Cos’è un Future? Come funziona? Quali sono le caratteristiche di questo derivato. Vediamolo insieme in questo articolo. Il future è un “contratto a termine”, ossia un accordo con il quale due controparti si impegnano a realizzare una compravendita di merci, titoli e valute a un determinato prezzo stabilito al momento della stipulazione, rimandando la consegna a una certa scadenza futura. In pratica, consiste nell’adempiere in una certa data a un’obbligazione secondo condizioni stabilite al momento della stipula del contratto riguardanti prezzo, quantità e qualità. Spesso gli operatori ricorrono a questa tipologia di contratti perché presentano il vantaggio di tutelare gli interessi di entrambi i contraenti, riducendo il rischio di fronte all’incertezza sulle quotazioni delle attività reali o finanziarie.
Un esempio faciliterà la comprensione. Supponiamo che il sig. Rossi, produttore di caffè, per chiudere in utile la stagione del raccolto abbia bisogno di vendere almeno 1.000 di sacchi di caffè a 100 dollari ciascuno; contemporaneamente il sig. Bianchi, proprietario di una torrefazione, sta predisponendo un nuovo approvvigionamento pari a 1.000 sacchi di caffè, calcolando che per avere un utile nella loro commercializzazione non dovrà pagarli più di 100 dollari ciascuno. L’accordo tra il sig. Rossi e il sig. Bianchi, ossia la consegna fra 6 mesi di 1.000 sacchi di caffè a 100 dollari ciascuno contro un corrispettivo di 100.000 dollari, non è altro che un semplice contratto future che assicura un utile a entrambi in base ai calcoli fatti prima della stipula.
Se alla scadenza del contratto, ossia dopo sei mesi, le quotazioni del caffè sul mercato dovessero aumentare a 110 dollari (a causa di avversità climatiche tali da compromettere la raccolta mondiale del prodotto e quindi ridurre drasticamente l’offerta) oppure scendere a 90 dollari (a causa di un incremento dell’offerta dovuto a una stagione di raccolto particolarmente rigogliosa), nessuno dei contraenti si troverebbe svantaggiato in quanto il future stipulato prevedeva comunque la consegna del caffè a 100 dollari.
In base alle caratteristiche contrattuali, si distinguono due grandi categorie di contratti a termine:
- i contratti a termine propriamente detti (o contratti forward), caratterizzati da un rapporto diretto tra le parti ed una libera definizione delle clausole contrattuali riguardanti la tipologia di merce, la quantità e la scadenza;
- i contratti a termine standard (o futures in senso stretto), caratterizzati da una predefinita serie di specifiche contrattuali non derogabili e da una totale istituzionalizzazione delle modalità e dei luoghi nei quali stipularli. In particolare, vengono scambiati presso Borse Valori specializzate e regolamentate dove i prezzi che si formano sono pubblici e ufficiali. Le caratteristiche di organizzazione e trasparenza permettono al contratto standard di diventare un vero e proprio strumento finanziario negoziabile.
Quest’ultima è la tipologia di contratti a termine che ci interessa. Il mercato dei futures ha origine nella prima metà dell’800 e nasce dall’esigenza dei grandi produttori agricoli statunitensi di organizzare la propria attività commerciale riducendo i rischi legati alle condizioni climatiche. Nel 1848 venne fondato il Chicago Board Of Trade (CBOT) e i primi contratti scambiati in questa Borsa avevano come merce di riferimento il frumento, il granoturco e l’avena. Successivamente negli Stati Uniti nacquero altre Borse simili e vennero introdotti nuovi contratti futures aventi per oggetto (detto anche sottostante) altre tipologie di prodotti agricoli, bestiame, metalli, petrolio, fino a valute e indici azionari. Infatti, pur se nati con l’intento di fornire una protezione (o “copertura”) al conto economico degli operatori, con il passare del tempo i futures sono diventati anche uno strumento finanziario con carattere “speculativo”, cioè negoziati anche da chi non possiede la merce sottostante e/o non ne ha un interesse diretto.








