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DVR: che cos’è, a cosa serve e chi lo compila

Un DVR completo

Negli ultimi vent’anni in Italia ci sono stati oltre 20.000 morti sul lavoro, in media 1.300 ogni anno. La salute e la sicurezza di lavoratrici e lavoratori dovrebbe essere sempre tutelata a partire dal DVR, il prospetto con cui il datore di lavoro formalizza la valutazione dei rischi e le misure di prevenzione presenti nell’ambito dell’organizzazione. Ecco nel dettaglio di cosa si tratta di preciso e come si redige questo importante elaborato.

 

DVR: cos’è e in che consiste

Obbligatorio per tutte le aziende con almeno un dipendente, DVR è l’acronimo di documento di valutazione dei rischi: uno strumento organizzativo dinamico che racchiude tutte le politiche prevenzionistiche dell’impresa, in cui si illustrano, pianificano e razionalizzano le misure concrete che concorrono alla riduzione dei fattori di rischio presenti nell’ambiente di lavoro. Con il DVR, il datore di lavoro cerca sostanzialmente di prevenire le situazioni di pericolo per i suoi dipendenti.

Il documento di valutazione dei rischi è previsto dagli articoli 17 e 28 del TUSL, il Testo unico sulla sicurezza nei luoghi di lavoro emanato con il Decreto legislativo n. 81 del 9 aprile 2008, in recepimento delle direttive comunitarie sul miglioramento delle condizioni di salute e sicurezza dei lavoratori. L’articolo 17 chiarisce i due obblighi non delegabili dal datore di lavoro: la valutazione di tutti i rischi e la designazione del responsabile del servizio di prevenzione e protezione dai rischi.

L’articolo 28 specifica che la valutazione dei rischi da parte del datore di lavoro “deve riguardare tutti i rischi per la sicurezza e la salute dei lavoratori”, ovvero la scelta delle attrezzature e delle sostanze o dei preparati chimici impiegati e la sistemazione dei luoghi di lavoro. Sono coinvolti tutti i lavoratori e tutte le lavoratrici, inclusi gruppi esposti a rischi particolari come quelli:

 

  • collegati allo stress lavoro-correlato;
  • riguardanti le lavoratrici in stato di gravidanza;
  • connessi alle differenze di genere, all’età, alla provenienza da altri Paesi.

 

È il datore di lavoro a dover redigere il DVR: non può delegare questa attività, ma può affidarla ad un tecnico specializzato nel campo della sicurezza sul lavoro. Il documento viene compilato a conclusione della valutazione dei rischi, deve avere data certa (quindi la certificazione di un ufficio pubblico o di un notaio) e contenere quattro elementi fondamentali:

 

  • l’individuazione delle misure di prevenzione e di protezione necessarie, l’indicazione delle misure attuate e i dispositivi di protezione adottati;
  • il programma delle misure ritenute opportune per garantire il miglioramento nel tempo dei livelli di sicurezza;
  • il riconoscimento delle procedure per l’attuazione delle misure da realizzare, i nomi e i ruoli dell’organizzazione aziendale che deve provvedere e le competenze adeguate e i poteri che devono possedere: il responsabile del servizio di prevenzione e protezione (RSPP), il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza (RLS) o quello territoriale, il medico competente (MC) che ha partecipato alla valutazione del rischio;
  • la determinazione delle mansioni che eventualmente espongono lavoratrici e lavoratori a rischi specifici che richiedono una riconosciuta capacità professionale, specifica esperienza, adeguata formazione e addestramento.

 

Secondo le linee guida ISPESL, i rischi sul lavoro sono trasversali (quelli che derivano da fattori organizzativi), infortunistici (da pericoli come incendio, rischi meccanici, esplosione) ed igienico-ambientali (dall’esposizione ad agenti chimici, fisici o biologici). L’obiettivo del DVR è quello di permette al datore di lavoro di predisporre i provvedimenti necessari alla salvaguardia della sicurezza e della salute di lavoratrici e lavoratori. Questi provvedimenti comprendono le misure di emergenza e le misure di tutela generali e particolari.

