A vent’anni dal primo capitolo, Il diavolo veste Prada 2 si è confermato uno dei film più attesi del 2026 anche sul fronte degli incassi. Uscito in quasi tutto il mondo tra il 29 aprile e il primo maggio, il sequel ha strappato 234 milioni di dollari al box office internazionale nei primi cinque giorni nelle sale. In Italia è stato il miglior debutto dell’anno con 2,7 milioni di euro e 14,2 milioni guadagnati in cinque giorni.
Nel weekend d’apertura, Il diavolo veste Prada 2 ha incassato più del doppio del suo budget, pari a 100 milioni di dollari. A questi ritmi, l’incasso complessivo da 326 milioni dell’originale del 2006 dovrebbe essere superato nel giro di due settimane. Un successo figlio di una strategia che ha massimizzato i ricavi puntando su viralità, apparizioni di personalità famose e partnership strategiche con brand di fashion e luxury che si sono fatti la guerra per finire nei guardaroba del film.
In questo articolo:
- Il diavolo veste Prada 2: cronaca di un successo annunciato
- Dagli stilisti alle supermodelle: le apparizioni strategiche
- Le collaborazioni decisive con i marchi del fashion e del lusso
Il diavolo veste Prada 2: cronaca di un successo annunciato
Atteso da appassionate e appassionati per vent’anni, Il diavolo veste Prada 2 ha generato un hype immediato sui social e sul web, dove il teaser trailer uscito alla fine di dicembre ha ottenuto 185 milioni di visualizzazioni nelle prime 24 ore (il trailer 20th Century Studios più visto di sempre) ed è diventato il trailer più visto su Instagram nell’intero 2025. Ancora meglio ha fatto il secondo trailer con 222 milioni di views in 24 ore, mentre quello finale ha accumulato altri 67 milioni di visualizzazioni in un giorno.
La società di analisi dei dati WaveMetrix ha stimato che il trailer finale sia stato visto 181,5 milioni di volte nelle sue prime 24 ore, con un terzo delle visualizzazioni totali proveniente dagli account social personali di Anne Hathaway. All’uscita del film negli Usa, Instagram ha costruito una versione in miniatura della redazione del Runway (la rivista al centro della saga) e dell’ufficio di Miranda per gli influencer che vogliono girare contenuti a tema e rilanciare i social del franchise.
Dagli stilisti alle supermodelle: le apparizioni strategiche
Per un film che si propone come una critica feroce e dissacrante sulle dinamiche economiche del panorama mediatico e del fashion journalism, Il diavolo veste Prada 2 è stato schietto sulle sue finanze fin da subito. Secondo alcune stime, i soli compensi del cast rappresentano circa la metà del budget. Non solo le attrici e gli attori protagonisti, da Meryl Streep, Anne Hathaway, Emily Blunt, Simone Ashley e Lucy Liu a Stanley Tucci, Justin Theroux, Kenneth Branagh e B.J. Novak, ma anche i non protagonisti e la parata di facce note presenti nel film.
La produzione non ha badato a spese per una serie di cameo particolarmente costosi di celebrità del mondo della moda, della musica, dello sport e dei media. Da Marc Jacobs, Donatella Versace, Domenico Dolce e Law Roach a Naomi Campbell, Heidi Klum, Anok Yai, Karolina Kurkova, Winnie Harlow e Ashley Graham, passando per Tina Brown, Kara Swisher, Amelia Dimoldenberg, Edward Enninful, Karl-Anthony Towns, Tomi Adeyemi, Jia Tolentino, Jenna Bush Hager, Ronny Chieng, Hannah Berner e Paige DeSorbo, Calum Harper, Ciara, Jon Batiste e Suleika Jaouad.
La breve apparizione di Lady Gaga nei panni di se stessa, presente pure con tre canzoni inedite in colonna sonora di cui una a tema body positivity, sarebbe costata 2,5 milioni di dollari. Nella soundtrack ufficiale, sono presenti altre acclamate popstar del calibro di Dua Lipa con End of an Era, Miley Cyrus e Brittany Howard con Walk of Fame, Sza con Saturn, Olivia Dean con Nice to Each Other e Laufey con Mr. Eclectic.
A parlare apertamente di compensi è stata Meryl Streep in primis. Ospite del programma televisivo Today, l’attrice ha rivelato di aver inizialmente rifiutato il ruolo della spietata Miranda Priestly nell’originale del 2006, nel tentativo di ottenere un compenso maggiore dai produttori. Streep ha spiegato di aver fiutato il successo del film e di aver preteso un pagamento all’altezza delle aspettative.
