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Disoccupato, inoccupato, inattivo: significato e differenze

Una ragazza disoccupata

Stando ai dati rilevati dall’ISTAT nel 2023, in Italia si contano oltre 2 milioni di disoccupati. Un dato in costante crescita dal 1977, quando l’ammontare complessivo arrivava a quota 1,3 milioni. Purtroppo non va meglio con i numeri di inoccupati ed inattivi. Ma nel linguaggio sindacale e statistico, quali sono il significato di disoccupato, inoccupato e inattivo e le differenze tra le tre categorie?

 

Disoccupato, inoccupato, inattivo: quale differenza?

La differenza principale tra disoccupato e inoccupato è di carattere temporale. Il disoccupato è la persona che aveva un lavoro ma che è stato privato del suo abituale impiego retribuito (e del relativo reddito) ed quindi è in cerca di un’altra occupazione. L’inattivo è invece la persona che non ha mai lavorato ed è alla ricerca della sua prima occupazione.

La distinzione con il disoccupato è proprio questa: l’inoccupato è libero “da sempre”, non ha mai avuto un contratto ed è a caccia della sua prima esperienza professionale; il disoccupato ha già avuto un’occupazione ed è momentaneamente senza lavoro, quindi è libero soltanto allo stato attuale. Un discorso a parte merita invece l’inattività.

 

Disoccupato che vuol dire secondo la legge?

È il Decreto legislativo n. 297 del 19 dicembre 2002 “recante norme per agevolare l’incontro tra domanda e offerta di lavoro” a specificare la definizione di disoccupato. Il Decreto definisce lo stato di disoccupazione “la condizione del soggetto privo di lavoro, che sia immediatamente disponibile allo svolgimento ed alla ricerca di una attività lavorativa secondo modalità definite con i servizi competenti”. I disoccupati di lunga durata sono “coloro che, dopo aver perso un posto di lavoro o cessato un’attività di lavoro autonomo, siano alla ricerca di una nuova occupazione da più di dodici mesi o da più di sei mesi se giovani”.

Il contratto deve essere regolare: non contano il tirocinio, gli stage e il praticantato. La disoccupazione può essere volontaria (il lavoratore ha deciso di lasciare il posto e licenziarsi) oppure involontaria quando c’è stato un licenziamento da parte del datore di lavoro e dell’azienda. È utile conoscere la definizione precisa di disoccupazione perché questo status dà diritto alla NASpI (la Nuova prestazione di Assicurazione Sociale per l’Impiego, in sostituzione di ASpI e mini-ASpI), l’assegno di indennità mensile per chi ha perso il posto.

 

Inoccupato: definizione e specificità

Sempre il Decreto legislativo n. 297 del 19 dicembre 2002 fornisce la definizione specifica di inoccupato, ossia “coloro che, senza aver precedentemente svolto un’attività lavorativa, siano alla ricerca di un’occupazione da più di dodici mesi o da più di sei mesi se giovani”. Il riferimento temporale dell’inoccupazione è l’iscrizione a un Centro per l’impiego da almeno dodici o sei mesi.

La maggior parte degli inoccupati sono i neo-diplomati e i neo-laureati alla ricerca del primo posto. Per loro, non sono previste particolari agevolazioni. Il Decreto chiarisce pure che nella categoria degli inoccupati rientrano le donne in reinserimento lavorativo, ovvero “quelle che, già precedentemente occupate, intendano rientrare nel mercato del lavoro dopo almeno due anni di inattività”. E l’inattivo invece?

I dati Eurostati sui NEET di 15-29 anni in Europa nel 2022
I NEET di 15-29 anni in Europa nel 2022 (foto: Eurostat)

 

Inattivo: significato e differenze con disoccupato

L’inattivo è l’improduttivo, la persona che non ha un lavoro e non lo sta neanche cercando o facendo qualcosa per rimediare. In statistica, le persone inattive sono definite con il termine inglese NEET: l’acronimo di Not engaged in Education, Employment or Training, ovvero inattivo in istruzione, in lavoro o in formazione. In termini temporali, prendendo una data specifica come riferimento, gli inattivi non hanno cercato lavoro nelle quattro settimane precedenti a quella determinata data e non sono intenzionati a cercare un impiego neppure nelle due settimane successive.

È possibile smarcarsi dalla posizione di inattività facendo la DID online – Dichiarazione di immediata disponibilità al lavoro, la dichiarazione che l’ANPAL (l’Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro) mette a disposizione per determinare formalmente la volontà di inserirsi nel mercato del lavoro, svolgere attività lavorative e partecipare a misure di politica attiva del lavoro. Una volta presentata la DID, l’inattivo può fissare un appuntamento con un Centro per l’impiego e sottoscrivere il patto di servizio personalizzato, diventando così inoccupato.

I dati dell’Eurostat relativi al 2022 rivelano che l’Italia ha un triste primato: è al secondo posto in Europa per numero di inattivi. I giovani nella fascia d’età compresa tra i 15 e i 29 anni che non studiano, non lavorano e non sono impegnati in percorsi di formazione sono il 19%. Peggio fa solo la Romania. Le ragazze sono il 20,5%, i ragazzi il 17,7%: il numero più alto in Europa.

Riepilogando: il disoccupato aveva un lavoro ma l’ha perso; l’inoccupato non ha mai avuto un’occupazione ma la sta cercando; l’inattivo non ha un lavoro e non è nemmeno intenzionato a cercarlo. Come visto, i significati sono profondamente diversi: i tre termini non sono affatto sinonimi. È importante conoscerne le differenze perché le aziende ed i Centri per l’impiego, in fase di colloquio, chiedono sempre di specificare la propria posizione lavorativa.

AUTORE

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Alessandro Zoppo

Ascolta musica e guarda cinema da quando aveva 6 anni. Orgogliosamente sannita ma romano d'adozione, Alessandro scrive per siti web e riviste occupandosi di cultura, economia, finanza, politica e sport. Impegnato anche in festival e rassegne di cinema, Alessandro è tra gli autori di Borsa&Finanza da aprile 2022 dove si occupa prevalentemente di temi legati alla finanza personale, al Fintech e alla tecnologia.

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