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Fondi attivi: ecco i vincitori in un mercato ad alta volatilità

In un ambiente di alta volatilità di mercato negli ultimi mesi i fondi attivi hanno dettato legge a Wall Street, battendo i benchmark di riferimento. Ad aprile le azioni in generale hanno vissuto un mese terribile e in quel contesto il 54% dei fondi attivi a grande capitalizzazione ha fatto meglio dell'indice Russell 1000. La percentuale è stata ancora più elevata a maggio, quando il 56% di tali fondi ha sovraperformato l'indice americano. Questo addirittura è stato un record che ha fatto scalpore, perché il più alto tasso di successo negli ultimi 3 anni si è avuto per i gestori large cap nel 2021, ma con numeri nettamente inferiori, ovvero il 40% di fondi attivi che hanno sovraperformato. Dal 2003 invece la media storica è del 36%. Tutto questo segna un riscatto dei gestori attivi, che negli ultimi 10 anni si sono imbattuti in molte difficoltà tra rendimenti ritardati e deflussi di capitali. Questo a causa della preferenza degli investitori verso i fondi passivi, che ricalcano indici rivelatisi molto redditizi con il rally del mercato azionario ultradecennale. Inoltre i rendimenti netti ceteris paribus sono stati migliori, in quanto i gestori passivi addebitano commissioni molto più basse. Recentemente le cose sono cambiate perché i fondi passivi stanno vivendo un momento di grande appannamento, essendo che le loro partecipazioni più grosse hanno subito perdite importanti per effetto del sell-off generale. Fondi attivi: ecco dove stanno investendo Dove stanno investendo i fondi attivi? Secondo Subramanian, equity e quant strategist di Bank of America, i gestori stanno puntando sui settori ciclici come l'energia e i finanziari, mentre stanno disinvestendo le attività nei settori difensivi come la sanità e i beni di prima necessità. Le azioni energetiche hanno trovato grande slancio dall'impennata delle quotazioni delle materie prime come gas e petrolio, a causa della guerra Russia-Ucraina. Mentre per quanto riguarda i finanziari, dopo un'ottima partenza quest'anno per effetto dell'aumento delle prospettive di rialzo dei tassi da parte della Federal Reserve, vi è stato un dietrofront dettato dai timori di una recessione che si riflette sul sistema finanziario. Quanto al sottopeso dei titoli difensivi, Subramanian osserva che la maggiore incertezza economica spingerebbe verso il passaggio a tali tipologie di assets, tuttavia vi sono opportunità nei titoli ciclici che beneficiano dell'inflazione e del rischio legato ai tassi d'interesse.

In un ambiente di alta volatilità di mercato negli ultimi mesi i fondi attivi hanno dettato legge a Wall Street, battendo i benchmark di riferimento. Ad aprile le azioni in generale hanno vissuto un mese terribile e in quel contesto il 54% dei fondi attivi a grande capitalizzazione ha fatto meglio dell’indice Russell 1000. La percentuale è stata ancora più elevata a maggio, quando il 56% di tali fondi ha sovraperformato l’indice americano. Questo addirittura è stato un record che ha fatto scalpore, perché il più alto tasso di successo negli ultimi 3 anni si è avuto per i gestori large cap nel 2021, ma con numeri nettamente inferiori, ovvero il 40% di fondi attivi che hanno sovraperformato. Dal 2003 invece la media storica è del 36%.

Tutto questo segna un riscatto dei gestori attivi, che negli ultimi 10 anni si sono imbattuti in molte difficoltà tra rendimenti ritardati e deflussi di capitali. Questo a causa della preferenza degli investitori verso i fondi passivi, che ricalcano indici rivelatisi molto redditizi con il rally del mercato azionario ultradecennale. Inoltre i rendimenti netti ceteris paribus sono stati migliori, in quanto i gestori passivi addebitano commissioni molto più basse. Recentemente le cose sono cambiate perché i fondi passivi stanno vivendo un momento di grande appannamento, essendo che le loro partecipazioni più grosse hanno subito perdite importanti per effetto del sell-off generale.

 

Fondi attivi: ecco dove stanno investendo

Dove stanno investendo i fondi attivi? Secondo Subramanian, equity e quant strategist di Bank of America, i gestori stanno puntando sui settori ciclici come l’energia e i finanziari, mentre stanno disinvestendo le attività nei settori difensivi come la sanità e i beni di prima necessità. Le azioni energetiche hanno trovato grande slancio dall’impennata delle quotazioni delle materie prime come gas e petrolio, a causa della guerra Russia-Ucraina.

Mentre per quanto riguarda i finanziari, dopo un’ottima partenza quest’anno per effetto dell’aumento delle prospettive di rialzo dei tassi da parte della Federal Reserve, vi è stato un dietrofront dettato dai timori di una recessione che si riflette sul sistema finanziario. Quanto al sottopeso dei titoli difensivi, Subramanian osserva che la maggiore incertezza economica spingerebbe verso il passaggio a tali tipologie di assets, tuttavia vi sono opportunità nei titoli ciclici che beneficiano dell’inflazione e del rischio legato ai tassi d’interesse.

AUTORE

Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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