ETF Bitcoin: ecco perché Invesco ha ritirato richiesta di quotazione
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ETF Bitcoin: ecco perché Invesco ha ritirato richiesta di quotazione

ETF Bitcoin: ecco perché Invesco ha ritirato richiesta di quotazione

L’ostinazione della Securities and Exchange Commission di negare qualsiasi approvazione di ETF su Bitcoin che non riguardino i future è l’elemento che sta alla base della decisione di Invesco di ritirare la richiesta di quotazione del suo ETF. Lo ha rilevato Anna Paglia, global director degli ETF nonché strategist del fondo. L’alto funzionario dell’asset manager da 1.600 miliardi di dollari ha affermato che l’Invesco Bitcoin Strategy ETF era strutturato come una combinazione di swap future, Bitcoin spot e fondi privati nel settore della criptovaluta. Questo avrebbe aiutato a proteggere gli investitori dalla crisi di liquidità a cui potrebbero andare incontro con un ETF 100% future. Paglia assevera in maniera netta “abbiamo sempre pensato ai futures come a uno strumento efficace nel nostro portafoglio, ma non quando rappresentano la totalità di un prodotto.”

 

ETF Bitcoin: perché i fondi non amano i futures

Invesco aveva presentato richiesta per il suo ETF all’inizio del mese di agosto, appena un giorno dopo che il Presidente della SEC, Gary Gensler, avesse manifestato la disponibilità dell’istituto regolatore di approvare ETF su Bitcoin future negoziati presso il Chicago Mercantile Exchange. Poi il cambio di rotta, una volta valutata bene la situazione che ha portato a una scelta “difficile ma inevitabile.” 

Invesco non è comunque il solo ad aver ritirato la richiesta per ETF su Bitcoin. Nei primi giorni di novembre anche Bitwise Asset Management ha fatto la stessa cosa nonostante il lancio di prodotti simili come il ProShares Bitcoin Strategy ETF e il Valkyrie Bitcoin Strategy ETF. Dietro a questa decisione vi è l’effetto contango che è molto pregiudizievole per gli investitori, come ha dichiarato il Chief Investment Officer, Matt Hougan. 

Infatti il prodotto che si basa sui future comporta che i contratti giunti a scadenza verranno rollati a un prezzo superiore rispetto a quello del mercato spot. Questo significa sostenere costi che potranno incidere notevolmente sulla performance dell’investimento, in particolare se si tiene il prodotto per un periodo di tempo lungo. 

Hougan ha anche aggiunto che Bitwise tenterà in futuro la strada degli ETF spot su Bitcoin negli Stati Uniti, in quanto ancora non ne è stato inaugurato uno da quando per la prima volta nel 2017 l’exchange di criptovalute Gemini ha presentato la domanda alla SEC, puntualmente respinta.

Un altro aspetto che rende i fondi molto avversi nei confronti dei future Bitcoin riguarda la tassazione sulle plusvalenze non realizzate. Se il prezzo del sottostante sale e quindi aumenta il valore del contratto, alla fine dell’anno verrà applicata un’imposta sul profitto anche se il derivato non è stato venduto sul mercato monetizzando il guadagno. Questo genera un grave pregiudizio per gli investitori soprattutto alla luce dell’alta volatilità del sottostante, che potrebbe mettere l’investitore di fronte alla situazione sgradevole di pagare le imposte su un guadagno mai effettivamente avuto.

 

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