Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, chiederà al Congresso di aumentare la spesa per la difesa di oltre il 50% nel 2027, per un incremento superiore ai 500 miliardi di dollari. Il budget salirebbe così a 1.500 miliardi di dollari, rispetto ai circa 1.000 miliardi previsti per quell’anno e dai 901 miliardi dello scorso anno. Si tratterebbe del maggiore aumento della spesa per la difesa nella storia americana. Per finanziare gli investimenti, Trump ricorrerebbe ai dazi. “Grazie ai dazi e al grande reddito che portano, riusciamo facilmente a raggiungere il numero di 1.500 miliardi di dollari” per costruire “un esercito da sogno”, ha scritto il capo della Casa Bianca in un post sui social media. Allo stesso tempo, però, ha minacciato alcune grandi aziende che trarrebbero i maggiori benefici dall’incremento della spesa governativa, avvertendo che potrebbero essere escluse se non investiranno.
In questo articolo:
- Difesa: perché Trump vuole rafforzare la difesa
- Chi è stato preso di mira da Trump
Difesa: perché Trump vuole rafforzare la difesa
L’amministrazione Trump sta cercando di rafforzare la propria difesa, da un lato costruendo un esercito più forte e meglio finanziato, dall’altro cercando di superare i problemi endemici legati ai ritardi nelle consegne, nonostante i costi stiano andando fuori controllo. Il tema della difesa è diventato più urgente con l’avvento di nuove tecnologie, come i droni, un ambito in cui Paesi come la Cina stanno compiendo progressi che hanno lasciato indietro gli Stati Uniti. Inoltre, da quando Trump è diventato presidente, le operazioni militari americane si sono intensificate, coinvolgendo stati come Iran, Siria, Somalia, Nigeria e, da ultimo, il Venezuela, operazione che ha portato alla cattura del presidente Nicolás Maduro.
In questo contesto rientra anche la Groenlandia. Trump non ha escluso la possibilità di impadronirsi, anche con la forza, dell’isola ricca di terre rare ma appartenente alla Danimarca, Paese membro della Nato. Rafforzare la difesa è quindi una priorità del governo americano che, con Trump presidente, ha addirittura cambiato il nome del dipartimento, diventato della “guerra” e non più della “difesa”. Questo “ci permetterà di costruire il ‘Dream Military’ che da tempo ci spetta e, soprattutto, di mantenerci sicuri e protetti, indipendentemente dal nemico”, ha scritto Trump sui social.
“I have determined that, for the Good of our Country, especially in these very troubled and dangerous times, our Military Budget for the year 2027 should not be $1 Trillion Dollars, but rather $1.5 Trillion Dollars…” – President Donald J. Trump pic.twitter.com/v7SxF7W8r7
— The White House (@WhiteHouse) January 7, 2026
Restano tuttavia dubbi sull’efficacia dei dazi come strumento di finanziamento di una simile mole di spesa. Il Congressional Budget Office ha stimato che le tariffe potrebbero generare 2.500 miliardi di dollari in 11 anni, pari a circa 230 miliardi l’anno, un importo inferiore ai 500 miliardi di dollari in più previsti per la difesa.
Chi è stato preso di mira da Trump
Sempre attraverso i social, Trump ha attaccato alcune aziende appaltatrici della difesa, accusandole di destinare i profitti a riacquisti di azioni proprie e dividendi, invece che agli investimenti nello sviluppo. In un post, il presidente americano ha scritto che le società che lavorano con il governo statunitense dovranno mettere fine alle remunerazioni agli azionisti e fissare un tetto alla retribuzione dei manager pari a 5 milioni di dollari l’anno, fino a quando non investiranno di più in nuove fabbriche e nella ricerca.
Tra le società prese di mira dal leader newyorchese figura RTX, produttore del noto sistema missilistico Patriot. La sua divisione difesa, Raytheon, “non farà più affari con il Dipartimento della Guerra se non alzerà il livello degli investimenti anticipati in impianti e attrezzature”, ha scritto Trump.
Ci sono però molte perplessità sul fatto che un presidente degli Stati Uniti possa imporre alle aziende private le modalità di gestione del proprio capitale. Secondo gli analisti di Jefferies, quello di Trump “sembra ancora una volta un eccesso di potere”. In una nota, il team guidato da Sheila Kahyaoglu ha scritto che “i contractor probabilmente respingeranno la proposta, sottolineando la necessità di un approccio equilibrato che premi tutti gli stakeholder, inclusi gli investitori oltre ai clienti”.