“Sapevo che sarebbe stato un successo – ha detto l’attrice –. Ho letto la sceneggiatura ed era ottima. Quando mi hanno chiamata, mi hanno fatto un’offerta e io ho detto di no. Volevo vedere se raddoppiando la mia richiesta avrebbero accettato, e loro hanno detto subito: ‘Certo’. Avevo 56 anni, mi ci è voluto tutto questo tempo per capire che potevo farlo! Ne ero sicura. Ero sicura che sarebbe stato un successo. E sentivo che avevano bisogno di me. Io lo volevo, ma se non avessero accettato, per me sarebbe andato bene. Perché avevo 56 anni, ed ero pronta a ritirarmi”.
Le collaborazioni decisive con i marchi del fashion e del lusso
Girato tra Manhattan e Milano, Il diavolo veste Prada 2 è legato ai suoi partner commerciali così come il magazine Runway è dipendente dagli spazi comprati dagli inserzionisti sulle sue pagine. La costumista Molly Rogers ha confessato in un’intervista che le maison più famose al mondo hanno fatto a gara pur di inserire i propri capi e accessori nei guardaroba dei protagonisti del film.
Grazie al piano della produttrice Wendy Finerman, il progetto è stato spinto al massimo da una serie di lucrose partnership con i marchi fondamentali del fashion e del lusso. Tra questi spicca soprattutto Dior: il brand è una presenza chiave nel film, dove viene guidato dalla senior executive Emily Charlton, il personaggio di Emily Blunt.
Il portfolio di marchi messo insieme da Finerman include Tiffany, Google, Samsung, Mercedes Benz, Starbucks, Diet Coke, Waldorf Astoria, United Airlines, Old Navy, l’agenzia immobiliare Zillow, Café Appliances, Smartwater e i brand per la cura del viso e dei capelli Lancôme, Tweezerman, Tresemmé e L’Oréal.
La produzione ha chiuso un accordo con Walmart per vendere nei negozi statunitensi della catena il merchandising ufficiale legato a The Devil Wears Prada 2: abiti, scarpe, cosmetici, tazze, fashion dolls e la prestigiosa vodka Grey Goose. Il marchio francese ha lanciato un’edizione limitata della sua vodka con testimonial la supermodella Heidi Klum per celebrare l’uscita del sequel con esclusivi cocktail “da passerella” come lo Scarlet Step.
Particolarmente riusciti si sono rivelati gli accordi con Google e Samsung. Big G ha lanciato un guardaroba potenziato dall’intelligenza artificiale generativa che include la tecnologia Try On in Search: un camerino virtuale con tanto di specchio dove provare vestiti e look accuratamente selezionati del film, riproducendo intere scene e rimandando ai marketplace online per acquistarli.
Il colosso sudcoreano ha invece realizzato uno spot speciale con protagonista il personaggio di Jin Chao, l’assistente di Andy interpretata da Helen J. Shen. Nella pubblicità, Chao utilizza la funzione Circle to Search abilitata per l’intelligenza artificiale sul Galaxy S26 Ultra per eseguire la richiesta di Miranda per un outfit a velocità fulminea. Durante la premiere newyorkese al Lincoln Center, agli ospiti sono stati regalati sacchetti regalo con una serie di oggetti legati al film: una lattina di Diet Coke, l’Infallible Setting Spray di L’Oreal e la collezione completa Il diavolo veste Prada 2 griffata Tweezerman.
“Abbiamo voluto estendere la narrazione oltre lo schermo e nei momenti culturali che definiscono la moda di oggi – ha spiegato Lylle Breier, a capo del settore partnership e promozioni di Disney –. Dal tappeto rosso ai contenuti social-first, questa collaborazione avvicina più che mai i fan al glamour, alla creatività e all’energia frenetica che rendono questo franchise così iconico”.
Tutti i principali mercati esteri hanno avuto posizionamenti multimediali personalizzati. In Italia è stata lanciata una campagna integrata Dyson che in un pop-up dedicato al film alla Rinascente di Milano, offre al pubblico una styling experience gratuita ultra glam con i prodotti della gamma Dyson Beauty Red Velvet & Gold per ricreare i look di Miranda, Andy ed Emily.
La produzione ha cavalcato persino le polemiche che da anni circondano il mondo della moda sulla richiesta di abolire l’uso di materiali di origine animale. L’organizzazione no-profit per i diritti animali Peta ha prodotto uno spot a tema Il diavolo veste Prada 2 per sensibilizzare l’opinione pubblica su una moda etica, sostenibile e rispettosa degli animali.
Creata in collaborazione con Chris Carl, la pubblicità chiede di vietare l’utilizzo di pelli animali nel fashion, puntando sull’ironia e sulla politica fur-free di molti marchi: dal 2020 il gruppo Prada non utilizza più pellicce animali per la produzione dei suoi abiti, così come dal 2025 l’editore Condé Nast ha bandito le inserzioni di pellicce animali dalle pagine editoriali e pubblicitarie delle sue riviste, tra cui Vogue. Dall’uscita al cinema del sequel, lo spot Peta è programmato per due settimane in cento sale in tutti gli Stati Uniti proprio prima delle proiezioni del film.









