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Economia USA: ecco perché Richard Thaler pensa che non ci sarà recessione

Economia USA: ecco perché non c'è nessuna recessione

Recessione sì, recessione no, qual è la verità riguardo la situazione dell’economia USA? Guardando aspetti strettamente tecnici, in teoria gli Stati Uniti sono caduti in recessione, perché questa viene considerata tale quando per due trimestri consecutivi il PIL di un Paese registra crescita negativa. Gli USA in effetti hanno mostrato una crescita del -1,6% nei primi tre mesi di quest’anno, seguita da un -0,9% nel secondo quarto.

Tuttavia riesce difficile immaginare un’economia che torna indietro quando viaggia al massimo dell’occupazione. È questa la principale ragione che fa temere molti circa la prosecuzione della politica restrittiva della Federal Reserve nei prossimi mesi per frenare l’inflazione, che a luglio è stata dell’8,5%. Il Governatore Jerome Powell ha lasciato diversi messaggi in tale direzione durante i suoi interventi, precisando che il tasso di disoccupazione sarà uno dei principali parametri da osservare per decidere se e quando decidere un rallentamento delle strette sulla politica monetaria.

È possibile che a furia di aumentare il costo del denaro alla fine si giunga a una recessione effettiva, oltre che teorica, con il peggioramento di tutte le metriche che la Fed sta tenendo in considerazione. Per il momento però in molti condividono l’idea che l’economia USA sia tutt’altro che in recessione.

 

Economia USA: è davvero in recessione?

Sul tema si è espresso il premio Nobel all’Economia 2017 Richard Thaler, che ha dichiarato che negli Stati Uniti probabilmente si è avuta una contrazione economica, ma nulla che assomigli a una recessione.

 

“Con una disoccupazione ai minimi storici, l’economia USA sembra forte”, ha sottolineato l’economista, che ha aggiunto: “l’economia sta solo crescendo meno velocemente rispetto all’inflazione, il che significa che il PIL reale è sceso un po’, ma non si può parlare di recessione”, almeno non nei termini in cui si descrive solitamente una situazione di questo tipo.

 

Riguardo l’inflazione, l’esperto ha detto che nel lungo dibattito che si è tenuto se l’aumento dei prezzi al consumo fosse permanente o transitorio, in questo momento sembra prevalga la prima ipotesi, anche se le cose potrebbero cambiare. Bisognerà vedere quanto i fattori derivanti dalla guerra Russia-Ucraina e dai problemi legati alla catena di approvvigionamento dalla Cina perdureranno.

 

“Forse tra un anno ci saranno ancora combattimenti in Ucraina e il Covid in Cina, ma se uno di questi problemi o entrambi vengono mitigati, allora si potrebbero vedere alcuni prezzi scendere”,

 

ha osservato Thaler, che ha affrontato anche il tema dei salari dopo i forti aumenti degli ultimi trimestri. A suo giudizio la salita dei compensi è un bene, nonostante la Fed sia preoccupata dalla spirale salari-prezzi. Il mercato è molto ristretto, con le aziende che sono alla ricerca disperata di personale, e “i lavoratori devono essere compensati per i prezzi più alti che stanno affrontando”, ha asserito il premio Nobel.

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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