Il Decreto legislativo 81/08 non stabilisce criteri univoci e precisi per l’elaborazione del DVR. Esistono i cosiddetti DVRS, i documenti di valutazione dei rischi standardizzati, ma ogni realtà modella l’elaborato al proprio contesto particolare. In genere, il contenuto del documento è strutturato seguendo questo schema:

 

  • un’introduzione che presenta i contenuti del DVR e i criteri di valutazione dei rischi adottati;
  • una parte descrittiva dell’azienda con i dati identificativi: personale, struttura organizzativa, unità operative, ruoli e funzioni per la sicurezza, caratteristiche dei luoghi di lavoro, descrizione del ciclo lavorativo;
  • una valutazione specifica che identifica le aree di rischio ed i fattori ad esse correlati.

 

A conclusione del DVR, vengono allegati i documenti che completano le informazioni sull’azienda. Tra questi possono esserci nomine e verbali di designazione, documentazione relativa alla sede, agli impianti e alle attrezzature, planimetrie in scala, elenco delle mansioni e dei dispositivi di protezione individuale, procedure operative di sicurezza e di coordinamento, protocollo formativo, registri e attestati di frequenza dei corsi di formazione e addestramento del personale, protocollo e sorveglianza sanitarie, indagini ambientali e piani di emergenza.

Il DVR non ha una scadenza ma non è immutabile, quindi va aggiornato ogniqualvolta che l’assetto descritto al suo interno cambia per personale, processo produttivo, organizzazione del lavoro, nuovi macchinari, cambi e aggiornamenti di mansioni, scadenze relative a rischi specifici quali rumore, vibrazioni, stress lavoro-correlato. In particolare, il documento va redatto nell’immediato per le imprese già avviate che assumono un lavoratore in organico (o modificano gli altri aspetti descritti) ed entro 90 giorni per le nuove attività. Le uniche realtà che non hanno obbligo di redazione del DVR sono i lavoratori autonomi e le imprese familiari, che fanno riferimento all’articolo 2222 del Codice civile.

 

DVR: chi lo fa nello specifico?

Insieme al datore di lavoro e al tecnico specializzato nella sicurezza, esistono diverse figure professionali che sono impegnate nella redazione del DVR e che formano l’SPP, il servizio di prevenzione e protezione di un’azienda. Al medico competente (MC) che valuta i rischi per la salute di lavoratori e lavoratrici e si occupa di predisporre il protocollo di sorveglianza sanitaria e al rappresentante dei lavoratori (RLS) che collabora alla stesura del documento e deve riceverne copia finale per presa visione, si affianca l’RSPP.

Quest’acronimo sta per responsabile del servizio di prevenzione e protezione. L’RSPP è un consulente interno o esterno all’azienda (può anche essere lo stesso datore di lavoro) che coordina il servizio di prevenzione e protezione dai rischi e formula eventuali osservazioni in merito al documento elaborato. A lui o lei si deve l’organizzazione del personale anti-rischio (gli addetti antincendio, alle emergenze e al primo soccorso), la firma del DVR e l’assunzione di responsabilità in caso di consulenza errata.

L’RSPP non va confuso con l’ASPP, acronimo di addetto al servizio di prevenzione e protezione. Quest’ultimo è nominato dal datore di lavoro e fa parte dell’organigramma di salute e sicurezza con MC, RLS e RSPP, ma svolge un ruolo complementare perché si occupa nello specifico di individuare le possibili fonti di rischio, progettare le necessarie misure di prevenzione e protezione e sviluppare tutte le procedure di sicurezza.

La copia originale del DVR deve essere firmata da tutte le figure coinvolte nella sua redazione e va conservata nella sede dell’azienda. In caso di visite d’ispezione, il datore di lavoro è obbligato a rendere disponibile il documento al personale di ASL, INPS, INAIL o ai vigili del fuoco che ne richiedono la visione.

Il responsabile d’azienda che non redige il DVR oppure ne omette delle parti incappa in sanzioni che vanno da un minimo di 3.000 euro a un massimo di 15.000 euro, carcere fino a otto mesi, sospensione dell’attività imprenditoriale (in caso di reiterata mancanza di compilazione e nomina dell’RSPP) e modifica dei contratti subordinati, da tempo determinato, intermittente o somministrato a tempo indeterminato.

AUTORE

Alessandro Zoppo

Alessandro Zoppo

Ascolta musica e guarda cinema da quando aveva 6 anni. Orgogliosamente sannita ma romano d'adozione, Alessandro scrive per siti web e riviste occupandosi di cultura, economia, finanza, politica e sport. Impegnato anche in festival e rassegne di cinema, Alessandro è tra gli autori di Borsa&Finanza da aprile 2022 dove si occupa prevalentemente di temi legati alla finanza personale, al Fintech e alla tecnologia.

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