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Dollar Index: cos’è e com’è composto

Dollar Index: cos'è e com'è composto

Uno dei modi principali per seguire l’andamento del dollaro americano è quello di far affidamento al Dollar Index. L’indicatore è nato a marzo del 1973, con un valore iniziale che è stato fissato a 100. Storicamente tale parametro ha raggiunto un massimo storico nel 1985 a 164,72 punti, mentre ha visto il momento più basso nel corso del 2008, quando scoppiò la grande crisi e l’indice raggiunse quota 70,70 punti.

Lo scorso anno il paniere è stato molto forte, poiché la Federal Reserve ha iniziato ad alzare i tassi d’interesse per combattere l’inflazione più alta degli ultimi 40 anni, rafforzando in questo modo il dollaro USA rispetto alle altre valute. Mentre negli ultimi sei mesi ha perso circa il 10% grazie al rallentamento dell’indice dei prezzi al consumo e alle aspettative che la Banca centrale americana riduca il ritmo delle strette sul costo del denaro. Ma cos’è in realtà il Dollar Index e come è la sua composizione? Ecco una guida che illustra tutto quello che c’è da conoscere su questo importante indicatore.

 

Dollar Index: definizione e funzionamento

Il Dollar Index può definirsi come un indice che misura la forza del dollaro USA nei confronti di un paniere delle principali valute mondiali. Un aumento di tale benchmark indica che il biglietto verde si sta rafforzando sul mercato valutario, mentre una diminuzione significa che la moneta americana si sta indebolendo. Avendo preso come riferimento il valore di 100, ogni volta che l’indicatore si trova al di sopra della soglia, il messaggio è che il dollaro statunitense risulta più forte delle altre valute rispetto a quanto lo era nel 1973. Il contrario succede se il Dollar Index risulta inferiore a 100. L’indice viene pubblicato dall’Intercontinental Exchange (ICE).

Il suo valore è determinato da vari fattori, soprattutto di natura macroeconomica. Le decisioni sui tassi d’interesse da parte della Federal Reserve risultano uno dei principali parametri che influenzano l’andamento del Dollar Index. Se ad esempio la Fed alza il costo del denaro, i rendimenti del dollaro USA salgono e quindi gli investitori tendono a preferire la valuta americana rispetto alle altre divise. Giocoforza, l’indice del dollaro tende a salire. E questo lo si è visto molto chiaramente lo scorso anno, a partire da marzo, ossia da quando l’autorità monetaria è partita con una sfilza di incrementi dei tassi.

Un altro fattore macroeconomico che incide sulla sorte del Dollar Index può essere la forza dell’economia americana. Se c’è crescita, il mercato tende a comprare dollari, anche perché si attende che la Fed alzerà i tassi d’interesse come segno di robustezza economica. Inoltre, il Dollar Index può salire anche nelle turbolenze di mercato, perché i trader si posizionano in acquisto sul dollaro USA nella veste di bene rifugio, essendo la moneta più scambiata a livello mondiale.

Fino al 1971, il valore del dollaro era collegato a quello dell’oro, sulla base del Bretton Woods System. Allora un’oncia d’oro era valutata 35 dollari. Con il superamento di quello standard e la creazione del Dollar Index, si è voluto utilizzare uno strumento che fosse un punto di riferimento importante per i commercianti e gli investitori, oltre a essere un barometro della situazione economica a livello globale.

 

Dollar Index: composizione

A partire dal 1999, a seguito dell’adozione dell’euro da parte di gran parte dei Paesi europei, l’indice del dollaro ha subito una modifica. Oggi risulta la media geometrica ponderata del valore del dollaro USA rispetto a un paniere di valute, il cui peso risulta il seguente:

 

  • euro – 57,6%;
  • yen giapponese – 13,6%;
  • sterlina britannica – 11,9%;
  • dollaro canadese – 9,1%;
  • corona svedese – 4,2%;
  • franco svizzero – 3,6%

 

Prima del 1999 la composizione era diversa, perché altre monete erano al posto dell’euro con il seguente peso nell’indice:

 

  • marco tedesco – 20,8%;
  • franco francese – 13,1%;
  • lira italiana – 9%;
  • fiorino olandese – 8,3%;
  • franco belga – 6,4%

 

Dollar Index: andamento storico

Quest’anno il Dollar Index ha perso l’1,66% fino all’ultima settimana di chiusura del 23 aprile. Nell’ultimo anno invece ha realizzato una performance dello 0,60%; a tre anni dell’1,04%; a cinque anni ha guadagnato il 10,3%; negli ultimi dieci anni è salito del 22,6%; mentre negli ultimi quindici anni ha fatto un balzo del 41,95%. Tutto questo conferma come dopo la grande crisi del 2008 il mercato abbia acquistato grandi quantità di dollari, come riflesso di un’economia americana che si è ripresa in maniera imponente a seguito dell’espansionismo monetario attuato dalla Banca centrale a stelle e strisce.

 

Come fare trading con l’indice del dollaro

Gli investitori possono fare trading sul Dollar Index utilizzando alcuni strumenti finanziari derivati che ne riproducono l’andamento. I principali meccanismi per poter investire sull’indice riguardano i futures quotati sull’ICE, i CFD con sottostante il contratto future, le opzioni e gli ETF che ricalcano il benchmark.

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