Emendamento ammazza trading, le opinioni dei traders

EMENDAMENTO AMMAZZA TRADING, LE OPINIONI DEI TRADERS

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Nicola Porro sulla sua pagina Fb: “Una grande cazzata”. Pietro Di Lorenzo: “A meno che io non abbia capito la norma, il 99,9% dei trader in Cfd andrebbe a casa”

 

La stangata… fiscale. Se fosse un film, il titolo per questo emendamento approvato in Commissione Finanze al Senato, ma che ancora deve ricevere il via libera dal Parlamento, oltre a essere al vaglio delle autorità finanziarie per verificarne l ‘attendibilità tecnica, sarebbe questo. Proposto da Fratelli d’Italia e inserito, per ora, nella Legge di Bilancio 2020, sulla carta dovrebbe essere una sorta di freno al problema dei broker disonesti e delle leve eccessive. E invece rischia di rivelarsi una vera e propria mazzata per chi fa trading online,  e di spazzare via l’attività del 99,9% dei trader in Cfd. L’imposta, per com’è stato approvato l’emendamento, sale dallo 0,2 allo 0,4%, come riporta il comma 3-bis del testo e riguarda le “transazioni concluse su reti telematiche o di telecomunicazioni aventi oggetti contratti per differenza”, uno degli strumenti più utilizzati dagli italiani per la loro quotidiana attività di trading. In buona sostanza sarebbero coinvolte tutte le azioni italiane e gli indici azionari italiani negoziati, sia direttamente che attraverso strumenti finanziari e derivati (cfd compresi), indipendentemente che l’intermediario sia italiano o estero. Il Sole 24 Ore in questo senso ha fornito questo esempio: “Oggi una transazione in Cfd da 50mila euro sconta 1 euro di prelievo. Con questa novità, la tassazione diventa 40 volte maggiore”.

 

Porro: Fratelli d’Italia si schiera contro chi lavora

“Tassa sulla finanza cattiva? –Nicola Porro, giornalista Mediaset, sulla sua pagina Fb si schiera chiaramente contro questa tassa-.  Già avevano fatto un gran casino con la Tobin Tax, tassa assurda che ha distrutto l’industria finanziaria italiana andata all’estero a fare le stesse cose. Adesso vogliono aumentare ancora di più le tasse su altri strumenti. Fratelli d’Italia contro gli speculatori? Cazzate. Si schiera contro chi lavora nell’industria della finanza. Persone normali, che offrono un servizio normale, e che soprattutto, se davvero questa tassa diventerà realtà, continueranno a farlo, ma in un altro paese come già successo.

I pareri dei traders

“Così, di punto in bianco, non so quanto possa impattare realmente sull’operatività sul mercato retail, spiega Antonio D’Alterio di Trend Online-. Di sicuro però è una proposta fastidiosa, mi viene in mente in questo senso l’impopolarità e l’insucesso dal punto di vista del gettito della Tobin Tax. Mi sembra di capire che questo balzello sia un tentativo demagogico di tassare una qualche forma di rendita, se così fosse danneggia l’industria del risparmio e dell’investimento, andando a impaurire un mercato che non ricopre neanche tale importanza. I Cfd sono molto diffusi nell’ambito dell’operatività grazie alla diffusione del Forex, ma in realtà la stragrande maggioranza degli operatori è orientata a operare sui futures, sui derivati e sugli azionari. Io sarei stato favorevole all’eliminazione, ad esempio, della Tobin Tax, come detto il gettito è poca cosa e credo che anche questa mossa lo incrementerà di pochissimo. Meglio, molto meglio riscrivere l’aliquota sulle rendite finanziarie. Una rimodulazione in base ai guadagni degli investitori sarebbe stata una scelta quantomeno più logica”.  Sull’operatività, Antonio Landolfi, Trading Room Academy, è sostanzialmente d’accordo: “Non dovrebbe cambiare più di tanto. Certo, non mi piace che venga presa di mira l’attività finanziaria. Capisco che i Cfd possano essere considerati un po’ zona ombra, ma l’idea non mi piace”.

“A forte rischio l’operatività”

Di tutt’altra opinione Pietro Di Lorenzo,  Sos Trader: “O non ho letto bene la norma oppure chi dice che impatta in maniera marginale non ha afferrato bene questa norma. Dalla mia interpretazione è chiaro che si parla di una tassa che non viene applicata alla ricchezza ma al controvalore, e già parlare di una cosa del genere ritengo sia decisamente borderline. Se tu oggi apri un Fib a 23.000 punti, comunque vada l’operazione, utilizzando un Cfd, con lo 0,4% del controvalore della posizione sono circa 450 euro a prescindere dall’esito della posizione. A prescindere se guadagni o perdi, ci rimetti 450 euro. Per non parlare del Dax, dove l’imposta, a memoria, sale a circa 1.200 euro. Ho visto che si parla anche di Esma ed è pericoloso, perché si apre il fianco anche a chi opera Off Shore. Mi sembra evidente, non c’è niente di marginale qui, anzi: è assolutamente stra rilevante. Sostanzialmente il 99,9% dei broker in Cfd andrebbero a casa. Per questo che dico: o non l’ho capita io, oppure è chi l’ha fatta a non averla capita bene. Inoltre, a differenza della Raider Tax, stavolta l’emendamento è passato, dunque l’unico modo per evitare questo scenario è che venga stralciato”.

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