tecnologia.

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