Il gruppo Gedi potrebbe ancora parlare italiano, anche se in minima parte. E non per opera di Leonardo Maria Del Vecchio, che si è visto rifiutare la sua offerta, ma di Andrea Iervolino. Secondo fonti di Borsa&Finanza, l’imprenditore italo-canadese avrebbe strutturato un accordo con Theodore Kyriakou, azionista di riferimento e presidente di Antenna Group, per acquisire una quota di minoranza nell’offerta da circa 140 milioni di euro presentata dallo stesso Kyriakou al gruppo che, tra le altre, controlla La Repubblica. Una partecipazione che dovrebbe attestarsi intorno al 20%, ossia una quota di tutto rispetto che non mira a stravolgere l’assetto esistente, ma a entrare concretamente nella stanza dei bottoni.
In questo articolo:
- Gedi e Iervolino: riavvolgiamo il nastro
- Il primo stop con La Stampa e l’asse con Kyriakou
- E ora Casalino?
Gedi e Iervolino: riavvolgiamo il nastro
Per capire fino in fondo il senso di questa mossa, occorre fare un passo indietro. E tornare a Sintesi, il marchio della nuova testata online depositato lo scorso dicembre dallo stesso Andrea Iervolino e dall’ex portavoce del Movimento 5 Stelle, Rocco Casalino. Un quotidiano pensato per parlare a un pubblico trasversale, capace di tenere insieme politica, attualità, comunicazione e lettura dei processi di potere. Un prodotto che ambiva a inserirsi nello spazio lasciato scoperto dai giornali tradizionali, sempre più schiacciati tra crisi economica e perdita di centralità culturale.
Alla guida editoriale di Sintesi, Andrea Iervolino ha chiamato appunto Casalino. Una scelta che, fin dall’inizio, aveva fatto discutere. Non tanto per il ruolo formale, quanto per il significato politico e simbolico dell’operazione. Casalino non è un direttore nel senso classico del termine. Non viene dalla trafila delle redazioni, ma dalla gestione del messaggio, dal controllo della narrazione, dall’esperienza diretta del potere politico. Metterlo alla direzione editoriale di Sintesi significava una cosa sola: quel giornale non sarebbe stato neutro. Avrebbe avuto una linea. E avrebbe saputo difenderla.
Il primo stop con La Stampa e l’asse con Kyriakou
Parallelamente al progetto Sintesi, Iervolino aveva tentato un’altra strada: l’acquisizione de La Stampa. Un’operazione che avrebbe cambiato immediatamente il suo posizionamento nel mondo dei media italiani. L’offerta presentata qualche settimana fa al gruppo Gedi era chiara: 22,5 milioni di euro. Una cifra giudicata insufficiente dall’editore, che ha respinto l’offerta senza aprire una vera trattativa. Un rifiuto secco, che in molti avevano interpretato come la fine del percorso.
In realtà, quel no ha avuto un effetto opposto. Ha reso evidente che entrare nell’editoria italiana attraverso un singolo giornale non era la strada giusta. Che il valore non stava più nelle singole testate, ma nel sistema che le tiene insieme. Che per contare davvero bisognava sedersi al tavolo giusto. È in questo contesto che sarebbe maturato l’asse con Theodore Kyriakou, che vanta una lunga esperienza nei media e negli investimenti strategici. Kyriakou, inoltre, rappresenta il profilo complementare a quello di Iervolino: meno esposto, più finanziario, ma con una chiara visione industriale.
Peraltro, secondo quanto riferito, Iervolino avrebbe presentato a John Elkann un’offerta molto più alta rispetto a quella di Kyriakou: circa 220 milioni di euro, ma senza successo. Da qui la decisione dell’imprenditore attivo nel mondo del cinema di alzare il telefono e accordarsi con lo stratega greco.
E ora Casalino?
Questo intreccio ovviamente è seguito anche con grande attenzione da Casalino. Formalmente, resta ciò che era stato chiamato a essere: direttore di Sintesi. Ma Sintesi non parte. E allora la domanda si sposta inevitabilmente su di lui. Che ruolo avrebbe Casalino in un’operazione che guarda a Gedi? Resterebbe una figura laterale, legata a un progetto che non nasce? O diventerebbe una risorsa da spendere altrove?
Ed è qui che entra in scena il vero nodo. La Repubblica. Non come titolo qualsiasi, ma come centro di gravità dell’intero gruppo Gedi. Nessuna fonte parla apertamente di una candidatura di Casalino. Sarebbe prematuro, oltre che destabilizzante. Ma il solo fatto che l’ipotesi circoli è indicativo del clima. Anche perché Casalino rappresenta una figura atipica ma coerente con i tempi. Divisiva, certo. Ma difficilmente irrilevante.









