Investimenti in oro: come fare e a cosa prestare attenzione

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L’oro affascina da sempre: è un simbolo di ricchezza, un rifugio nei momenti difficili e un bene che sembra non perdere mai valore. Non sorprende, quindi, che molti risparmiatori, quando l’economia scricchiola, inizino a guardare proprio al metallo prezioso come possibile ancora di sicurezza. Ma investire in oro non è così semplice come può sembrare: ci sono diverse modalità, costi nascosti, rischi poco intuitivi e scelte da fare con attenzione.

 

Oro: i 6 elementi da valutare nell’investimento

L’investimento in oro richiede di prestare attenzione ad alcuni aspetti fondamentali, che possono essere riepilogati di seguito.

 

Capire le ragioni per cui si vuole investire in oro

La prima domanda da farsi è: “Perché voglio investire in oro?”. Molti lo fanno perché pensano che sia sempre un investimento sicuro, ma non è esattamente così. L’oro può salire molto, ma può anche passare anni in cui resta fermo o addirittura scende. Di solito l’investimento nel metallo prezioso viene fatto per:

 

  • proteggere il portafoglio nelle crisi:
  • diversificare, in quanto l’oro tende a muoversi in modo diverso da altri asset come azioni e obbligazioni:
  • difendere il potere d’acquisto nel lungo periodo.

 

Se l’obiettivo è arricchirsi velocemente, l’oro difficilmente è lo strumento giusto. Se invece si cerca stabilità e una sorta di “assicurazione” sul proprio patrimonio, allora l’investimento in oro può avere molto senso.

 

Lingotti, monete o strumenti finanziari?

Una delle prime scelte riguarda la modalità di investimento. Ci sono due grandi possibilità da considerare:

 

  • oro fisico;
  • oro finanziario.

 

L’oro fisico comprende lingotti, monete da investimento (come Krugerrand, Maple Leaf, Marengo), placchette e simili. I vantaggi in questo caso sono di: possedere oro reale, con nessun intermediario di mezzo; poter vendere ovunque nel mondo; essere in possesso di un valore riconosciuto universalmente. Gli inconvenienti si riferiscono a: custodia (cassaforte, caveau, assicurazione); spread di acquisto e vendita che può essere elevato; rischio di rovinare fisicamente il metallo. 

L’oro finanziario comprende prodotti come Etf (Exchange Traded Funds), Etp (Exchange Traded Products), certificati, futures, opzioni e altri derivati. In tale circostanza, si ha il vantaggio di comprare e vendere con un clic tramite PC o app, così come quello di non avere alcun problema di custodia e di sostenere costi ridotti e avere maggiore liquidità. Di contro c’è il fatto della mancanza di tangibilità, non avendo oro “in mano”, di sostenere un rischio emittente, e di subire costi di gestione che erodono il valore nel tempo.

In sostanza, se si cerca una protezione estrema, magari una piccola quota di oro fisico potrebbe avere senso. Se invece l’obiettivo è la praticità e i costi bassi, gli Etc (Exchange Traded Commodities) sono l’ideale.

 

Attenzione ai costi nascosti (Ter, spread, custodia)

Uno degli errori più comuni è pensare che l’oro non abbia costi. In realtà, ogni soluzione ha spese visibili e spese invisibili. Qui è utile distinguere le due situazioni, di oro fisico e finanziario.

 

Oro fisico:

 

  • spread tra prezzo di acquisto e vendita (anche 4-8%);
  • costi di spedizione;
  • eventuale assicurazione;
  • custodia in cassette di sicurezza o caveau.

 

Oro finanziario:

 

  • Ter (Total Expense Ratio) dell’Etc (0,15%-0,40% annuo);
  • spread di negoziazione;
  • costi di gestione della piattaforma o della banca.

 

Nel caso degli Etc, il Ter viene sottratto automaticamente ogni anno dal valore dello strumento: significa che, se il prezzo dell’oro resta fermo, l’Etc calerà lentamente nel tempo. A parità di strumento, scegliere un Etc con Ter più basso può fare una differenza notevole in molti anni.

 

Non comprare sull’onda della paura

L’oro è un investimento altamente emotivo. Di solito sale allorché ci sono guerre, crisi economiche, inflazione alta, mentre scende quando tutto va bene e i mercati riprendono a correre. Il problema è che molti investitori sono tentati di comprarlo proprio quando è già salito molto, spinti dalla paura e dalla riscoperta mediatica del “metallo rifugio”.
Il rischio è di entrare troppo tardi. Una buona regola è inserire l’oro in portafoglio in modo graduale, senza farsi condizionare dai titoli dei giornali. Le decisioni emotive in finanza sono quasi sempre le più costose.

 

L’oro non produce reddito

Questo punto è cruciale: l’oro non paga interessi, dividendi o cedole. È un bene che cresce (o cala) solo per effetto della domanda e dell’offerta. Questo significa che, a differenza di azioni e obbligazioni, non genera flussi di cassa. Quindi, tenerlo in portafoglio ha un costo-opportunità, soprattutto quando i tassi sono alti. Per questo motivo, difficilmente l’oro dovrebbe rappresentare una quota troppo alta del proprio patrimonio. Molti consulenti suggeriscono una cifra tra il 5% e il 10%: sufficiente per protezione, ma non troppo da frenare la crescita del portafoglio.

 

Capire il rischio emittente negli Etc sull’oro

Gli Etc fisici sono diffusi perché sono comodi: si compra una quota e si sa che, da qualche parte, c’è un lingotto equivalente. Ma attenzione: non sono fondi, e quindi non offrono la stessa protezione degli Etf tradizionali. Se l’emittente avesse problemi finanziari, si potrebbe non essere completamente protetti. Per questo è essenziale scegliere Etc garantiti da oro fisico custodito in caveau riconosciuti, con emittenti solidi e con strutture trasparenti. È una piccola accortezza che fa una grande differenza.

 

 

Immagine di Redazione

Redazione

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