Fondi pensione: i vantaggi fiscali da conoscere

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Con l’invecchiamento della popolazione e il calo progressivo delle nascite, il sistema pensionistico italiano è diventato sempre più insostenibile e l’integrazione dell’importo ricevuto in età di pensionamento attraverso i fondi pensione si rende quanto mai necessaria. In Italia vige il sistema a ripartizione, secondo il quale le pensioni vengono pagate dai contributi dei lavoratori attivi. Tuttavia, con una popolazione che diventa sempre più vecchia, sono progressivamente meno i versamenti delle persone in attività e sempre più i soggetti in quiescenza. Ne consegue che l’importo ricevuto dai pensionati tende a scendere. Giocoforza, per mantenere un tenore di vita dignitoso è fondamentale ricorrere, durante la vita lavorativa, a forme previdenziali integrative. Alcune stime dell’Istat sono allarmanti. L’Istituto di statistica ha previsto che nel 2070 la popolazione residente in Italia passerà a circa 47 milioni da circa 59 milioni attuali. Inoltre, nel 2050 il rapporto tra individui in età lavorativa e soggetti che hanno smesso di lavorare sarà di 1 a 1, rispetto a un rapporto di 3 a 2 di oggi. In questo articolo:

 

  • Fondi pensione: cosa sono
  • Fondi pensione: un risparmio fiscale immediato fino a 2.221 euro annui
  • Fondi pensione: altri vantaggi fiscali in fase di accumulo
  • I vantaggi fiscali in fase di erogazione

 

Fondi pensione: cosa sono

Per evitare che il sistema pensionistico vada al collasso, lo Stato incoraggia i lavoratori ad aderire ai fondi pensione con una serie di incentivi fiscali. Prima di tutto però occorre fare chiarezza su cosa siano e come funzionino questi istituti. I fondi pensione sono stati istituiti dal D.Lgs. 252/2005 e consentono di integrare la pensione obbligatoria attraverso una rendita o un capitale aggiuntivo una volta terminata la propria vita lavorativa, in cambio di contributi periodici versati quando si è in attività. Questi contribuiti vengono investiti in attività finanziarie quali soprattutto azioni e obbligazioni seguendo un determinato profilo di rischio. Esistono tre tipologie di fondi pensione:

 

  • chiusi o negoziali;
  • aperti;
  • piani individuali pensionistici.

 

I fondi pensione chiusi sono riservati a specifici settori di lavoratori e vi si aderisce tramite il proprio datore di lavoro. Versando i contributi in questi fondi, si beneficia anche dei contributi datoriali nella misura prevista dall’accordo collettivo nazionale o dal regolamento dell’azienda. I fondi pensione aperti sono liberi per tutti quelli che intendono aderire. Il versamento può essere non solo per sé stessi ma anche per i propri familiari, inclusi i minori. I piani individuali pensionistici o PIP sono contratti assicurativi sulla vita iscritti all’albo dei fondi pensione e istituiti da compagnie assicurative, con adesione sempre individuale.

 

Fondi pensione: un risparmio fiscale immediato 

Aderire a un fondo pensione ha un vantaggio fiscale subito percepibile. Lo Stato consente di dedurre dal reddito imponibile Irpef i contributi fino a 5.300 euro ogni anno. Ciò a patto di non far parte del regime forfettario, che sconta una flat tax del 15% fino a un reddito annuo di 65.000 euro. Se seguono il regime ordinario, tutti i contribuenti che appartengono allo scaglione di reddito di oltre 50.000 euro – e quindi pagano un’aliquota di imposta del 43% – ricevono un beneficio fiscale di 2.279 euro grazie alla deduzione dei contributi destinati a fondi pensione. In pratica, è come investire 5.300 euro ogni anno e ottenere un rendimento del 43% (2.279/5.164). Il vantaggio fiscale ovviamente è minore per gli altri scaglioni di reddito. Chi è compreso nella fascia 28.000-50.000 euro, è assoggettato a un’aliquota Irpef del 35% e quindi ha un risparmio fiscale di 1.807 euro. Coloro che ricadono nello scaglione 15.000-28.000 euro – e pagano un’imposta del 25% – avranno un beneficio fiscale di 1.291 euro. I contribuenti che guadagnano fino a 15.000 euro – e sono soggetti a un’imposta sul reddito del 23% – possono usufruire di un beneficio di 1.188 euro.

