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Investimenti: ecco come comportarsi quando la strategia 60/40 non funziona

Investimenti: ecco come comportarsi quando la strategia 60/40 non funziona

Gli investimenti in questa prima parte dell’anno hanno rilasciato parecchie sofferenze agli operatori di mercato, in un contesto in cui la volatilità è stata molto alta. Gli investitori hanno dovuto sopportare perdite dolorose sul fronte azionario, in particolare con riferimento alla tecnologia e all’innovazione che hanno patito l’aumento dei tassi d’interesse da parte delle Banche centrali. Anche i titoli finanziari, che normalmente traggono beneficio da rendimenti sul mercato più alti, hanno pagato lo scotto dei rischi sulla stabilità del sistema finanziario a seguito della guerra Russia-Ucraina e dei timori per una recessione globale dovuta all’inflazione eccessivamente alta e ai vincoli di approvvigionamento.

Nemmeno sul fronte obbligazionario si è trovato conforto, a differenza di quanto avviene tradizionalmente quando vi è forte turbolenza nei mercati azionari. Questo perché l’inflazione da record ha reso i rendimenti reali del reddito fisso molto bassi, non compensati neanche da un incremento generalizzato della curva. Inoltre, l’aumento dei tassi ha comportato un calo dei prezzi delle obbligazioni sul mercato, in quanto offerenti queste ultime un rendimento più basso rispetto ai titoli di nuova emissione. Tutto questo ha comportato che la classica strategia 60/40 ha imbarcato acqua e quindi non ha funzionato.

 

Investimenti: ecco come costruire il portafoglio

Per il secondo semestre occorre quindi un cambiamento strategico e un approccio diverso. Secondo Omar Aguilar, CEO e CIO di Schwab Asset Management, i portafogli dovrebbero essere ribilanciati in un’ottica di lungo termine, evitando di farsi condizionare dal panico. Questo significa rimanere diversificati per mantenere l’equilibrio, in base al profilo di rischio. A suo avviso, risulta importante identificare il motivo per cui una classe di attività appartiene a un portafoglio, tenendo presente che se essa non è correlata non significa necessariamente che fornirà la cosiddetta protezione durante i periodi di volatilità a breve termine. Quanto a detenere contante come rifugio sicuro, Aguilar sostiene che non sia la soluzione migliore in una prospettiva di lungo periodo. Per quel che concerne invece le criptovalute e le risorse digitali in versione antinflazionistica, l’esperto reputa che non esista alcun collegamento tra tali tipologie di investimenti e l’inflazione.

Lo stesso concetto sulla diversificazione viene espresso da Sébastien Page, responsabile del multi-asset globale e CIO di T. Rowe Price. A suo giudizio è in arrivo una recessione, perché la Federal Reserve non è stata mai capace storicamente di abbassare l’inflazione di oltre il 4% senza innescare una regressione dell’economia. Per questo la strategia migliore è quella di investire ma diversificando. Il modello 60/40 andrebbe rivisto, per Page, optando per assets che non seguono la direzione del mercato, prediligendo le azioni value e inserendo in portafoglio un 12% in investimenti alternativi, che potrebbero includere attività liquide o illiquide, materie prime e altro.

AUTORE

Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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