Il risparmio di ogni singolo investimento in termini di rendimento annuo scenderà nel tempo, ma rimarrà comunque di circa il 10% annuo dopo un decennio e del 5% dopo 20 anni. Chiaramente in tutto ciò occorre tenere conto dei costi di gestione del fondo pensione, che in quelli chiusi sono normalmente più bassi.

È importante precisare che qualora si decida di passare da un fondo all’altro – perché magari si vuole ottenere un risparmio di costi – è possibile trasferire la propria posizione senza dover sostenere alcun onere fiscale a partire da due anni da quando è stato effettuato il primo versamento. 

 

Fondi pensione: altri vantaggi fiscali in fase di accumulo

Investire in un fondo pensione produce altri vantaggi fiscali durante la fase di accumulo. Le plusvalenze derivanti dagli investimenti del fondo sono tassate al 20%, anziché al 26% come di norma avviene per i capital gain. Per i titoli di Stato vale sempre l’imposizione a un’aliquota del 12,5%. L’inconveniente per i fondi pensione sta nel fatto che le plusvalenze sono tassate ogni anno e non alla scadenza. Questi istituti di previdenza integrativa consentono di risparmiare anche sull’imposta di bollo, che grava per gli altri investimenti finanziari nella misura dello 0,2% annuo (eccezion fatta per le gestioni separate assicurative).

 

I vantaggi fiscali in fase di erogazione

Una volta raggiunta l’età pensionabile e dopo almeno cinque anni di contribuzione alla previdenza complementare, sarà possibile effettuare la conversione in rendita del montante dei contributi accumulati e rivalutati dagli investimenti. Qui scatta un importante vantaggio fiscale. La rendita non verrà tassata con l’aliquota ordinaria sulla base dello scaglione di reddito, bensì con un’aliquota ridotta del 15%, che verrà ulteriormente decurtata dello 0,3% per ogni anno di contribuzione dopo il quindicesimo fino a raggiungere una tassazione del 9%. Quindi, se ad esempio si sono versati contributi per 20 anni, la rendita sarà tassata al 13,5%, ossia 15% – (20-15) x 0,3%.

È importante precisare che questo meccanismo di tassazione si applica con riferimento ai contributi dedotti, ossia a quelli per cui nella fase di accumulo si è sfruttata la deduzione fiscale di 5.164 euro annui. Per la quota incapiente, non verrà effettuata alcuna imposizione nella fase di erogazione, dal momento che i contributi sono già stati assoggettati a imposta in origine.  I benefici fiscali vengono riconosciuti prima del pensionamento nei casi previsti dalla legge, ovvero:

 

  • per spese mediche straordinarie, in qualunque momento, fino a un massimo del 75%, con aliquota di imposta del 15% scalabile fino al 9%;
  • per acquisto o ristrutturazione della prima casa per sé stessi o altri familiari a carico, dopo almeno otto anni, fino a un massimo del 75%, con aliquota di imposta del 23%;
  • per qualsiasi altro motivo, dopo almeno otto anni, fino a un massimo del 30%, con ritenuta del 30%;

 

Inoltre, se non si lavora da un anno è possibile richiedere il riscatto fino al 50% del capitale maturato usufruendo della ritenuta di imposta del 15%, riducibile fino al 9% sulla base degli anni di anzianità maturati nel fondo pensione. Qualora non si lavori da almeno quattro anni o sopraggiunga un’invalidità permanente con riduzione della capacità lavorativa a meno di un terzo, sarà consentito il riscatto anche del 100% del capitale maturato sempre con tassazione al 15%, che potrebbe diventare fino al 9% in funzione del tempo di permanenza nella previdenza complementare. Si può chiedere il riscatto totale del capitale anche nella circostanza di perdita del posto di lavoro, ma la ritenuta applicata sarà del 23%.

Immagine di Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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